CONDIVIDI

Cinquantacinque anni fa, il 27 ottobre del 1962, avveniva la morte in circostanze mai ufficialmente del tutto chiarite dell’allora vulcanico Presidente dell’ENI, Enrico Mattei. Tra le 18.55 e le 18.57 della sera, la torre di controllo di Linate aveva perso i contatti con l’aereo su cui stava viaggiando. Il velivolo, un Morane-Saulnier MS760 Paris I-SNAP, stando alle ricostruzioni dei pochi testimoni (tra cui spiccava il coltivatore diretto Mario Ronchi), era esploso in volo e quindi precipitato all’altezza di Bascapè, piccola frazione del comune di Pavia. Insieme ad Enrico Mattei avevano perso la vita anche il pilota Irnerio Bertuzzi e lo statunitense William McHale, giornalista di Time-Life, a cui era stato chiesto proprio di scrivere un corposo pezzo sul Presidente dell’ENI.

Sebbene quella dell’esplosione in volo dell’aereo, provocata da una carica esplosiva, sia sempre stata la versione più accreditata presso l’opinione pubblica, quasi un “segreto di Pulcinella”, le prime inchieste puntarono piuttosto ad affermare la pista dell’incidente dovuto magari ad un errore umano: quella sera, in fondo, le condizioni climatiche erano avverse, sconsigliabili per chiunque volesse compiere un viaggio aereo.

Le successive inchieste, a partire dagli Anni ‘90, hanno contribuito a ristabilire almeno una parte della verità, o quantomeno a portarla dall’ufficiosità a cui era relegata all’ufficialità vera e propria. Nel 1994 vennero riaperte le indagini dalla Procura di Pavia, e nel 1997 fu stabilito che l’aereo era stato “dolosamente abbattuto”. Nel frattempo, nel 1995, anche la salma di Enrico Mattei era stata riesumata, cosa che permise di stabilire come il suo corpo, al pari di quelli degli altri occupanti dell’aereo, avesse subito una “deflagrazione”. L’esame di alcuni reperti, come l’orologio da polso di Mattei e di alcune parti del velivolo, affermò senza tema di smentita come a bordo fosse avvenuta un’esplosione, con un tipo di forza imputabile ad almeno cento grammi di esplosivo Compound B.

In seguito anche Licio Gelli, il Maestro Venerabile della Loggia Massonica P2, affermò che poco prima di partire dalla Sicilia l’aereo di Mattei fosse stato sostituito da un altro del tutto uguale, sempre appartenente alla flotta ENI, su cui però la Mafia aveva piazzato una carica esplosiva. Su ordine di chi? In tanti, in quegli anni desideravano la morte di Mattei: l’OAS, che non accettava la sua politica di sostegno al movimento di liberazione dell’Algeria, le Sette Sorelle, i governi inglese ed americano che gli contestavano di mettere in discussione “i patti” sanciti da Jalta e dai trattati di pace postbellici. Non a caso il leader sovietico Nikita Kruscev aveva inviato un proprio emissario, Leonid Kolosov, ad Enrico Mattei solo poco tempo prima per avvisarlo che nei confronti della sua persona era in atto un lavoro di “neutralizzazione”. Mentre solo pochi giorni prima dell’attentato di Bascapè il “Financial Times” era uscito con un articolo decisamente poco beneaugurante: “Will signor Mattei have to go?” (“Il signor Mattei se ne dovrà andare?”). Al suo interno si spiegava chiaramente come fosse importante, per Washington e per Londra, un abbandono di Mattei, che altrimenti avrebbe portato l’Italia fuori dalla loro orbita.

Prima degli Anni ‘90, tuttavia, altri fatti avevano fatto capire come ci fosse del mistero, indubbiamente parecchio mistero, intorno alla morte di Enrico Mattei. Mauro De Mauro, il famoso giornalista palermitano in forza a “L’Ora”, che indagava sulla morte del Presidente dell’ENI fin dal 1962, e che aveva finalmente scoperto cose molto compromettenti e sensazionali, scomparve improvvisamente nel 1970: rapito, ucciso ed occultato dalla Mafia, a quanto pare esecutrice materiale anche dell’attentato a Mattei. Mauro De Mauro stava dando una mano anche a Francesco Rosi a realizzare il suo capolavoro cinematografico, “Il Caso Mattei”, interpretato da Gian Maria Volontè, fornendogli notizie di prima mano che ovviamente non si dovevano affatto sapere. Il film, apparso nel 1972, a dieci anni dalla morte di Mattei, resta probabilmente ancora oggi una delle ricostruzioni e delle inchieste più attendibili a nostra disposizione circa la storia e la fine del vulcanico Presidente dell’ENI.

Pochi anni dopo, anche Pier Paolo Pasolini, nel suo “Petrolio”, romanzo di formazione ma soprattutto di feroce critica sociale, si occupò del “caso Mattei”. In “Petrolio” Pasolini intendeva piazzare anche un capitolo sulle trame politiche che ruotavano intorno all’ENI e che miravano a neutralizzare e sostituire Enrico Mattei. Come sappiamo, Pasolini morì in circostanze piuttosto ambigue ed il misterioso capitolo sparì nel nulla, e per molti anni, praticamente fino ad oggi, tutte le ricostruzioni relative alla sua uccisione vennero condite con abbondanti menzogne e depistaggi.

Secondo il Foreign Office Mattei aveva confidato “ad una certa persona” conosciuta da un misterioso Mr. Searight le seguenti parole: “Ci ho messo sette anni per condurre il governo italiano verso un’apertura a sinistra. E posso dire che ce ne vorranno di meno per far uscire l’Italia dalla NATO e metterla alla testa dei Paesi neutrali”. Oltre alla concorrenza nel campo del petrolio, anche questa era una ragione più che sufficiente, all’occhio di molti, per desiderare la morte di Enrico Mattei.

2 COMMENTI

  1. Enrico Mattei, un patriota vero, un uomo vero. Ucciso prche’ lasciato solo a combattere per l’indipendenza energetica del nostro Paese. Il “Boom” economico non sarebbe potuto esplodere senza la sua base energetica. Il simbolo stesso dell’AGIP non e’ come ripetuto fino alla nausea successivamente alla morte di Mattei “Il Cane a Sei Zampe”, ma come espresso in un vecchio cinegiornale(tenuto in genere occultato) ,alla sua presentazione, esposto come rappresentazione vivificata del VELTRO Dantesco, della Chimera rappresentativa del riscatto d’Italia….In Italia i veri patrioti danno noia….

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@opinione-pubblica.com

LASCIA UN COMMENTO