Navalny

Ieri, 12 giugno, la Russia ha celebrato una festa nazionale chiamata “Giorno della Russia”. La sua origine risale al 12 giugno 1990, quando l’allora presidente russo, Boris Eltsin, firmò un documento intitolato “Dichiarazione di sovranità dello Stato della Repubblica Socialista Federativa Sovietica di Russia”, che proclamava la Russia uno Stato democratico in base al principio della separazione dei poteri.

Il suo valore agli occhi dei russi è discutibile, in quanto questa festività è per molti associata al tempo della disintegrazione dell’URSS, con il conseguente collasso economico e sociale. Tuttavia, in tutte le principali città della Russia è ormai diventata una tradizione tenere delle festività pubbliche.

Mosca non ha fatto eccezione, con una delle sue strade principali – Tverskaya, – lungo la quale sono state organizzate feste ed è stata presentata una ricostruzione militare e storica. Allo stesso tempo, però, i rappresentanti dell’opposizione russa avevano stabilito di tenere una manifestazione in accordo con le autorità.

Tuttavia, il leader e organizzatore di questa manifestazione, Aleksej Naval’nij, aveva chiesto ai suoi membri di presentarsi in corteo sulla via Tverskaya, percorso che non era stato autorizzato, dicendo che vi era stato un problema con il suono delle apparecchiature al raduno. In tal modo, sarebbe stata coinvolta negli intrecci politici anche la gente comune, compresi i bambini. Inoltre, la ricostruzione storico-militare in corso comportava l’uso di armi bianche (lance, spade, scudi), ed il flusso incontrollato di attivisti politici, tra i quali molti adolescenti, avrebbe potuto essere considerato come una provocazione.

Fortunatamente non vi sono stati feriti, ma la polizia ha riferito l’arresto di circa 150 persone, compreso lo stesso Naval’nij. Questi aveva infatti, tramite sua moglie, incoraggiato i suoi sostenitori a presentarsi ugualmente in corteo sulla via Tverskaya.

Nonostante i disordini e l’eco mediatico creati il 12 giugno, però, Naval’nij non rappresenta una vera minaccia per Vladimir Putin, in quanto i suoi consensi non supererebbero, secondo le stime, il 5-6% della popolazione. L’avversario più “temibile” per l’attuale presidente russo sarebbe piuttosto il leader dei comunisti del KPRF, Gennadij Zyuganov, che può contare su un sostegno popolare di molte volte superiore a Naval’nij (circa il 20%). L’arresto di Naval’nij sarebbe quindi dovuto a motivi prettamente legali, quale è una manifestazione in un luogo non autorizzato, piuttosto che ad una repressione politica.

Molti moscoviti, inoltre, si sono poi lamentati sui social network che la trovata di Naval’nij ha impedito loro di godersi i festeggiamenti.

Silvia Vittoria Missotti

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Reporter di politica russa interna ed estera. Vive in Russia dal 2014.