Il 7 aprile 1947 si spegneva a Detroit uno dei più importanti protagonisti e padri dell’automobilismo mondiale, Henry Ford, l’uomo che aveva introdotto il “fordismo”, ovvero la produzione su vasta scala di beni di consumo (nel suo caso l’automobile) attraverso il concetto della catena di montaggio. Si chiudeva così una storia fatta di luci ed ombre.

Figlio d’agricoltori d’origine irlandesi, nel 1888 si trasferì a Detroit trovando lavoro presso l’azienda di quello che sarebbe diventato in seguito uno dei suoi più grandi amici, l’inventore Thomas Edison, ricordato dai più come l’inventore della lampadina ma padre anche di numerose altre scoperte della modernità. Durante il tempo libero si dedicava alla costruzione di un’automobile basandosi sulle recenti scoperte di Karl Benz e Gottlieb Daimler. Il suo primo quadriciclo, prodotto interamente in casa, potè così fare il giro di prova già il 4 giugno 1896.

Nel 1899 lasciò la Edison per passare ad un ruolo direttivo presso la Detroit Automobile Company. Dopo tre anni ne uscì per fondare la propria Casa automobilistica, la Ford Motor Company, introducendo ben presto il concetto della catena di montaggio. Fino a quel momento le auto, così come qualunque altro manufatto dell’industria moderna, era realizzato un esemplare alla volta, con una forte perdita di tempo e di denaro, che ne faceva quindi salire il prezzo finale.

Con lo schema introdotto da Ford, invece, la sua celebre T, detta Lizzie, divenne invece estremamente popolare e fu di fatto l’auto su cui gli americani poterono imparare a guidare e farsi l’automobile. Fu così che negli Stati Uniti attecchì la motorizzazione di massa, a partire proprio dal 1908, quando la prima T scese dalla catena di montaggio. Era un’auto estremamente semplice e spartana, disponibile solo in colore nero e a tal proposito sono rimasti celebri due detti di Henry Ford: “Tutto quel che non c’è non si rompe” e “I miei clienti possono scegliere la Ford T di qualsiasi colore, purché sia il nero”.

La T venne prodotta fino al 1927 in 15 milioni d’esemplari: un record lungamente imbattuto e tuttora rispettabilissimo. Nel ricco catalogo offerto dalla Ford, comunque, negli anni seguenti non mancò neppure un’altra auto fortemente innovativa ed economica come la Hemp Body Car, la cui carrozzeria era interamente realizzata in fibra di canapa, pianta i cui semi fornivano l’olio che ne alimentava il motore. Il progetto, che sembrava molto interessante negli anni della Seconda Guerra Mondiale, venne però ben presto messo da parte, complici anche le pressioni politiche dei produttori di petrolio già allora affermatissimi, e non ebbe quindi un seguito produttivo.

In occasione del suo 75esimo compleanno, Adolf Hitler lo insignì della Gran Croce del Supremo Ordine dell’Aquila Tedesca, la massima onorificenza del Terzo Reich, in segno di riconoscimento per la fornitura di veicoli militari all’esercito tedesco da parte della filiale Ford di Colonia e per il sostegno finanziario garantito dalla stessa al Partito Nazionalsocialista anche dopo la sua salita al potere. D’altronde, sempre in quegli anni destava interesse un libro, scritto proprio da Ford, intitolato “L’Ebreo Internazionale”. Sempre a sue spese Henry Ford pubblicò un’edizione dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, della cui autenticità non dubitava, autografandone anche numerose copie. In seguito, però, ritornò sui propri passi e fece ritirare tutte le copie in commercio.

Sempre nel 1938 Henry Ford lasciò la dirigenza diretta della sua azienda, trasmettendone il controllo ufficialmente al figlio Edsel, che già dal 1922 dirigeva la Lincoln, il marchio di lusso del Gruppo Ford. Tuttavia era il suo fido capo della sicurezza, Harry Bennet, a decidere davvero tutto, non facendo nessun passo senza essersi prima consultato con l’anziano patriarca. Quando il figlio Edsel morì di tumore, Henry Ford decise di trasferire i poteri al nipote ventiseienne Henry Ford II. A partire dal 1949, quando il vecchio Henry era ormai morto da due anni, Henry Ford II iniziò il processo di ristrutturazione dell’azienda che il padre Edsel sosteneva già dal 1934 e a cui il nonno s’era sempre ferocemente opposto.

Già nel 1894, poi, Henry Ford era membro eminente della massoneria statunitense, e nel 1940 raggiunse il 33esimo ed ultimo grado del Rito Scozzese presso la Loggia N. 357 Palestine di Detroit.

Dal 1967 il suo nome è inserito nella Automotive Hall of Fame che raggruppa le maggiori personalità che si sono distinte nel mondo dell’automobilismo. Tra le ultime curiosità di Henry Ford, non va dimenticata la sua ammirazione per la concorrente italiana Alfa Romeo: a tal proposito era solito dire: “Quando vedo passare un’Alfa, mi tolgo il cappello”.

 

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