Nata nel 1974, la Volkswagen Golf raddrizzò insieme alle parenti Polo, Passat e Scirocco nate nello stesso periodo le sorti della Casa di Wolfsburg, che cominciavano ad essere un po’ troppo traballanti. Due anni dopo, nel 1976, insieme alla versione sportiva GTI debuttò anche la versione diesel: anche stavolta, per la Volkswagen, era un passaggio epocale, trattandosi del suo primo motore diesel, con caratteristiche che lo rendevano molto più leggero, brillante ed “automobilistico” rispetto ai pochi diesel visti fino a quel momento (in particolare Peugeot e Mercedes).

In questo caso, infatti, la media di Wolfsburg era motorizzata con un 1.5 a gasolio aspirato da 50 CV abbinato a un cambio a quattro marce con la quarta di riposo (3+E), che raggiungeva la velocità massima di 140 km/h. La Golf Diesel era assolutamente identica a quella a benzina, e come questa era disponibile con carrozzeria a tre o cinque porte e in due allestimenti, “base” e “LD” (più ricco, sostituito dal “GLD” nel 1977), entrambi integrabili con molti accessori a richiesta.

Nel 1980, in occasione del restyling con cui cambiarono i fanalini posteriori e molti particolari interni, il 1.5 diesel venne sostituito a causa di alcuni problemi di affidabilità relativi soprattutto alla tenuta della testata con un 1.6 da 54 CV, sempre aspirato. Ora, la Golf Diesel poteva essere ordinata anche nella variante “Formel E”, dotata di accorgimenti volti a ridurre consumi ed emissioni inquinanti (cambio dai rapporti specifici, particolari appendici aerodinamiche e diversa taratura del motore). Le versioni “Formel E”, del resto, erano disponibili anche sui modelli a benzina, sempre con accorgimenti volti a favorire l’aerodinamica e i consumi.

Nel 1981 gli allestimenti vennero arricchiti nella dotazione; il base cambiò nome in “CD” e ne venne introdotto uno intermedio tra questo e il ricco “GLD”, denominato “CLD”: esso, però, non venne importato in Italia (tali interventi riguardarono anche le versioni a benzina, i cui allestimenti si chiamavano però senza la “D” finale). Nello stesso periodo, la Golf Diesel ricevette il cambio a cinque marce, sempre con l’ultima marcia di riposo (4+E).

Nel 1982 la gamma diesel della Golf si arricchì della GTD, una versione sportiva che riprendeva nell’aspetto e nell’impostazione la GTI a benzina, ma alimentata a gasolio: in questo caso il 1.6 era sovralimentato ed erogava 70 CV, con una velocità massima di circa 160 km/h; prestazioni ragguardevoli e di primo piano, all’epoca, per un’auto a gasolio, che iniziava quindi a non essere vista più solo come un mezzo lento, puzzolente e “risparmioso”. Rispetto alla GTI a benzina, le differenze estetiche non erano molte: le più salienti erano la scritta GTD al posto di quella GTI sulla mascherina, dove anziché la riga rossa figurava una riga argentata.

Il 1.6 turbodiesel venne montato anche sotto il cofano delle Golf “normali” in alternativa alla versione aspirata, ma questi modelli non arrivarono mai in Italia. Alla fine dello stesso anno, quando ormai la Golf prima serie era a fine carriera ed era imminente l’arrivo della seconda serie, vennero introdotti altri due allestimenti per cercare di mantenere vivo l’interesse per il modello, chiamati “LX” e “GX” e caratterizzati dalla ricchissima dotazione di serie, superiore a quella della “GL”. Essi, tuttavia, sono semi-sconosciuti in quanto molto rari e prodotti per pochissimo tempo.

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