elezioni bologna 2016
Da sinistra Virginio Merola, sostenuto dal centrosinistra e Lucia Borgonzoni, sostenuta dalla Lega e centrodestra.

Siamo giunti ormai alle elezioni amministrative e, tra i comuni interessati e forse meno discussi della tornata elettorale, c’è anche la piccola Bologna. Per quale motivo? Forse per il risultato ovvio? Forse per l’imbarazzo che suscitano i vari candidati? Bologna è una delle più famose città rosse, si dice per via del mattone di quel colore cosiddetto rosso Bologna, ma i cittadini sanno benissimo che ci sono motivazioni politiche prominenti: a Bologna vince il serpentone PCI-PDS-DS-PD dal 1945, salvo la breve e trascurabile giunta centrista con tendenze conservatrici, quella di Giorgio Guazzaloca.

L’Emilia e la Romagna sono state fucine politiche per molto tempo, anche se recentemente i sindaci del Capoluogo non si sono mai distinti a livello nazionale, eccetto Sergio Cofferati. Laboratorio anche sul fronte opposto che ha visto nomi di rilievo. Nel 2009 viene eletto sindaco Flavio Delbono, travolto da uno scandalo e sfiduciato dal suo stesso partito, il quale – sfruttando la breve esperienza comunale di Anna Maria Cancellieri – riesce a mettere sotto il tappeto gli scomodi scandali e far rivincere il proprio nuovo candidato, senza nemmeno sprecarsi a cercarlo sul territorio locale: Virginio Merola.

Il soggetto non ha mai brillato, in effetti ha fatto anche pubblicamente diverse gaffes che però devono essere passate inosservate a un elettorato che pubblicamente dichiara non solo di non conoscerne il programma, ma di non sapere nemmeno che faccia abbia il candidato. Come può succedere? Sicuramente giovano la consuetudine e sicuramente l’organizzazione, soprattutto nei quartieri rossi, dove il cittadino tra Unicredit, Coop, Arci e sedi di partito cresce pensando a Bologna come una piccola Repubblica Popolare Democratica indipendente.

Qualcosa però sta cambiando: se infatti il populismo grillino preoccupa a destra, non si salva nemmeno la sinistra, che a Bologna vede la preponderanza dei loro voti ridursi proprio nei quartieri più rossi che, come argine al percepito malaffare del partito e dei suoi organi ufficiosi, si rivolge ad altre forze che propongono “qualunque cosa basta che sia democratica e antifascista”. Se ciò sia un bene o un male è difficile da dire, probabilmente servirà sperimentarlo direttamente, e allora una volta o l’altra saranno loro a ottenere la maggioranza.

La destra bolognese ha avuto anche nomi importanti, tuttavia soprattutto negli ultimi anni sembra incapace di proporre un candidato con concrete possibilità di vincere, e perfino di rimanere unito; Forza Italia a queste elezioni ha sostenuto il candidato della Lega Nord solo alla fine e controvoglia. Il loro candidato, Lucia Borgonzoni, non sembra lasciare troppe speranze alla coalizione per raggiungere un ballottaggio. Qui Salvini non pare aver compreso la Città e quale candidato proporle e il centro destra, dopo 5 anni di critiche alla giunta, sarebbe a sua volta dovuto arrivare con un nome presentabile e adatto.

Una menzione va fatta anche per le altre liste civiche e non: i Comunisti Lavoratori, il giuslavorista Federico Martelloni, i Verdi, Giustizia Onore Libertà, e il neonato Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi che si presenta con Mirko de Carli. Liste queste che non sembrano ambire a risultati rilevanti, pur notando però l’insofferenza della Città per un’amministrazione che si è fatta amare poco.

A questa giunta vengono rimproverate per lo più scelte poco fortunate come la completa pedonalizzazione del centro nel fine settimana, che se gradevole per gli abitanti del centro, diventa insostenibile per chi abita fuori, uccidendo il commercio; la totale tolleranza per le occupazioni abusive di abitazioni; la gestione della zona universitaria, centro di bivacchi di studenti fuoricorso tra alcol, stupefacenti, venditori abusivi, tutto davanti il Teatro comunale: il sindaco non si può certo definire un comunista, ma sicuramente lascia che gli antagonisti facciano i propri comodi. Ciò ha visto accendere l’interesse anche del Capo del Carroccio che ha cercato di sfruttare la situazione a vantaggio del proprio candidato, e scoprendo nuovamente a suo discapito il doppio peso del pluralismo politico in Italia.

Il sindaco uscente fu molto osteggiato anche dal suo stesso partito, finché non arrivarono altri scandali nazionali, come il caso Marino, che suggerirono di tapparsi il naso dove possibile, come a Bologna. Si ripresenta sostenuto da una serie di liste, tra cui una civica indipendente costituita di professionisti e tecnici vicini all’ex partito di Mario Monti, Scelta Civica. Probabilmente ci sarà un ballottaggio che se finirà, come più probabile, tra PD e M5S, vedrà gran parte degli elettori davanti una scelta talmente imbarazzante da far vincere il partito degli astensionisti; e poco cambierebbe con l’altra eventualità del PD contro il centrodestra, visto che è ben nota l’irriducibilità grillina verso gli altri schieramenti.

Giulio Sibona

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