“Onore al presidente dell’Iran”, ma è il primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi. Il picchetto d’onore, forse ancora con la testa alla visita di Rohani, colleziona una figuraccia colossale, emblema dell’improvvisazione imperante in Italia. Un passo falso che ridicolizza un incontro, quello tra Al-Abadi ed il premier Renzi che, invece, di importanza ne aveva non poca. Sul tavolo la difesa della diga di Mosul, garantita da soldati italiani.
“Abbiamo bisogno di accelerare l’arrivo della società Trevi e di garantire la sicurezza degli operai e dei tecnici che lavoreranno alla diga di Mosul, una questione molto importante per noi, perché è la fonte di acqua per tutti gli iracheni”, ha detto il premier iracheno Haider Al-Abadi dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ricordando che “per un breve periodo la diga è stata sotto il controllo di Daesh, con un impatto negativo sui lavori di manutenzione”.
L’intervento alla diga è considerato di vitale urgenza. Prioritaria è la messa in sicurezza delle fondamenta del bacino idrico. Si è parlato anche di lotta al terrorismo.
“La coalizione internazionale ci aiuta nell’addestramento delle nostre forze aiutandoci in questo modo a lottare contro il terrorismo. Entro la fine dell’anno vogliamo porre fine alla presenza di Daesh in Iraq. A Ramadi è stato inferto un colpo duro a Daesh: speriamo che aiuti anche a Mosul”, ha aggiunto ancora Al-Abadi durante la conferenza stampa congiunta con Renzi.
Il presidente del Consiglio italiano ha sottolineato come “il paese che il primo ministro al-Abadi governa sia stato “una delle culle della civiltà dell’uomo” ed abbia “un ruolo cruciale per la stabilità dell’intera regione del Medio Oriente”. “Ogni sforzo che vada nella direzione di assicurare stabilità e prosperità all’Iraq, ha proseguito il leader del Pd, non è soltanto un investimento per il futuro, ma anche un tributo a un passato straordinario”.
Nel corso della sua lezioncina di storia, il premier italiano avrebbe fatto bene a ricordare anche il conflitto bellico iniziato il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti d’America e terminato il 15 dicembre 2011 che oltre a portare morte, distruzione, povertà e sottosviluppo, ha dato nuova linfa ai gruppi fondamentalisti che continuano a terrorizzare e devastare vaste parti del territorio iracheno.

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