Il premier Conte durante la visita ad Asmara, Eritrea, accolto dal Presidente Afewerki.

Il 2018 è stato un anno di luci ed ombre, come sempre è avvenuto anche con tutti gli anni che l’hanno preceduto, dacché esiste l’Uomo con la civiltà che a sua volta ha creato.

Guardando soltanto al nostro Paese, le elezioni del 4 marzo hanno chiuso in maniera abbastanza chiara, stando alla volontà espressa dall’elettorato, un’esperienza di consociativismo politico dove il PD, erede del compromesso storico, NCD, residuato di un certo berlusconismo, e SEL, ultima propaggine di una certa sinistra radicale, appoggiati da ulteriori fuoriusciti del vecchio centrodestra come quelli di ALA, avevano dato vita ad una gestione e ad una visione del paese sempre meno gradita al grosso della popolazione e del corpo elettorale. Dopo qualche mese, non senza sorprese, s’è formato un nuovo governo composto, secondo le aspettative dei più, almeno stando ai risultati scaturiti dalle urne e dai vari sondaggi, dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle.

Per quanto non siano mancati e nemmeno mancheranno in futuro episodi discutibili, dovuti anche alla presenza di non proprio opportune quinte colonne in entrambi i movimenti, legate o al vecchio centrodestra berlusconista nel caso della Lega o al centrosinistra renziano e dalemiano nel caso del M5S, sembrerebbe comunque che la resa sia stata decisamente migliore rispetto a quella assicurata dalla vecchia “direzione”. Prova ne sia la riaffermazione tramite la Conferenza di Palermo dell’Italia in Libia, dove proprio il PD aveva lavorato perché il nostro paese ne fosse estromesso ai tempi della guerra voluta dal trio Sarkozy-Cameron-Obama, con ai tempi ancora un moribondo Berlusconi al governo e varie quinte colonne in salsa La Russa e Frattini nel suo seno, o il rilancio in grande stile dei rapporti con l’Africa Orientale, in primo luogo l’Eritrea, che sempre il vecchio governo a trazione PD, sottomesso all’Amministrazione Obama, aveva fatto di tutto per criminalizzare, isolare e destabilizzare insieme al resto dell’Unione Europea, e che invece le visite di Stato di Giuseppe Conte e di Emanuela Del Re hanno prontamente restituito al ruolo di nostro naturale interlocutore politico ed internazionale.

Chi scrive queste cose lo fa a titolo personale e ci tiene a sottolineare di non essere legato a nessun partito, ma avere comunque l’usanza di dare a Cesare quel che è di Cesare, con un’obiettività che non conosce sconti e facilitazioni per nessuno: e deve pertanto dire che questo governo, malgrado i numerosidifetti che può avere, ha però avuto l’intelligenza che i suoi predecessori non hanno mai saputo dimostrare d’avere, ovvero quella di cogliere al balzo occasioni internazionali fondamentali per il benessere del nostro paese e parimenti per il benessere, la pace e la stabilità d’importantissime aree regionali. Certo, non ci vuole molto a capire che questo aspetto, agli occhi di certe figure accecate dall’ideologia, possa sembrare un argomento di poco conto, se non addirittura del tutto ininfluente: ma d’altro canto la realtà non si fa e non si valuta con le proprie fantasie o con le proprie letture di parte.

Qualcuno potrebbe per esempio far notare come la manovra economica, il DEF, sia stata ben al di sotto delle aspettative: ma andrebbe detto come, ad un certo Matteo Salvini, sia semplicemente bastato farsi fotografare con in mano una fetta di pane e Nutella, perché tutti parlassero di quello anziché della manovra. Finché l’opposizione sarà così, questo governo, buono o cattivo che sia, avrà ben poco di che preoccuparsi; certamente, riguardo all’opposizione in sé, potrà dormire sonni a dir poco tranquilli. Non basta di certo un Fiano che, al Parlamento, rendendosi conto di simile errore, si finge su tutte le furie e determinato ad alzare le mani, perché le cose si possano riequilibrare: tutt’al più, il rischio è di ritrovarsi con una toppa peggiore del buco.

E poi, le menti più scaltre l’hanno già capito: confidando sui prossimi risultati delle Europee, il governo opererà non poche variazioni in corso d’opera alla manovra, durante il 2019. In fondo chi è alla Commissione Europea, indipendentemente da chi vincerà alle prossime elezioni europee, è ormai a tempo, è gente che può tranquillamente essere definita, secondo la terminologia americana, come “anatre zoppe”. Il parere dei vari Juncker, Moscovici, ecc, alla fine non è poi così vincolanti: a breve se ne torneranno a casa loro, nelle loro rispettive cantine, a bere con “europea” abbondanza. L’esito delle future Europee, che non necessariamente potrà premiare coloro che un tempo venivano definiti come “euroscettici” ed oggi vengono invece chiamati “populisti” o “sovranisti”, del resto enormemente divisi all’interno dei loro stessi schieramenti di destra e sinistra, in questo senso non sarà particolarmente determinante: anzi, l’ipotesi del caso potrebbe persino essere preferibile a quella di una maggioranza coesa, capace d’impadronirsi della Commissione contendendola ad una nuova maggioranza “costruttiva”, ovvera una “larga coalizione” nuovamente formata da PPE e PSE, più qualche altra pezza d’appoggio verde o liberale che sia.

Guardando alla politica veramente internazionale, la pace fra Eritrea ed Etiopia, ufficializzatasi nello scorso mese di luglio, è stata la più importante novità di politica mondiale dell’anno che stiamo chiudendo, anche perché ulteriormente amplificata dal suo successivo allargamento a Gibuti e alla Somalia, ed infine persino al Kenya, al Sudan e al Sud Sudan, con prospettive quindi a dir poco meravigliose per il futuro di questi paesi e di questi popoli nei prossimi anni, dopo decenni e decenni di continue tribolazioni provocate da altri, dall’esterno. Su questo aspetto la Commissione Europea, che ha fatto tutto ciò che era in suo potere con l’Amministrazione Obama per impedire che in quei paesi vi fosse mai la pace coi suoi conseguenti buoni frutti, dovrà un giorno fare un doveroso e doloroso “mea culpa”.

Ad ogni modo, se esiti di pace s’avranno anche per la pacificazione del vasto scenario mediorientale, con la Libia dove il ruolo italiano è in grande rimonta, a tacer poi della Siria e dello Yemen, dove l’iniziativa di grandi attori come Russia ed Iran, senza dimenticarci la Cina, sta letteralmente riscrivendo la storia, vorrà dire che il 2018 è stato l’avvio di una nuova epoca, indubbiamente migliore di quella che abbiamo sinora vissuto.

Le nuvole all’orizzonte non sono poche, e possono creare anche numerosi pericoli; ma in questo momento è meglio essere sereni e stringere con forza il timone, dritti verso la meta. SURSUM CORDA, In Alto I Cuori, come dicevano i Latini. Buon Anno a tutti Voi.

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