Il 27 ottobre del 1962, in un incente aereo a Bascapè, moriva Enrico Mattei. Nato ad Acqualagna, piccolo paese della provincia di Pesaro-Urbino, il 29 aprile del 1906, era nipote di un carrettiere e figlio di un sottoufficiale dei Carabinieri. In seguito, dopo gli studi elementari a Casalbordino, dove lavorava il padre, avrebbe studiato alla Regia Scuola Tecnica di Vasto, città a cui sarebbe rimasto molto legato, al punto da preoccuparsi del suo riscatto una volta divenuto Presidente dell’ENI. Fu infatti per sua volontà se proprio a Vasto l’ENI e l’IRI aprirono la SIV, Società Italiana Vetro, alimentata dal metano scoperto nel vicino comune di Cupello, che nel 1961 avrebbe conferito a Mattei anche la cittadinanza onoraria.

A partire dal 1919 Mattei iniziò a lavorare nella fabbrica di letti metallici di Cesare Scuriatti a Matelica, in provincia di Macerata, dove entrò per la prima volta a contatto con quei prodotti che avrebbero impresso una svolta alla sua vita: i solventi e le vernici, frutto della petrolchimica. Divenne ragioniere, e a soli vent’anni era già dirigente in una piccola fabbrica dov’era precedentemente entrato come operaio. Quindi svolse il lavoro di agente di commercio a Milano, per conto della Max Meyer, e a trent’anni diede vita alla propria personale attività, che ebbe subito successo divenendo fornitrice anche del Regio Esercito. Nel 1936, a coronamento di una vita all’insegna del successo, sposò la ballerina austriaca Margherita Paulas.

Fin qui la vita dell’uomo fattosi da solo, partito da umili origini e diventato un rispettato imprenditore. La guerra, però, ne avrebbe fatto anche un protagonista attivo della Resistenza e della Liberazione, con la partecipazione fra i “bianchi” del CLNAI, un fatto che gli dischiuderà ulteriori successi non soltanto imprenditoriali ma anche e soprattutto politici nel Dopoguerra. Il 28 aprile del 1945, solo tre giorni dopo la Liberazione, Cesare Marzagora lo nominò commissario liquidatore dell’AGIP, uno dei tanti enti costituiti da Mussolini durante il Ventennio. Doveva trattarsi di un lavoro rapido ed indolore, finalizzato a chiudere l’ente e ad alienarne i relativi beni, ma appena insediatosi Mattei comprese che l’ente aveva un enorme potenziale, indispensabile per la ricostruzione del paese.

Solo pochi anni prima l’AGIP aveva costituito la SNAM, per soddisfare il crescente mercato del gas e realizzare metanodotti. L’anno prima, a Caviaga, presso Lodi, era stata condotta una perforazione che che aveva provato l’esistenza di un giacimento di metano, ma il pozzo era stato subito chiuso per timore che venissero a saperlo i tedeschi. Scontrandosi con le sinistre che auspicavano la liquidazione dell’AGIP in quanto retaggio dell’inviso fascismo, e col centro democristiano e liberale filo-statunitense che guardava con scetticismo al “carrozzone di Stato” e puntava a rendere l’Italia dipendente dagli Stati Uniti anche e soprattutto energeticamente, alla fine Mattei riuscì a spuntarla e a garantire la sopravvivenza dell’ente. Fu tutta una corsa ad ostacoli fra i vari ministri Soleri, Gronchi e Ricci, e fra i primi ministri Bonomi e Parri.

Nel 1948, mentre a Ripalta, nel cremasco, veniva scoperto un nuovo giacimento di gas naturale, Mattei veniva eletto deputato nelle fila della Democrazia Cristiana. L’episodio di Ripalta precedeva di un anno quello di Cortemaggiore, presso Piacenza, dove nel 1949 sarebbe stata rinvenuta una bolla di petrolio, esauritasi in poche settimane ma in quel momento presentata come un immenso giacimento petrolifero. Anche a Ripalta il sensazionalismo alimentato da Mattei fu smisurato. In tal modo, con una simile maestria nel maneggiare l’informazione, Mattei potè mettere nell’angolo i suoi oppositori in area politica e salvare definitivamente l’AGIP dal pericolo della liquidazione, invocata fino a quel momento dagli ambienti governativi e non, su pressione dei privati.

Mentre, in onore di Cortemaggiore, veniva lanciata la benzina SuperCortemaggiore, presentata come “La potente benzina italiana”, la popolarità di Mattei esplodeva, sia a destra che a sinistra. Nel 1952 l’AGIP, ormai scampata al pericolo della liquidazione, si dotava del simbolo del cane a sei zampe e si preparava al lancio dell’ENI che, riprendendo alcune attività collaterali prebelliche, si metteva addirittura a far concorrenza all’affermatissima Montecatini producendo fertilizzanti ed altri prodotti per l’agricoltura, non senza trascurare la chimica ordinaria attraverso l’ANIC. Su sollecitazione di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, l’ENI avrebbe quindi rilevato la Pignone, ribattezzandola Nuovo Pignone, e creando così un’holding formata da AGIP, SNAM, ANIC, Liquigas, Nuova Pignone e ROMSA.

Erano gli anni in cui in Italia si stava affermando la motorizzazione di massa, dapprima a due ruote, con le Vespe e le Lambrette, i Motom, le Guzzi e le Gilera, i Garelli-Mosquito e i Ducati Cucciolo, quindi a quattro ruote, con le FIAT 600 e 500. Mattei disse a Vittorio Valletta, amministratore delegato della FIAT: “Se in questo paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina”. All’opinione pubblica, spiegando cosa fosse l’ENI e perché fosse nata, il 23 marzo del 1961 spiegò: “Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo molto spesso a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter, e, cominciando all’alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dai contadini, la prima cosa che facevamo era dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque. Una volta vidi entrare un piccolo gattino, così magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò una zampina al bordo del catino. Il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece molta impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino, per i primi anni…”. Ovviamente, interpretando la metafora, il gattino era l’Italia e i cani erano le Sette Sorelle, ovvero Standard Oil of New Jersey, Royal Dutch Shell, Anglo-Persian Oil Company, Standard Oil of New York, Texaco, Standard Oil of California e Gulf Oil (compagnie tuttora esistenti e che attraverso vari passaggi e fusioni sono rispettivamente divenute ExxonMobil, BritishPetroleum (BP) e ChevronTexaco.

Consapevole del fatto che un’azienda in crescita come ENI avrebbe dovuto mettere il cappello anche su altre e nuove tecnologie e modi di produrre l’energia al di fuori del petrolio, nel 1957 Mattei diede vita insieme all’IRI alla SIMEA, di cui l’ENI aveva il 75% dell’azionariato, e ad AGIP Nucleare, che costruirono la prima centrale nucleare italiana, quella di Latina. La centrale sarebbe divenuta operativa il 27 dicembre del 1962, due mesi dopo la morte di Mattei. Parallelamente, l’ENI diede vita alla SoMiREN (Società Minerali Radioattivi Energia Nucleare) finalizzata a ricercare l’uranio soprattutto in Italia, compito svolto brillantemente con l’individuazione dei siti di Novazza e della Val Maira.

Per definire la nuova politica che avvolgeva tutto l’attivismo di Mattei, Amintore Fanfani coniò il termine “Neoatlantismo”, che stava ad indicare una nuova visione dell’Italia nel quadro occidentale, non più come nazione prona agli interessi e all’iniziativa degli Stati Uniti. Erano gli anni della Conferenza di Bandung e della nascita del Movimento dei Non Allineati (1956) e Mattei non nascondeva di portare l’Italia a far parte proprio di quel consesso. Quest’uomo, che stava violando gli interessi economici delle Sette Sorelle a cominciare dall’Iran, dove aveva svolto un ruolo essenziale nella rottura del loro oligopolio-monopolio, adesso minacciava di mettere in discussione anche gli equilibri di Yalta ed il predominio statunitense nella regione mediterranea. Anche la francese OAS (Organisation Armée Secrète) lo minacciò di morte per il suo supporto al Fronte di Liberazione Algerino di Ben Bella.

L’8 gennaio del 1962, mentre stava per recarsi in Marocco, altro paese con cui l’ENI aveva intrattenuto floridi rapporti, il suo pilota scoprì un cacciavite fissato col nastro adesivo ad una delle pareti interne del motore dell’aereo. A fine settembre, Mattei ricevette una visita del sovietico Leonid Kolosov, responsabile del KGB per l’Italia settentrionale, che l’avviso che contro la sua persona erano in corso progetti di “neutralizzazione” da parte anglo-americana.

Consapevole della situazione, il 26 ottobre del 1962 Mattei partì da Catania dicendo alla moglie di tenere in conto l’ipotesi che avrebbero anche potuto non rivedersi mai più. Il giorno dopo, 27 ottobre, il Morane-Saulnier MS-760 Paris I-SNAP su cui stava viaggiando alla volta di Milano precipitò nelle campagne di Bascapè, piccola frazione in provincia di Pavia, mentre era in corso un violento temporale. Morirono tutti: Mattei, il pilota Irnerio Bertuzzi e lo statunitense William McHale, giornalista di Time-Life, che era stato incaricato di scrivere un articolo proprio sul vulcanico presidente dell’ENI. Secondo i vari testimoni, il principale dei quali era il coltivatore diretto Mario Ronchi, l’aereo era esploso in volo. Una bomba?

Le spoglie di Enrico Mattei riposano ora a Matelica, presso Macerata, dove ancora risiede buona parte della sua famiglia. Ma finché il suo ricordo, così le sue aspirazioni e i suoi progetti di fare dell’Italia una nazione realmente indipendente e sovrana non troveranno una piena realizzazione, difficilmente la sua anima potrà incontrare la vera pace.

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