Strage di Ustica

Questa è un’altra storia dai mille punti interrogativi, dalle tantissime domande, dai molteplici punti oscuri.

Va avanti da 37 anni, nonostante nel 2007 sembrava che si fosse messa la parola fine su tutto.

E invece no. Sono tornate a riecheggiare le domande: cosa ha fatto precipitare, il 27 giugno 1980, l’aereo DC-9 dell’Itavia tra Ponza e Ustica? C’è stato davvero un cedimento strutturale? Veramente ci siamo trovati dinanzi a una collisione con un altro aereo in volo? C’era una bomba a bordo? O forse, la colpa è di un missile (francese? Americano?) sparato da un altro aereo?

Quesiti, dunque. Solo quesiti in piedi nonostante un’inchiesta giudiziaria la più monumentale e costosa della storia italiana. Che, formalmente, si è conclusa una prima volta nel 2007, senza dare colpevoli. La Cassazione, infatti, aveva assolto Lamberto Bartolucci e Franco Ferri – all’epoca della tragedia rispettivamente Capo e Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica – dall’accusa di alto tradimento. Quel 27 giugno avevano escluso il coinvolgimento di altri aerei italiani o della NATO, militari o civili, nel disastro di Ustica.

Uno schiaffo alle famiglie delle 81 vittime, che non solo volevano risarcimento, ma in primo luogo giustizia.

Cosa è successo, quindi, all’aereo partito da Bologna direzione Palermo e scomparso misteriosamente dai radar, poi precipitato in mare, e riportato in superficie soltanto nel 1987 e nel 1991?

Nel 2008, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha detto qualcosa di piccante: il DC-9 è (sarebbe?) stato abbattuto da un jet militare francese.

Il “picconatore”, però, ha fatto saltare dalla sedia in pochi, perché ha confermato soltanto quello che in tanti hanno sempre creduto. Tanto è vero che, qualche anno prima, sono successe due cose importanti: il 18 luglio 1980, quindi tre settimane dopo il botto di Ustica, viene ritrovato sui monti della Sila (Calabria) un aereo di fabbricazione sovietica – un MiG-23MS – ma di appartenenza libica. Sul quale, guarda caso, non è mai stata fatta chiarezza, nonostante più di una voce autorevole

Il 6 maggio 1988, durante la trasmissione “Telefono Giallo” di Corrado Augias, una voce anonima di un ex aviere in servizio a Marsala la notte della tragedia, sostiene che “fu ordinato di tacere”.

Già, silenzio. Ma su cosa si doveva tacere?

Il MiG potrebbe essere stato coinvolto nel disastro del DC-9? L’aereo dell’Itavia è stato abbattuto per errore da un missile lanciato contro l’aereo libico? Forse sì, perché da un lato c’è la presenza di voci autorevoli (inchiesta fatta dal giudice istruttore Rosario Priore, con la voce di alcuni testimoni) che data la caduta del velivolo libico sempre il 27 giugno. Dall’altro c’è il servizio televisivo di una emittente francese del gennaio 2016, secondo la quale la responsabilità dell’abbattimento dell’aereo Itavia sarebbe da attribuire ad alcuni caccia francesi impegnati in un’operazione militare sul mar Tirreno, e che avrebbero colpito anche il Mig.

Ma il botto di Ustica è anche il mistero dei “non ricordo”. Come quello su cui si sono chiusi a riccio tre ufficiali della torre di controllo della base militare di Grosseto, che vengono registrati “casualmente” da un telefono la sera della tragedia: le registrazioni, finiscono nelle mani del Giudice istruttore il quale impiega ben 11 anni per identificare i tre militari in questione. Questi, una volta interrogati, hanno affermato di non ricordare quanto avessero detto in quella loro conversazione.

È anche la storia di alcuni suicidi in condizione per lo meno strane. Prendiamone uno a caso, Mario Alberto Dettori, trovato impiccato il 31 marzo 1987 in modo innaturale: si racconta che mesi prima, preoccupato, aveva rovistato tutta la casa alla ricerca di presunte microspie. Vi sono indizi che fosse in servizio la sera del disastro al radar di Poggio Ballone (GR), e che avesse in seguito sofferto di “manie di persecuzione” relativamente a tali eventi. Suicidio o omicidio? Fatto sta che il 16 marzo scorso, la procura di Grosseto ha deciso di riesumarne la salma.

Ma torniamo a Cossiga, dunque. Le sue parole hanno riaperto le indagini; che hanno ottenuto qualche risultato, per fortuna. Nel settembre 2011, i ministeri della Difesa e dei Trasporti sono stati condannati al pagamento di oltre 100 milioni di euro in favore di 42 familiari delle vittime della strage di Ustica.

I giudici sono riusciti anche a essere chiari su quello che sarebbe successo: l’aereo civile è stato abbattuto durante una vera e propria azione di guerra che si svolse nei cieli italiani senza che nessuno degli enti controllori preposti intervenisse. E la Cassazione, nel 2013, ha confermato tutto.

Tutto risolto, allora? Difficile dirlo, perché nel 2014 il boss di Roma Capitale, Massimo Carminati, avrebbe rivelato a un suo collaboratore che dietro l’abbattimento del DC-9 ci sono gli Stati Uniti.

Verità, o solo depistaggi?

Ustica: un’altra strage di Stato…

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