La campagna mediatica di dissuasione dall’acquisto di armi per la propria difesa personale, ha avuto una vastissima eco in tutti gli Stati Uniti e sono ritornate sotto i riflettori mediatici le parole del Presidente americano Barack Obama, pronunciate innanzi alla bocciatura della legge di riforma e controllo delle armi da fuoco, oramai due anni fa.

All’epoca, Obama aveva dichiarato, commentando il non passaggio delle restrizioni: “Oggi è una giornata vergognosa per Washington. Ma non è finita qui. La mia amministrazione farà di tutto per proteggere la nostra comunità dalla violenza delle armi”1. Mediaticamente si è sempre insistito sui rapporti stretti a livello politico ed economico tra il business delle armi e gli ambienti del potere di Washington, omettendo, probabilmente in maniera non del tutto casuale, che il grosso dei proventi della vendita di armi sono dovuti alla produzione di armi da guerra, alle commissioni miliardarie per la costruzione di armamenti e non certo alla vendita delle sole armi di difesa personale destinate all’uso dei privati cittadini.

Come mai, allora, Washington sta insistendo sempre di più su questo punto? Quale trama si nasconde dietro le pieghe del buonismo e del populismo (quello vero) che vuole una realtà piatta disuniforme e non in grado di fronteggiare minacce esterne o interne? Lo scenario di tensioni sociali, razziali e politiche che si sta delineando e sta prendendo forma da diverso tempo a questa parte è allarmante e basta pensare allo scoppio di rivolte come quella del 18 aprile 2015 presso Baltimora o di quella precedente del 9 agosto 2014 presso Ferguson, sviluppatasi addirittura in due ondate.

La storia americana è stata caratterizzata da “riots” ossia “rivolte”, esplosioni di rabbia giustificate o ingiustificate, dovute ai fattori più disparati, ma le ultime, però, sembrano favorire in tutto e per tutto il governo centrale di Washington, inducendolo a stringere ulteriormente i controlli sui propri cittadini, senza che questi possano opporre resistenza alcuna.

Un gioco simile di passaggio di colpe, si sta scatenando contro le forze di polizia americane, vittime sacrificali quotidiane sull’altare della democrazia che le vede eterne protagoniste in negativo della scena mediatica e quindi ancor più portate alla “tolleranza zero”. Non pare proprio un caso, come detto nell’articolo precedente2 che in questi tempi difficili per l’economia e per la politica statunitense, si stia insistendo sul conflitto “nordisti-sudisti”, altra strategia di divisione, basata su una storia nazionale raccontata mai in modo obiettivo, ma sempre condizionata dalla propaganda unionista della guerra di secessione.

Il mito del “nord” democratico e avanzato, che esce vittorioso sul “sud” schiavista e arretrato, infesta, ed infesterà ancora per molto, il sistema educativo americano, le menti delle persone e, come conseguenza oggettiva, i loro comportamenti, destinati a risolversi in scontri3. L’attacco all’eredità e ai valori sudisti, probabilmente, serve anche per lanciare un messaggio chiaro al quello che ancora oggi è il cuore della confederazione: il Texas. Se guardiamo alla sua storia, il Texas è da sempre uno stato “problematico” per il suo potenziale e la sua volontà indipendentista.

Come detto, è uno stato estremamente scomodo non solo per l’ideologia indipendentista dominante, ma anche in quanto pienamente in grado di mantenersi a livello energetico ed economico, grazie alle sue risorse estremamente abbondanti e all’industriosità della sua gente. Tutto ciò lo rende uno stato “in grado di sopravvivere, senza il resto degli Stati Uniti…E tra l’altro, il resto degli Stati Uniti non potrebbe sopravvivere senza il Texas”.

In queste poche parole, pronunciate da un texano in un’intervista rilasciata in un documentario della rete televisiva Russia Today4, è racchiuso tutto il potenziale texano e tutti i rischi impliciti che il governo americano si troverebbe a fronteggiare in caso di uno scenario indipendentista reale. Il Texas, data anche la sua posizione strategica, potrebbe anche tornare a detenere un ruolo leader all’interno di una eventuale “coalizione” che potrebbe contrapporsi al governo centrale di Washington.

Già da tempo si levano voci di un declino e di una rottura dell’unità nazionale degli USA, come teorizzato dall’analista russo, il professor Igor Panarin5 che prevederebbe uno scenario di divisione tra stati catalizzato dal fallimento dell’economia statunitense a causa dell’ingente debito pubblico di quest’ultima, definendo il sistema nella sua globalità come una “piramide che non può far altro che collassare”6. A destare sospetti sulle paure reali del governo americano, è stata anche la programmazione di esercitazioni militari sotto la denominazione Operazione Jade Helm 15, che si stanno tenendo dalla data del 15 giugno 2015 e che si protrarranno fino al 15 settembre 20157.

Non sono mancati, puntualmente, i media ufficiali a bollare le domande sull’argomento come frutto di “paranoia politica” fatta risalire a soli “blogger di destra”8, con tanto di attacco indiretto al governatore texano Greg Abbott per la sua allerta alla Texas State Guard, azione volta ad assicurarsi che i diritti dei texani non siano calpestati. Nonostante l’Operazione Jade Helm 15 si svolga in 9 stati, si nota subito, a partire dai contenuti riguardanti essa disponibili on-line, come gli intenti operativi abbiano come focus unico e centrale, il Texas stesso9.

Una frase di un articolo sull’argomento, citava: “Non è ovvio? Se l’operazione “Jade Helm 15” avvenisse in qualsiasi altro paese, sarebbe immediatamente riconosciuta come un tentativo di facilitare l’introduzione della legge marziale per via armata”10. Sicuramente non è del tutto inverosimile e non è da escludere che le mosse recenti del governo americano e i fatti sanguinosi che stanno suscitando attenzione nell’opinione pubblica mondiale siano frutto di un disegno che miri a contenere le possibilità di una ribellione su vasta scala nel territorio statunitense mettendo sotto stretto controllo le zone considerate più “pericolose” dal governo di Washington.

di Marco Nocera

1

http://www.huffingtonpost.it/2013/04/18/stati-uniti-il-senato-boccia-la-riforma-sulle-armi_n_3106220.html

2

http://www.opinione-pubblica.com/2015/08/06/ipocrisie-usa-la-bandiera-confederata-il-nuovo-nemico-per-dividere-e-comandare/

3

http://www.independent.co.uk/news/world/americas/tensions-flare-as-confederate-flag-supporter-reaches-for-gun-when-confronted-by-protests–in-pictures-10433094.html

4

Documentario: RT -“The Republic of Texas” intervista (minuti: 14:20 – 14:26) https://www.youtube.com/watch?v=GbvQBKOYDbg

5

http://sputniknews.com/world/20081124/118512713.html

6

Ibidem

7

http://www.zerohedge.com/news/2015-04-29/texas-governor-calls-state-guard-counter-jade-helm-federal-invasion-fears

8

9

Ibidem (pg.7)

10

http://www.naturalnews.com/049180_Operation_Jade_Helm_military_drill_martial_law.html

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