“… Ammetto inoltre di avere svolto, sì anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l’Italia, in tutti i modi – a voce, in iscritto, con stampati – la più intensa propaganda per la causa d’Italia e per l’annessione a quest’ultima dei territori italiani dell’Austria; ammetto d’essermi arruolato come volontario nell’esercito italiano. (…) Rilevo che ho agito personalmente perseguendo il mio ideale politico, che consisteva nell’indipendenza delle provincie italiane dell’Austria e nella loro unione al regno d’Italia”.

Cesare Battisti, al processo estremo, Castello del Buon Consiglio

A Cesare Battisti, attualmente, sono intitolate le maggiori vie italiane, caserme, scuole, edifici pubblici, Gallerie. Tuttavia, se interroghiamo qualsiasi passante, soprattutto di giovane età su questa figura, ci troveremo davanti a delle facce stupite e dubbiose, certamente ignoranti uno dei più grandi italiani scomparso agli inizi del secolo scorso. Geografo, scrittore, social-marxista, irredentista, Battisti rappresenta una delle personalità più poliedriche prodigatesi per la causa dell’annessione del Trentino all’Italia.

Cesare Battisti possedeva l’eredità e le qualità dei suoi predecessori, necessarie assieme a svolgere e condurre l’attività politica nel suo paese in armonia dei tempi, mantenendo la medesima sensibilità e vitalità che aveva in passato. Se si scorreva la sua biblioteca, i libri su cui si era formata la sua adolescenza, è facile scoprire le preferenze romantiche accanto alla viva passione pei più vitali problemi politici, morali e sociali. L’ambiente in cui Battisti si veniva a trovare, ha fatto presto sbocciare in lui qualità attive, dando viva immagine del suo indirizzo. Già a quindici anni, in quell’età in cui gli altri giovani non ponevano mente, oppure non reagivano neppure spiritualmente a questo fatto, in Battisti l’osservazione provoca la ribellione, che si concreta in azione efficace. Idea un periodico, in cui scrive e chiama altri suoi compagni, proprio circa quel periodo di storia che l’Austria voleva ignorare. Lo poligrafa e lo fa circolare, di nascosto dalle autorità scolastiche. Sicuramente tuttavia, la compagnia più efficace per la spinta al suo orientamento politico sarà quella di Carlo Dordi, vecchio patriota settantenne, vivente nei pressi del giovinetto.

Il reduce, si compiaceva della compagnia del Battisti, al quale narrava le imprese garibaldine di Trento, i fasti delle lotte autonomistiche, i gloriosi nomi ed esempi che avevano agito anni orsono. E stava in ciò, soprattutto, l’importanza di quei discorsi, in quanto, se l’idealità nazionale del Trentino era ancora, diffusa nell’aria, accorata e dolorante, se ancora si trovavano nel paese non pochi superstiti delle antiche battaglie, nonché puri idealisti e saggi illuminati amministratori, l’azione più strettamente politica appariva scaduta e immiserita. Il disorientamento e la fiacchezza dominavano lo spirito. Il Trentino, ai tempi del giovane Battisti, non presentava più, politicamente, l’aspetto compatto anti – austriaco, di un tempo. Dopo il 1870, per la questione romana, i cattolici s’erano staccati dai liberali e non li avevano più seguiti nella loro battaglia italiana. Stanco dalle lunghe lotte, stremato dai sacrifici, anemizzato dall’emigrazione dei Patrioti, il Trentino richiedeva una nuova forza, guidata da un nuovo condottiero: Cesare Battisti.

Appena diciottenne, questi lascia Trento per gli studi universitari, muovendosi tra Vienna e Graz, Firenze e Torino, fugacemente a Bologna, e poi stabilmente a Firenze. Era il periodo evangelico del socialismo, così attraente per la gioventù generosa, per i cultori dei problemi storici ed economici. E Battisti vive i suoi diciotto – vent’anni in questa stagione, sentendo, nei programmi di rivendicazione sociale, l’eco delle voci quarantottesche. Nelle giovanissime file socialiste d’Italia, non si rinnega l’idea di Patria, ove si promette di ricostruire l’avvenire; e a Garibaldi, eroe di popolo, precursore (vero o presunto) dell’idea, vanno gli omaggi e gli onori.

Battisti sente l’altissimo compito dunque, di diffusione del socialismo per un’indipendenza nazionale. Riprendere quindi la lotta ingaggiata dai suoi predecessori con lo stesso coraggio e la medesima energia, era il suo scopo di vita. Due forze parallele convivevano in lui, tornando in trentino ventiduenne: il Risorgimento e l’idea nuova socialista, compiendo intensa propaganda popolare, dando vita a la Vita Trentina, e scrivendo pagine di nell’Avvenire del Lavoratore, ed altri. La prima idea che si affaccia nella mente del geografo trentino, è una sorta di ispirazione ad una confederazione di liberi popoli in Austria, sostituendola in principio a quella irredentista tout court, in conformità alla dottrina socialista. Non ha mai perso di vista questa possibilità, nemmeno nei giorni risolutivi della guerra austro -serba. Insisto su questa osservazione, proprio in quanto Battisti conosceva profondamente la realtà austriaca. Ma saranno due eventi a far cambiare idea al giovane irredentista. Il primo, è databile 1898, ossia il distacco della Dieta Tirolese di Innsbruck, per entrare in orbita germanica, con tentativo di destabilizzazione delle più nordiche valli italiane. Una di queste, etnicamente italianissima, ossia al Valle dell’Avisio (Cembra, Fiemme, Fassa) era precipuamente presa di mira. Proprio nel 1898 la Dieta faceva proposte in questo senso (distacco dal Trentino dai Comuni ladini della valle) e mirava alla costruzione di una ferrovia, che risalendo il passo di San Lugano, allacciasse la Valle a Bolzano, distaccandola da Trento. Battisti, peregrinando di valle in valle, propone lo sciopero dei comuni, incoraggiandoli alla resistenza.

Il secondo evento è la lotta per l’Università Italiana in Austria, che ha avuto sicuramente eco sia in Trentino, che nel Regno d’Italia. Persino l’illuminato letterato Giuseppe Prezzolini, in quella magnifica esperienza de La Voce, ha dedicato un volume a quel tortuosissimo periodo. Prima del 1866 infatti, la gioventù trentina frequentava le Università Italiane, preferendo Bologna, Padova e Pavia. Dopo quella data, non riconoscendosi più validi dall’Austria i diplomi di studio degli Atenei del Regno d’Italia, non rimaneva agli intellettuali che frequentare quelli tedeschi Nella costituzione austriaca era bensì riconosciuto, a ciascuna delle varie nazionalità dell’Impero, di avere l’istruzione nel proprio idioma; e a questo diritto avevano fatto appello, anche a nome del Paese, i deputati italiani al Parlamento di Vienna, già nel 1872, reclamando l’Università a Trieste, e poi nel 1885, nel 1888, ’91 e ’96, ma sempre invano. Fra cultura e libertà nazionale i rapporti sono profondi ed insopprimibili. La rivendicazione dei diritti universitari, movimento altamente civile, reclama un atteggiamento nuovo dalle autorità austriache. Il movimento per l’Università Italiana solleva analoghi movimenti nelle altre nazionalità soggette all’Austria. Battisti fonda con pochi amici, la Società degli Studenti Trentini, per mezzo della quale l’agitazione penetrerà fittamente attraverso il Paese e vi creerà, col fiore delle energie, un valido pugno di combattenti.

Tuttavia, un università bilingue avrebbe lasciato mal soddisfatti gli italiani e certo non sarebbe stata gradita ai tedeschi. Da ciò, l’unico luogo che si mostrasse adatto era Trieste. E a questa meta si tende con varia tattica e schermaglie: prima col boicottare le cattedre parallele, in lingua italiana, istituite nell’Università tedesca di Innsbruck (1897 – 1899), poi, secondo l’incitamento dell’On. Campi, con la dichiarazione di affluirvi in massa, con la massima Tutti ad Innsbruck!

L’aggressione degli studenti italiani ad Innsbruck da parte di quelli tedeschi, dovuta al tentativo di istituzione della libera Università Italiana della città, seguita all’incarcerazione, farà maturare in Battisti l’idea definitiva del distacco della sua terra trentina dall’Imperial regia monarchia, per l’annessione alla madrepatria italiana.

Nella vita e nella sua opera, il cui spirito era acutamente intento all’intimo svolgersi degli avvenimenti, si riflettevano di questi l’indirizzo ed il moto. Studente della facoltà di Lettere a Firenze, l’irredentista aveva prediletto nettamente lo studio della geografia, ricercando quella visione intera della vita umana in rapporto al suolo natio. Concependo questa disciplina come scienza viva, Battisti l’accosta alle varie classi sociali, e alle varie attività, soprattutto all’alpinismo. Con questo spirito, aveva animato i giovani studiosi a dedicarvisi, e più tardi conduceva con sé operai nelle escursioni alpine. Non era un semplice allenamento di muscoli, ma osservazione continua, da cui dovevano uscire le guide migliori del Trentino di valle in valle, con calde ed accurate descrizioni.

Battisti sconfinerà poi a Milano nel 1914, ed in Trentino non tornerà più. Da lì, coordinerà la Commissione dell’Emigrazione Trentina, per i movimenti degli emigranti trentini che si rifugiavano in Italia. Comincerà un’intensissima propaganda nei giornali, tra cui la Stampa e il quotidiano socialista l’Avanti!. Cesare Battisti è infatti protagonista del più grande ciclo di conferenze concernenti l’intervento in Italia, che un apostolo del suo calibro potesse mai effettuare. Ha battuto quasi tutti i comuni italiani, persino la Sardegna e la Sicilia, pur di promuovere la causa della guerra all’Austria. E sarà animatore di congressi storici come quello di Padova del 8 febbraio 1915, dove si sono riuniti tutti i Rettori d’Università del Veneto, tutti i più grandi irredentisti, come Bruno Coceani, Ipparco Baccich, Nazario Sauro.

Il trentino, perfetto interprete del sentimento dell’ora o mai, ove veniva designata la necessità storica dell’intervento, come rivoluzione nazionale e completamento del Risorgimento, riuscirà con la sua capillare opera, con i suoi appelli, ad essere ricevuto assieme ai rappresentanti triestini dal re d’Italia, poco dopo la storica seduta di dichiarazione di guerra del 20 maggio 1915. Ma una delle sedute più memorabili che ricordino protagonista il geografo, è stato il 14 maggio del ’15. D’Annunzio, intervenuto a Roma ad una rappresentazione del Costanzi, aveva parlato ad un pubblico d’eccezione, perorando la causa della guerra italo – austriaca. Il poeta, che dall’alto del Campidoglio aveva innalzato la sua ovazione, era riuscito a fondere il suo spirito con quello del popolo. Presente era anche Battisti. Riconosciuto e scorto, invitato a palare, egli grida: “Alla frontiera! Tutti alla frontiera colla spada e col cuore”! Il giorno 29 Battisti diventerà soldato del 5° Alpini, partendo per il fronte. Sarà proficuo fornitore di particolari, cartografici per la sua terra e per i confini. Sarà animatore eroico, catturato nella famosa Strafexpedition sul Monte Corno. Riconosciuto, verrà impiccato per alto tradimento, nella fossa del Castello del Buon Consiglio a Trento, assieme al suo commilitone trentino, Fabio Filzi. Sicuramente, tuttavia, ciò che ha pronunciato nel suo ultimo colloquio, è vero: “Con i miei quarantadue anni ho raggiunto quello che molti uomini non hanno raggiunto in una lunga vita”.

Di lui ci restano gli scritti politici, geografici, la guida delle Giudicarie, e quell’ultimo pezzo sugli Alpini. Malgrado ciò, l’eredità morale, è quella più importante.

Valentino Quintana

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.