Guerra civile spagnola: francisco franco

A distanza di 80 anni dalla fine degli eventi bellici la Guerra Civile Spagnola è a tutt’oggi uno dei temi storici più affrontati e più discussi, sia nella stessa Spagna sia nel resto del mondo.

Le prove generali del secondo conflitto mondiale

Tale guerra ha indubbiamente rappresentato per l’Europa dell’epoca uno scontro politico ed ideologico senza precedenti, che andò anche al di là delle stesse vicende politico-nazionali spagnole in quanto vide contrapporsi due blocchi ben definiti, e dove vi fu l’appoggio e l’intervento di alcune nazioni europee in quello che potremmo definire come una sorta di “banco di prova” di ciò che sarà il secondo conflitto mondiale. Sebbene possiamo ben sostenere che le vicissitudini stesse della politica spagnola, partendo per esempio dallo stesso cambio istituzionale dello stato spagnolo con la proclamazione della repubblica avvenuta ad Eibar il 14 aprile del 1931 e la definitiva caduta della monarchia borbonica allora guidata da Alfonso XIII, abbiano sostanzialmente condotto alla formazione di talune coscienze ideologiche che di lì a pochi anni arriveranno ad un punto di rottura coinvolgendo l’intera società iberica nel conflitto, possiamo anche affermare che le cause di codesta guerra vadano rintracciate anche nella situazione nella quale la Spagna stessa venne a trovarsi precedentemente a tale sanguinoso conflitto civile.

È necessario considerare che già precedentemente l’avvento della repubblica la Spagna era caratterizzata da una forte arretratezza, sia in campo politico che in campo economico, dove i residui del sistema feudale permanevano ancora nelle campagne e dove di fatto gli agrari detenevano un potere consistente, con le classi lavoratrici sottoposte a durissime condizioni lavorative e obbligate ad accettare altresì bassi salari in virtù di una sovreccedenza di manodopera.

Inoltre l’influenza della Chiesa Cattolica era talmente alta che non permise un cambiamento consistente a livello sociale, dettato anche da stretti legami con la monarchia e dall’ambiguità del ceto borghese spagnolo che piuttosto che rischiare mutamenti che potessero portare le classi lavoratrici ad un livello più alto di benessere, ma anche a contare di più nella società iberica, temendo così delle possibili insurrezioni che avrebbero altresì minato lo stesso tessuto sociale spagnolo preferiva mantenere lo status quo.

C’è anche da aggiungere inoltre che la Spagna risente di un pesantissimo ritardo economico, determinato anche da questioni risalenti a secoli prima dove si è preferito il mantenimento di un economia basata sull’allevamento intensivo e non puntando per esempio ad uno sviluppo delle attività manifatturiere; di fatto si assiste ad uno sviluppo dell’industria spagnola solamente a partire dai primi anni del XX secolo, con forte ritardo rispetto agli altri paesi europei, basti pensare al caso della stessa Gran Bretagna dove l’industria aveva un ruolo di primissimo piano.

La questione regionale e il separatismo

I problemi interni non finivano certo qui. Varie contraddizioni sociali potevano intravedersi anche nella questioni regionali, dove regioni come i Paesi Baschi e la Catalogna premevano per ottenere una decisa autonomia amministrativa dal governo centrale e unito ad esso vi era anche la problematica della forte presenza anarchica. Gli anarchici avevano infatti un fortissimo seguito da parte dei lavoratori ed erano riuniti principalmente sotto la sigla del sindacato anarchico (Confederacion Nacional del Trabajo), a differenza invece del partito comunista che prima dell’inizio della guerra civile era ridotto a poche unità.

A questo si aggiunsero altresì la fortissima corruzione interna, i problemi delle strutture amministrative e la mancata modernizzazione di esse, un’influenza mai cessata dei militari oltre che dell’apparato clericale e le difficoltà incontrate a gestire i residui dell’oramai praticamente scomparso Impero Coloniale che aveva portato la nazione spagnola a diventare una potenza mondiale nei secoli precedenti.

La dittatura Primo de Rivera

Con l’avvento del generale Miguel Primo de Rivera, il quale sale al potere con un colpo di stato praticamente legittimato dallo stesso sovrano Alfonso XIII il 15 settembre del 1923, la situazione sembra un attimo stabilizzarsi nonostante la decisione dello stesso militare di attuare una svolta autoritaria con lo scioglimento del parlamento stesso e l’assunzione de facto di pieni poteri. De Rivera era cosciente che il paese era in fortissimo ritardo sul piano industriale rispetto al resto dell’Europa e che le strutture amministrative quanto le variegate realtà sociali che componevano la Spagna erano in eterno conflitto tra loro oltre che immutabili, e tutto questo impediva di fatto una trasformazione in senso moderno del paese; sebbene egli si impiegò al meglio per far diventare la Spagna un paese economicamente forte quanto autosufficiente, mantenendo altresì buoni rapporti con il partito socialista. Alla fine, complice anche la crisi avvenuta nel 1929 che peggiorò notevolmente la già precaria situazione economica della Spagna, e il mancato appoggio di determinate forze del paese come i militari stessi decise di farsi da parte presentando le dimissioni al re Alfonso e andando in esilio volontario il 28 gennaio 1930, ritirandosi a Parigi. La stessa monarchia spagnola risente il colpo, giacché si assiste ad un dissenso nei confronti dell’istituto monarchico portando alla costituzione di un comitato rivoluzionario che, nell’ambito di un preciso accordo il cosiddetto Patto di San Sebastian, dalla città dove venne firmato l’accordo 17 agosto 1930 mirava alla ricostituzione di una Repubblica e all’estromissione definitiva del re.

Il trionfo repubblicano e la nascita del nazionalismo

Le elezioni convocate per il 12 aprile del 1931 convocate dallo stesso primo ministro Cabanas su ordine dello stesso re Alfonso videro il trionfo della coalizione repubblicana, che aveva trionfato in ben 41 capoluoghi e stravinto nelle stesse Madrid e Barcellona, che portò sostanzialmente al decadimento della monarchia e all’esilio del re. Nonostante la variegata presenza che vi era nel fronte repubblicano, i problemi per una coesistenza pacifica delle varie forze non si fecero tardare, con gli anarchici che rifiutarono sostanzialmente accordi con le forze liberali e socialiste, come del resto la parte degli sconfitti monarchici e quella dei nazionalisti baschi.

La stessa Chiesa risentì del nuovo assetto istituzionale, considerata come un nemico vero e proprio da molti repubblicani. Inoltre cominciò una persecuzione vera e propria nei confronti di religiosi, specialmente nelle zone dove la maggioranza della popolazione era di idee socialiste, comuniste e anarchiche, come la zona delle Asturie e la Catalogna stessa. Le violenze e le dissacrazioni furono all’ordine del giorno: le azioni erano anche mosse da un senso di rivalsa nei confronti dei clericali che fino ad allora avevano mantenuto intatti i loro privilegi oltre ad avere una posizione influente nella società.

Al contempo cresce un senso di insoddisfazione da parte dei partiti tradizionalisti, sia perché il governo di sinistra capeggiato allora da Manuel Azana non riesce a dare delle valide risposte sul tema della sicurezza interna oltre che della solidità delle istituzioni, sia per la già precedentemente citata forte violenza anticlericale commessa contro esponenti della Chiesa Cattolica Spagnola. Vengono così a crearsi delle correnti appartenenti al tradizionalismo cattolico e monarchico ma che traggono anche ispirazione nei loro programmi dal Fascismo Italiano e dal Nazionalsocialismo Tedesco, con l’obiettivo di abbattere propriamente l’istituto repubblicano e l’instaurazione di un governo autoritario che potesse ottenere un appoggio diretto dei militari stessi. In questo contesto vediamo l’emergere di un movimento che si caratterizza come fortemente nazionalista e propenso a mantenere un’impronta centrale nel governo spagnolo contro ogni velleità autonomista o indipendentista, ma con una caratteristica che lo differiva da altri movimenti finora considerati nel panorama politico spagnolo, cioè l’attaccamento alla dottrina del sindacalismo nazionale, prendendo spunto dalla stesso Partito Nazionale Fascista nelle sue origini.

La fondazione della “Falange Española”

Il partito fondato da José Antonio Primo de Rivera, figlio del già nominato in precedenza dittatore della Spagna Miguel, aveva in mente con il suo programma il superamento della tradizionale dicotomia destra-sinistra, definendo la politica tradizionale come una vera e propria spina per il tessuto sociale spagnolo oltre che per la stessa unità nazionale. Influenzato dalla stessa religione cattolica, ma anche dal fabianesimo e dagli insegnamenti di Miguel de Unamuno, intellettuale spagnolo inizialmente vicino a posizioni socialiste e che poi appoggerà per un breve periodo durante i prodromi della guerra civile la parte del Generale Franco.

Unamuno cercò sostanzialmente di vedere in profondità i problemi connessi alla dissoluzione dell’Impero Spagnolo, secondo l’intellettuale spagnole la cosiddetta hispanidad avrebbe dovuto trovare nuova linfa vitale e non rimanere ancorata al vecchio passato coloniale. Assieme ai falangisti vi era la cd CEDA ovverosia la Confederazione Spagnola delle Destre Autonome, alla quale facevano riferimento i cattolici tradizionalisti oltre che i conservatori e i monarchici. La figura di spicco di questo movimento era José Maria Gil Robles, che aveva fondato la stessa CEDA nel 1933 e che sarebbe successivamente diventato ministro della guerra nel 1935. Convinto antisocialista Robles sosteneva la necessità di un colpo di stato contro la sinistra, oltre che di un’influenza maggiore dei militari sull’apparato sociale spagnolo.

Il ritorno delle destre e l’inasprirsi della tensione politica

Nelle successive elezioni del 1933 le destre trionfarono davanti alle forze di sinistra e dove il CEDA ottenne un ruolo di primo piano nel successo. Da notare che queste elezioni furono le prime dove le donne ebbero possibilità di votare. Sebbene tali elezioni videro il completo successo delle destre come di fatto un indebolimento della sinistra, in maniera sostanziale dei socialisti di Francisco Largo Caballero, fu evidente che le tensioni sociali di fatto si incrementarono ancora di più; si assistette alla formazione da ambo le parti di primi gruppi armati, quasi una sorta d’anticipazione della guerra che scoppierà come una pentola a pressione qualche anno dopo. Gli scontri che si manifestarono nel paese provocarono anche l’intervento dei militari, come nel caso delle Asturie, dove una rivolta delle forze della sinistra rivoluzionaria venne repressa nel sangue ad opera del Tercio, una delle unità militari scelte dell’esercito spagnolo e dove si mise in luce uno dei protagonisti principali della successiva guerra civile, il generale Francisco Franco.

Nonostante la crescita sostanziale del movimento falangista, e una sua trasformazione con la fusione del suo movimento con le Giunte di Offensiva nazional-sindacalista di Ramiro Ledesma Ramos, trasformandosi così nella Falange Española de las J.O.N.S. lo stesso Rivera non attraversò un buon momento, con gli scontri con i socialisti che si facevano sempre più frequenti oltre che dissidi interni che portarono all’espulsione dello stesso Ramos dal partito, non prima che lo stesso de Rivera assumesse la carica di Jefe nacional, cioè di capo assoluto nel movimento falangista.

La sinistra si ripresentò più compatta che mai alle elezioni del 1936 dove il Fronte Popolare, coalizione composta da numerosi partiti che facevano principalmente riferimento al socialismo, al comunismo e al repubblicanesimo, la spuntò contro il Fronte Nazionale Controrivoluzionario composto dal CEDA oltre che da monarchici, compreso il ramo dei carlisti, e da conservatori con l’esclusione della Falange di De Rivera che preferì presentarsi alle elezioni da sola.

Il golpe di Francisco Franco e Emilio Mola

La sconfitta delle destre e la progressiva degenerazione delle violenze politiche a cui il governo Azana non riuscì a rispondere, complici anche le divisioni interne, preparò il terreno al golpe dei militari, conosciuto come Alzamiento Nacional , che avvenne tra il 17 e il 18 luglio dello stesso anno. L’assassinio di Calvo Sotelo, leader della destra monarchica che denunciò all’opinione pubblica le violenze commesse in quel periodo da esponenti della sinistra rivoluzionaria, in particolare militanti comunisti, fu la goccia che fece traboccare il vaso.

I fautori del golpe erano i generali Emilio Mola e il già nominato Francisco Franco, quest’ultimo precedentemente rimosso dalla carica di capo di stato maggiore e di stanza in Marocco con le sue truppe. Il primo atto del colpo di stato fu un pronunciamento, una dichiarazione d’opposizione alla repubblica e al suo presidente Manuel Azaña Díaz. Il golpe era previsto in due fasi, la prima con la ribellione della guarnigione del Tercio presente in Marocco con a comando Franco, la seconda con un’insurrezione prevista il giorno 18 nella penisola iberica dove Mola avrebbe dovuto anche convincere i monarchici ad appoggiare il golpe.

Nonostante la speranza da parte dei golpisti di un colpo di stato in brevi tempi, il governo repubblicano riuscì a resistere in molte città, lasciando ai ribelli solamente il controllo della città di Siviglia. Franco riuscì comunque ad ottenere l’appoggio dell’Italia fascista e della Germania nazionalsocialista nel condurre le operazioni e grazie all’intervento dell’aeronautica tedesca che garantì a Franco un ponte aereo tra Marocco e Spagna riuscendo a trasferire diverse migliaia di soldati in brevissimo tempo. A fine agosto l’Andalusia era già in mano ai nazionalisti e il fronte repubblicano risentì molto delle grandi perdite che stava avendo nel corso dei combattimenti contro lo schieramento nazionalista, appoggiato da falangisti, monarchici, nazionalisti e cattolici. Non mancarono le violenze commesse dai franchisti contro sindacalisti, simpatizzanti repubblicani e soprattutto contro socialisti e comunisti, dove le sanguinose repressioni erano all’ordine del giorno. Lo stesso poeta Federico Garcia Lorca, uno dei più importanti letterati spagnoli del secolo scorso, venne assassinato a Granada il 19 luglio 1936 da elementi nazionalisti e il suo corpo mai più ritrovato.

Sebbene come già detto i falangisti appoggiassero il golpe militare di Franco, la Falange de facto era cessata di esistere poco prima del golpe stesso, dichiarata fuori legge dal governo repubblicano e Primo de Rivera era stato arrestato assieme al fratello Miguel. José Antonio Primo de Rivera venne rinchiuso nel Carcel Modelo di Madrid e in attesa del processo venne a conoscenza della preparazione del golpe dell’esercito, dando il suo esplicito appoggio purché i falangisti continuassero ad agire in funzione autonoma rispetto ai militari.

Tentativi per liberare De Rivera dalle carceri repubblicani si rivelarono fallimentari, anche a causa della mancata conquista di Alicante da parte delle forze nazionaliste, dove De Rivera era stato nel frattempo trasferito. Sottoposto a processo De Rivera difese sé stesso, esercitò nella sua vita anche la professione di avvocato, come pure il fratello Miguel e la cognata di esso. Mentre il fratello ebbe 30 anni di reclusione, per José Antonio ci fu la fucilazione e la sentenza venne eseguita nel cortile del carcere il giorno 20 novembre del 1936. Dopo la sua morte vennero eseguite pesanti ritorsioni da parte dell’ala nazionalista contro elementi repubblicani, e dove perse la vita lo stesso figlio del socialista Francisco Largo Caballero.

L’avanzata dei nazionalisti e i bombardamenti dell’Asse

Verso la fine dell’anno 1936 il fronte nazionalista, forte dell’appoggio delle potenze dell’Asse, stava avanzando velocemente nel territorio spagnolo. Dopo la presa di Maiorca a settembre fu la volta di Toledo conquistata alle forze della Repubblica, dove una guarnigione nazionalista resistette nella fortezza dell’Alcazar fin dall’inizio del conflitto. L’Alcazar venne in seguito celebrato come uno dei simboli principali della vittoria franchista contro le forze repubblicane. Sebbene la situazione per la Repubblica fosse tutt’altro che semplice le città di Barcellona e di Madrid erano ancora nelle mani del governo legittimo, dopo che un attacco dei franchisti contro la seconda era stato respinto, anche per merito di volontari internazionali giunti da tutta Europa, le cosiddette Brigate Internazionali delle quali ricordiamo la gloriosa Thälmann Kolonne, e anche dalla stessa Unione Sovietica.

Dopo aver riconosciuto ufficialmente Francisco Franco come capo legittimo dello stato spagnolo l’Italia e la Germania provvidero a inviare aiuti massicci ai nazionalisti e nel caso dell’Italia anche volontari che presero parte a diversi combattimenti, come la stessa offensiva su Malaga del febbraio 1937.

Le forze dell’Asse ricorsero a pesantissimi bombardamenti sulle città spagnole; ricordiamo il bombardamento di Barcellona del 1938 eseguito dall’Aviazione Legionaria dell’aeronautica italiana con l’appoggio della Legione Condor tedesca, ma ricordiamo soprattutto il caso della città di Guernica, il cui bombardamento immortalato successivamente nella celebre quanto drammatica opera del pittore spagnolo Pablo Picasso divenne il simbolo della distruzione e della sofferenza inferta alla popolazione durante la guerra civile. Il bombardamento della cittadina basca venne eseguito secondo un piano della Luftwaffe tedesca di impedire la riorganizzazione dei repubblicani in rotta verso Bilbao.

Nel marzo del 1937 l’avanzata nazionalista viene arrestata presso Guadalajara nella quale i repubblicani, aiutati anche da volontari antifascisti italiani e dall’impiego di carro armati sovietici riescono a fermare l’offensiva del Corpo Truppe Volontarie e dei franchisti attuando una serie di controffensive che portarono le forze repubblicane fermando almeno per il momento l’accerchiamento su Madrid.

I dissidi all’interno del fronte repubblicano: i franchisti entrano a Barcellona

Nello stesso tempo a Barcellona il fronte repubblicano risente di un durissimo colpo che metterà praticamente a repentaglio lo svolgimento della guerra e la sopravvivenza dello stesso schieramento. Nella città catalana infatti si scontrano da un parte i trotzkisti del POUM, il Partito di Unificazione Operaia Marxista e gli anarchici, dall’altra gli stalinisti del Partito Socialista unificato della Catalogna (PSUC), dove si verificarono massacri da parte delle forze governative nei confronti dei primi.

Il Fronte Repubblicano è sempre più frantumato, complici i dissidi interni e le violenze perpetrate contro gli elementi religiosi che continuano anche durante la stessa guerra civile. Dopo la presa della città di Teruel da parte nazionalista avvenuta a fine febbraio del 1938 il fronte repubblicano si ritrova separato, tagliato in due dai nazionalisti che riescono ad arrivare alla costa mediterranea. Al rifiuto di una resa incondizionata repubblicana la guerra continua. L’evento più importante dell’anno fu la cosiddetta Battaglia dell’Ebro durata ben 4 mesi fino 16 novembre 1938 con una disfatta totale per le forze repubblicane che si videro sempre più accerchiate dai franchisti, che arrivati a questo punto si preparavano ad attaccare Barcellona via terra, dopo che la città era già stata pesantemente bombardata nel marzo precedente dalle aviazioni italiane e tedesche. Il 26 gennaio 1939 Barcellona cade nelle mani dell’esercito nazionalista dopo una disperata difesa repubblicana. Un mese dopo cadono anche la stessa Madrid e Valencia. La fine della guerra viene proclamata il 1 aprile 1939 dal generale Franco.

La Guerra Civile 80 anni dopo: una ferita ancora aperta

Cosa rimane oggi nel dibattito riguardante la guerra civile spagnola? La società spagnola è oggigiorno ancora fortemente divisa, poiché le conseguenze di tale conflitto anche grazie alla lunga durata della dittatura franchista sono arrivate a manifestarsi all’interno del tessuto sociale spagnolo.

Avvenimenti accaduti nel corso degli ultimi 15 anni hanno comportato un profondo mutamento dell’opinione pubblica spagnola nei confronti del proprio passato franchista, come la rimozione di numerosi simboli legati al precedente regime, per esempio le stesse statue di Francisco Franco e di José Antonio Primo De Rivera dalle strade e più recentemente la stessa sepoltura dal primo dalla Valle de los Caidos, come di fatto anche un dibattito riguardante le vittime e i perseguitati del regime franchista, sia durante la guerra civile che durante la stessa dittatura del Caudillo. La stessa amnistia del 1977 proclamata due anni dopo la morte di Franco che sostanzialmente mise una pietra sopra a tante ombre di tale periodo storico ha comportato di fatto la riapertura di vecchie ferite che tuttora non sembrano volersi richiudere più.

Nonostante la Spagna abbia già compiuto diversi passi nell’affrontare a viso aperto le responsabilità del regime franchista, incluso il risarcimento alle vittime di esso, c’è ancora purtroppo molta strada da fare a riguardo, considerando determinati timori da parte di alcuni nel ricercare la verità e di fare giustizia che potrebbero minare la stabilità sociale dello stesso stato spagnolo, trovatosi più che mai in difficoltà negli ultimi tempi di fronte alla questione catalana.

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