Il 15 ottobre 1987, al termine di alcuni festeggiamenti in onore della Rivoluzione, il Presidente burkinabe Thomas Isidore Sankara veniva ucciso dal suo vice, Blaise Compaoré. Tutto avvenne in modo estremamente rapido e surreale: Sankara vide, secondo alcune ricostruzioni, Compaorè venirgli incontro con la pistola in pugno. Fece appena in tempo a chiedergli il perché di quel gesto, dato che l’aveva sempre considerato al pari di un fratello. E Compaoré, per tutta risposta, premette il grilletto uccidendolo sul colpo.

Moriva così uno dei più grandi leader e rivoluzionari che la storia africana e mondiale avesse mai conosciuto. Sotto la sua guida il paese aveva cambiato nome, e da Alto Volta era diventato Burkina Faso, ovvero “paese della felicità”. Grandi obiettivi erano stati rapidamente raggiunti per il benessere del popolo burkinabe: innanzitutto quattro pasti e dieci litri d’acqua al giorno pro capite. Per un piccolo paese in gran parte desertico, si trattava di un risultato ben più che lusinghiero. Le donne avevano guadagnato una totale parità rispetto agli uomini ed erano entrate a far parte anche delle forze di polizia e dell’esercito. Sankara, che aveva particolarmente a cuore il miglioramento della condizione femminile, aveva poi svolto fin da subito una lotta senza quartiere alla poligamia e all’infibulazione.

Consapevole di quanto fosse importante dotare il paese di un sistema scolastico e sanitario moderno, Sankara ottenne grandi risultati nell’alfabetizzazione e fu soprattutto il primo capo di Stato africano a denunciare il pericolo rappresentato dall’AIDS. Ripose molte attenzioni anche sull’agricoltura e anche in questo caso fu il primo Presidente africano a porre il problema dell’avanzata del deserto e della necessità di razionalizzare e valorizzare le risorse idriche.

I membri del governo vivevano in condizioni simili rispetto a quelle del popolo: i loro stipendi erano stati drasticamente abbassati, visto che prima della Rivoluzione avevano raggiunto livelli scandalosi. Inoltre per i viaggi all’estero erano obbligati a volare in classe turistica, perché di aerei di Stato non se parlava proprio, mentre per gli spostamenti nel paese le grosse Mercedes di rappresentanza erano state tutte vendute e sostituite con le piccole ed economiche Renault 5.

La Rivoluzione di Sankara godeva dell’appoggio di Muammar Gheddafi, che al leader burkinabe diede sempre un grande appoggio e che tuttavia non potè prevenirne l’uccisione. Ma nel 1987 la Libia era appena uscita ferita dai bombardamenti angloamericani su Tripoli e Bengasi e si ritrovava sostanzialmente isolata a livello internazionale, nella difficile necessità d’uscire dall’angolo e praticamente impossibilitata ad agire. Tant’è che solo un anno dopo la morte di Sankara, Gheddafi potè organizzare un vertice fra vari leader africani della regione per trovare un chiarimento sulla sua morte, che tuttavia venne vanificato proprio dalla presenza di Compaoré.

Sicuramente in tanti volevano la morte di Sankara: in primo luogo i francesi e gli americani, che questi aveva attaccato anche all’ONU per le loro politiche sul debito, che addirittura il Burkina Faso si rifiutava di pagare. Il debito era, secondo Sankara, lo strumento con cui l’Occidente prosperava e speculava sui paesi del Terzo Mondo, grazie allo sfruttamento dei sostanziosi interessi che ogni anno dovevano essere pagati. Inoltre Sankara aveva fatto ben capire come il colonialismo, ancor prima che essere un aspetto politico, militare od economico, fosse un fenomeno culturale: la dominazione culturale dell’Occidente sui paesi ex coloniali era la prigione più dura da cui evadere, ancor più di tutte le altre. Tutto questo bastava ed avanzava per desiderare una sua immediata rimozione dal potere, meglio ancora il suo omicidio. Ed infatti Compaoré prontamente eseguì la sentenza, venendo in cambio premiato con trent’anni di dominio assoluto sul Burkina Faso: sotto di lui il paese diventò per la Francia ed il Fondo Monetario il miglior laboratorio per le loro politiche neocoloniali che esistesse in tutta l’Africa.

La tomba di Sankara oggi sorge in un luogo che la capitale del paese ha destinato a bidonville e discarica. In tanti vengono a recargli omaggio, a memoria di quattro anni intensi ed indimenticabili.

UN COMMENTO

  1. Caro fratello l’assasinio di capi di stato Africani non sono iniziati con lui ne sono finiti, tutt’ora continuano i tentativi di assassini e denigrazioni ed isolamenti verso tutti come Sankara hanno pensato agli interessi dei loro popoli e non a quelli delle multinazionali. Ed e’ per questo che tutti gli Africani che hanno in benessere dei loro popoli e tutti i popoli che ci tengono alla pace e la coesistenza pacifica appoggiare questi leaders senza se senza ma e non cadere nell’inganno dei professionisti dei diritti umani.

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