Russia 1917

Con l’8 Marzo si celebra la Giornata Internazionale delle Donne: è un giorno volto a commemorare l’intenso operato delle donne per il riconoscimento dei loro diritti ed il raggiungimento d’importanti conquiste sociali, ma anche finalizzato a ricordare a tutti quanti siano ancora numerosi ed impegnativi gli ulteriori traguardi da raggiungere. Non si contano, infatti, le discriminazioni di cui tuttora le donne fanno le spese nel mondo: spose bambine, mutilazioni genitali femminili, schiavitù e lavoro minorile, non ultimo la prostituzione di ragazze schiavizzate da organizzazioni criminali e che invade anche le nostre strade. Tanto è il lavoro ancora da fare, e solo dei provvedimenti energici ed irrevocabili possono permettere il raggiungimento di qualche risultato.

Tornando invece alla storia dell’8 Marzo, dovremmo ricordare da quali radici esso tragga le sue origini. Secondo la leggenda, accreditata dai più, agli inizi del Marzo del 1908 le operaie di uno stabilimento tessile di New York entrarono in sciopero contro le condizioni di lavoro sfibranti e disumane a cui erano costrette dal padrone, e la dimostrazione proseguì proprio fino all’8 Marzo. Fu a quel punto che Johnson, il proprietario della fabbrica, decise di chiudere tutte le uscite lasciandole imprigionate all’interno. Poco dopo un incendio, forse appiccato dallo stesso proprietario, provocò la morte di 126 operaie.

Tuttavia, solo di una leggenda si tratta: infatti la storia appena raccontata non risulta verificata, e pertanto sarebbe irreale. Tant’è che al Museum of the City of New York, dove sono ricordati tutti i grandi incendi che hanno colpito la città dal 1800 ad oggi, non ne risulta nessuno che sia avvenuto nel Marzo del 1908. Ci fu invece un incendio in un’altra fabbrica tessile, la Triangle Shirtwaist Company, il 25 Marzo del 1911, dove lavoravano 500 ragazze fra i 15 e i 25 anni, oltre a 60 uomini. L’incendio, divampato all’ottavo piano, lambì ben presto il nono, finendo poi per distruggere il decimo. Qualcuno riuscì a scappare dalle scale antincendio, ma molti perirono, o a causa delle fiamme e del fumo o addirittura lanciandosi dalle finestre. Delle ben 146 donne che si sfracellarono sul suolo, ben 39 erano d’origine italiane.

Le origini dell’8 Marzo vanno dunque cercate altrove, per la precisione nelle iniziative del Movimento Internazionale Socialista delle Donne. Nel 1907, infatti, Clara Zetkin, delegata del Partito Socialdemocratico Tedesco e dirigente del movimento operaio, e Rosa Luxemburg, teorica marxista e fondatrice del partito socialista polacco e del partito comunista tedesco, organizzarono la Prima Conferenza Internazionale della Donna.

Il 3 Maggio dell’anno seguente, nel corso di una conferenza domenicale delle donne socialiste al Garrick Theater di Chicago, l’oratore non si presentò. Così la socialista americana Corinne Brown decise di presiedere personalmente l’assemblea, che in seguito passò alla storia come il Woman’s Day, il giorno della donna. Lì si discusse dello sfruttamento da parte dei datori di lavoro sulle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Da quell’evento nacque pertanto la decisione di “di riservare l’ultima domenica di febbraio per l’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile”.

Negli Stati Uniti la prima ed ufficiale Giornata della Donna fu celebrata il 28 Febbraio del 1909. Nel 1910 a Copenhagen, nel corso di un nuovo incontro internazionale della donna, le socialiste americane proposero di istituire una “Giornata Internazionale della Donna”, da celebrare ancora nell’ultima domenica di febbraio. Ma questa ricorrenza non fu ripetuta tutti gli anni, e men che meno commemorata in tutti i paesi, anche perché le celebrazioni vennero interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale. La Grande Guerra non era ancora finita che a San Pietroburgo (allora Pietrogrado), l’8 marzo 1917 (pari al 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore nell’Impero Russo), le donne della capitale guidarono una grande manifestazione per reclamare la fine del conflitto, chiedendo pane per i figli e il ritorno degli uomini dal fronte: il loro slogan era “pane e pace”.

I Cosacchi mandati dal governo per reprimere la manifestazione intervennero solo blandamente e ciò incoraggiò altre e nuove dimostrazioni, che portarono al definitivo tracollo della monarchia zarista, ormai sempre più malvista nel paese e priva anche del sostegno dei soldati. Per questo motivo l’8 Marzo del 1917 è rimasto nella storia come l’inizio della “Rivoluzione Russa di Febbraio”. Successivamente a Mosca, il 14 giugno 1921, con la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne Comuniste, si stabilì l’8 Marzo come “Giornata Internazionale dell’Operaia” e nel 1922, con l’aiuto di Clara Zetkin, anche Lenin proclamò l’8 Marzo come “Giornata Internazionale delle Donne”, in ricordo di tutte le donne russe che nel 1917 avevano sfidato l’autocrazia dello Zar, mettendosi alla testa della Rivoluzione.

Toccò a Clara Zetkin di dare l’annuncio di tale evento sul giornale di cui era direttrice, Die Gleichheit (L’uguaglianza), raccogliendo subito ampi consensi in tutto il mondo. In Italia, questa giovane tradizione venne interrotta dall’avvento del Fascismo e fu ripresa solo durante la Lotta di Liberazione, come giornata di mobilitazione delle donne contro la guerra, contro l’occupazione tedesca e per rivendicare i diritti femminili, tramite vari gruppi collegati al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) da cui sarebbe scaturita l’UDI (Unione Donne Italiane). Nel 1946, nell’immediato Dopoguerra, l’UDI pianificò la prima manifestazione dell’8 Marzo in Italia, col proposito di farne una giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne. Come simbolo di tale ricorrenza venne scelta la mimosa, fiore di stagione e di facile reperibilità. Tuttavia, fu soprattutto a partire dagli Anni ’70 che l’8 Marzo divenne davvero largamente popolare fra le donne, con la lotta per la legge sulla parità, per il diritto al divorzio e per l’aborto.

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