Giorni fa, alla trasmissione di Giovanni Floris “Dimartedì” in Onda su LA7, era ospite l’uomo che, a capo del Governo tecnico nel 2013, ha “salvato l’Italia dal disastro”, il Professor Mario Monti. Tra le altre cose, il senatore a vita si è soffermato anche a parlare delle nuove regole sui salvataggi bancari e sul cosiddetto “bail in”, parola che abbiamo iniziato a conoscere dopo il caso delle quattro banche, “salvate” con un discusso decreto del Governo, con il quale tutti gli azionisti e gli obbligazionisti delle banche in questione hanno perso i loro risparmi.  Comunque, a un certo punto della trasmissione, Monti prova a spiegare letteralmente il significato della parola “bail in” e dice (chiediamo anticipatamente perdono alle signore ma ambasciator non porta pena):

“L’Europa ha deciso con la famosa decisione sul bail in, che letteralmente significa “scopare dentro” anziché “scopar fuori” come si faceva col bail out.”

Il buon Floris, notando la gaffe, lo interrompe subito e suggerisce al Professore di sostituire il termine “scopare” con “spazzare” e da li poi  parte la risata e l’applauso di tutto lo studio. Eppure, a nostro parere, l’affermazione fatta è l’unica cosa giusta che abbiamo sentito uscire dalla bocca dell’ex premier: una nuova regola che impone di salvare le banche con i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti subordinati e ordinari e con quelli dei correntisti sopra i 100mila euro (con un contributo pari all’8% del deposito) non può avere altro nome se non quello di “fregatura”, soprattutto se teniamo in conto che l’Unione Bancaria non è completa e che la Germania (leggete “Schaeuble”) si rifiuta di accettare la garanzia bancaria europea (EDIS) per i depositi sotto la soglia dei 100mila euro. Insomma, i genovesi avevano già capito tutto quando coniarono la parola “belìn”, la cui etimologia pare possa farsi risalire già all’epoca dei celti.

In un’altra recente trasmissione, per la precisione nella puntata di “MattinoCinque” del 13 Gennaio, un altro esponente politico, stavolta del PD, Edoardo Fanucci, è intervenuto sull’argomento dei risparmiatori truffati dichiarando:

“I risparmiatori truffati verranno rimborsati e chi ha sbagliato pagherà tutto fino in fondo. Oggi non siamo in grado di dire la percentuale del ristoro, certo è che un Arbitrato giudicherà individualmente, caso per caso, e andrà a far pagare chi ha sbagliato e chi è stato truffato verrà rimborsato. Oggi c’è un fondo di solidarietà di 100 milioni e questo fondo non è detto che rimanga di 100 milioni: ci siamo impegnati anche col sistema bancario attraverso un accordo. […] Ci sono sì i risparmiatori truffati ma ci sono anche speculatori che hanno provato a guadagnare anche sulle disgrazie della banca e ritengo che queste persone, gli speculatori, che non sono certo le persone che, immagino, avete intervistato, ma ce ne sono ben altre che hanno acquistato sul mercato a prezzi molto bassi cedole molto alte, questi devono essere puniti.”

Dopo questo bel discorso che sicuramente Fanucci si era preparato prima, l’intervento di una signora truffata che era in collegamento con lo studio, spiazza tutti:

“Io voglio rispondere a questo signore del PD che noi siamo rimasti derubati da un decreto legge di Renzi, che è PD.”

La stessa signora più avanti dirà che i risparmiatori truffati non vogliono Arbitrati “perché i soldi sono stati rubati, 800 milioni rubati” e che loro rivogliono “completamente 800 milioni”. La signora ha pienamente ragione, il decreto del governo è stato un vero e proprio furto ai danni dei risparmiatori italiani. Il problema è uno solo: mancano i soldi per i rimborsi (il fondo interbancario contiene solo 100 milioni di euro) e per questo il Governo con la storia degli Arbitrati costringe i risparmiatori a mettersi l’uno contro l’altro.

Ma diciamo la verità: i rimborsi non li avrà proprio nessuno.  Pensateci bene, se dovesse malauguratamente saltare un’altra banca (cosa possibilissima) e il Governo fosse costretto a intervenire col bail in, prelevando anche dai conti correnti, secondo voi potranno i signori del PD continuare a parlare solo di “speculazione”, “truffa” e “mala gestione”? Come farà il Governo a rimborsare tutti i risparmiatori in quel caso, visto che non può usare denaro pubblico? Per questo semplice motivo, la promessa dei rimborsi è solo un miraggio. Anzi, come possiamo leggere dal Fatto Quotidiano,  la stesura dei decreti attuativi che darebbero il via libera ai rimborsi previsti dalla Legge di Stabilità, va già a rilento. Può darsi che entro febbraio si possa arrivare a una stesura definitiva di questi decreti, ma il risultato sarà deludente per tutti i risparmiatori.

Ma sono davvero possibili altri fallimenti bancari? Ebbene sì. Ne avevamo parlato anche in un articolo precedente: il sistema bancario italiano conta più di 200 miliardi di crediti deteriorati, che, come apprendiamo dal blog Vincitori e Vinti, in Italia rappresentano il 17% del totale dei crediti concessi. Inoltre, per quanto riguarda le quattro banche salvate (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Carife), apprendiamo dallo stesso blog di finanza che, le sofferenze delle quattro banche trasferite alla Bad Bank stimate inizialmente in 1,515 miliardi, svalutato dell’82,7% rispetto agli 8,550 miliardi del controvalore lordo, calcolato nella manovra datata 22 novembre, potrebbero aumentare fino a 1,9 miliardi a causa di altri crediti non più esigibili. Intanto però la Banca d’Italia, in collaborazione col Governo e l’Unione Europea, ha avviato il processo di vendita sul mercato della parte reputata “sana” dei quattro istituti nati dalle ceneri di quelli vecchi.

Per arginare il problema delle sofferenze del sistema bancario italiano, il Governo sta cercando in tutti i modi di studiare una soluzione che possa trovare il parere favorevole dell’Unione Europea (ricordiamo che le banche italiane detengono il carico maggiore dei titoli di stato, circa il 70%). Lo scoglio più grosso riguarda quello di evitare qualsiasi manovra che possa essere qualificata come “aiuto di stato”. Nel novembre scorso la UE aveva bocciato l’ipotesi di creare una bad bank italiana, in cui inglobare tutti i crediti inesigibili delle banche, proprio per il motivo dell’aiuto di stato. Ora pare che il Governo ci stia riprovano, non si sanno ancora i dettagli, ma il successo non è garantito.

L’analisi sui patrimoni delle banche italiane condotta dalla BCE mette in quarta fascia con un “livello alto” di rischio le seguenti banche: Carige, Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza. Lunedì scorso, inoltre, i titoli in borsa di MPS e Carige hanno registrato un tonfo rispettivamente del 4% a 0,991 euro e del 7% a 0,956 euro. Come apprendiamo invece da Il Nord Quotidiano, secondo uno studio condotto da Mediobanca sui bilanci 2013, 33 BCC su 300 prese in considerazione, mostravano un livello di crediti malati (sofferenze, incagli e debiti ristrutturati) superiore al 20%. Un altro centinaio di BCC rischia, da qui ai prossimi 18 mesi, “di vedere la propria situazione deteriorarsi in modo preoccupante”. La soluzione che tenterà il Governo, è quella di una riforma strutturale del credito cooperativo che porterà a riunire tutte queste piccole realtà così da andare a costituire un unico soggetto. Si spera in questo modo, che tutti i crediti deteriorati, confluendo in un unico bilancio, vadano ad azzerarsi con quelli buoni. Ma più che una soluzione, questo è solo un momentaneo palliativo.

Il giorno 11 Gennaio, l’Adusbef e Federconsumatori hanno organizzato un convegno al Senato in cui si è parlato di sistema bancario e della nuova normativa europea sui salvataggi. Clamorose sono suonate le dichiarazioni di Antonio Guglielmi, ricercatore di Mediobanca (sottolineiamo “Mediobanca”) il quale ha detto:

“L’unione fiscale nell’Ue è ormai diventato argomento solo per gli ottimisti, per uscire dalla crisi abbiamo bisogno di uscire dall’Euro, ristrutturare il debito e nazionalizzare le banche. […] Il prossimo bail in sarà sul debito pubblico”.

Insomma gli stessi addetti ai lavori sono pienamente consci della gravità della situazione. Se le cose rimarranno così, le soluzioni sono appunto l’uscita dall’Euro o l’intervento diretto della Troika attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), come ha “suggerito” l’economista Lars Feld al Corriere della Sera.

Anche tra Governo italiano ed Europa i rapporti non sembrano più idilliaci come un tempo. Da diversi giorni assistiamo a un battibecco costante da entrambe le sponde. Oltre al caso delle quattro banche salvate e le accuse di colpa che UE e Governo si rinfacciano, all’Europa non è mai piaciuta la manovra finanziaria voluta da Renzi. Lo hanno fatto capire sguinzagliando il loro fedele Mario Monti, il quale in tutte le trasmissioni TV va dicendo che la Tasi sulla prima casa non andava tolta perché “l’imposta patrimoniale è presente in tutta Europa”. Oggi dalla Germania arriva l’idea di creare una Mini-Schengen che includerebbe soltanto Belgio, Lussemburgo, Olanda, Austria, Francia e Germania e che escluderebbe quindi i paesi periferici come l’Italia e la Grecia accusate di non fare gli hot spot e di chiudere da tempo un occhio sia sugli ingressi sia sulle registrazioni delle impronte digitali. La Merkel ha perfino dichiarato che: “l’euro e la libertà di movimento attraverso i confini sono strettamente legati.[…]Nessuno può illudersi di mantenere una moneta comune senza garantire un modo semplice di attraversare i confini”.

L’Italia invece sembra manifestare perplessità riguardo ai fondi da destinare alla Turchia per l’emergenza profughi (3 miliardi di euro) ed è proprio questo che ha fatto infuriare Claude Junker, Presidente della Commissione Europea, il quale ha tuonato:

“Ritengo che il primo ministro italiano, che amo molto, abbia torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione[…]. L’Italia a dir la verità non dovrebbe criticare troppo noi abbiamo introdotto flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa. Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io, io sono stato. […]. Su questo voglio che ci si attenga alla realtà. Io mi tengo il mio rancore in tasca, ma non crediate che sia ingenuo. A fine febbraio mi recherò in Italia, perché l’atmosfera tra l’Italia e la Commissione non è delle migliori. Renzi si lamenta sempre che non sono mai stato in Italia da quando sono diventato presidente della Commissione. […]Ho difficoltà a capire la riserva stupefacente dell’Italia a finanziare i 3 miliardi alla Turchia, perché questi non vanno alla Turchia stessa ma per i rifugiati siriani in Turchia.[…] Questi 3 miliardi sono una questione di credibilità per l’Ue. […]Sono stufo che si accusi la Commissione Ue e l’Europa di non fare abbastanza, perché la Commissione ha fatto tutto quello che era in suo potere ma sono alcuni stati membri che hanno difficoltà ad applicare le decisioni che sono state adottate. Non è possibile che una proposta adottata da Consiglio e Parlamento sui ricollocamenti non sia attuata, ma io non abbandono. […]noi non aspetteremo gli Stati membri, faremo il necessario là dove bisognerà.”

Per tutti questi motivi, è possibile che nei prossimi mesi l’Europa pretenda l’uscita di scena del politico fiorentino e l’insediamento di un Governo più in linea con le direttive europee. Gli scenari sono diversi: Renzi potrebbe rimanere perfino al suo posto ma con l’obbligo di cambiare atteggiamento, come ha fatto Tsipras, che è diventato il Mario Monti greco e che ieri ha accettato il ritorno ad Atene del FMI. Oppure il “rottamatore” dovrà farsi da parte e accettare che un altro esponente del PD (Delrio?), magari a capo di un governo tecnico semi-troika (oppure un governo esplicitamente Troika con ministri stranieri). L’alternativa, come abbiamo sempre detto, è l’uscita dalla moneta unica.

La Germania sembra fare meno paura: perfino la piccola Polonia, che non è ricattabile in quanto ha sovranità monetaria, risponde a muso duro ai vertici Europei. Intanto, il 26 gennaio è previsto in Germania un clamoroso voto di fiducia nei confronti del Cancelliere Angela Merkel, proposto dal suo stesso governo, che mette per la prima volta in discussione il suo operato per la mala gestione del fenomeno immigratorio. Il suo sostituto può essere uno solo:  Wolfgang Schaeuble.

E mentre in Europa il clima è incandescente, il parlamento italiano discute il tema delle unioni civili. Come già successo in Grecia, mentre il popolo soffre la fame e le donne si prostituiscono per soli due euro, la priorità sono sempre le unioni civili. Sembra quasi che siano fatte per ottenere più assistenza e sostegno economico da parte dell’Europa. Il ddl Cirinnà in Italia è particolarmente criticato per la norma riguardo la facoltà di adottare il figlio biologico del partner ( la cosiddetta stepchild adoption), che per molti potrebbe fare da apripista per altre forme di adozione come l’abominio della maternità surrogata. Comunque, da sinistra a destra, pare che tutti i partiti siano d’accordo sul riconoscimento dell’unione civile della coppia omosessuale. Anche alcuni vescovi hanno fatto aperture in tal senso, rimanendo comunque inflessibili sulle adozioni. Tuttavia, questo è solo il pensiero di chi sta scrivendo l’articolo, il riconoscimento dell’unione è il trampolino di lancio per ottenere le adozioni, che rimangono il vero obiettivo delle lobby gay.  Speriamo che il family day previsto per il 30 gennaio in piazza San Giovanni a Roma, faccia cambiare idea a molti che hanno perso la bussola.

Marco Muscillo.

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