L'autore Mauro Lupoli alla premiazione presso il Pisa Book Festival.

Questa volta parliamo di un nuovo libro, un’antologia di storie tanto locali quanto d’altri tempi, dal titolo “Racconti Toscani”, che è stato presentato anche al recente Pisa Book Festival dello scorso 10 novembre, con la premiazione dei suoi vari autori. Uno degli autori, Mauro Lupoli, è a colloquio con noi, ed il suo è proprio uno dei racconti che sono piaciuti di più: “Ettore, il gatto dei pescatori”, la storia di un simpatico felino che diventò un vero e proprio personaggio storico di Viareggio e del suo porto, e a cui non a caso la cittadinanza volle che fosse persino dedicata una statua.

1. Mauro, innanzitutto benvenuto e grazie e per lo spazio che ci concedi con questa intervista. Ai nostri lettori, sicuramente, piacerebbe sapere qualcosa di più su di te, sull’autore; qualche cenno biografico!

Sono nato a Milano negli anni 50, ma mia madre, ancora vivente alla bella età di 95 anni è originaria della Val di Non, mentre mio padre era di Taranto. Laureato in Scienze Politiche a Milano, e con un MBA in Economia alla Bocconi ho sempre lavorato nel settore marketing e comunicazione in aziende e nel settore credito. Sono giornalista pubblicista e ho collaborato nel settore economia e finanza su giornali e riviste tecniche con Milano Finanza, Espansione, ecc. Una chiusa l’attività lavorativa ho coltivato l’hobby della scrittura con racconti autobiografici e di fantasia pubblicati prevalentemente sui social, con un buon riscontro di pubblico. Come hobby ho anche la pittura.

2. Il libro, “Racconti Toscani”, riunisce un insieme di storie avvenute in varie parti della Toscana ed è pubblicato da una Casa editrice, Historica Edizioni. Tuttavia, i racconti che contiene sono passati prima al vaglio di una giuria, che li ha praticamente selezionati. Quali sono le ragioni che hanno indotto i giurati ad approvare il racconto dedicato ad Ettore, il gatto dei pescatori?

Da circa quarant’anni vado in vacanza a Viareggio in Toscana, dove ho casa, e ho sempre girato la regione in lungo e in largo anche in bicicletta. Mi ritengo quindi un toscano adottivo e apprezzo molto le bellezze artistiche della Regione i suoi straordinari paesaggi. I vernacoli toscani, che ora distinguo perfettamente mi hanno sempre molto affascinato, perché si usano vocaboli e modi dire che al nord sono sconosciuti. Frequento gli ambienti artisti e letterari a Viareggio e spesso mi hanno chiesto di collaborare, ma purtroppo non sono residente. Un domani chissà… Penso che chi ha selezionato il mio racconto, al di là della storia interessante, abbia intuito il mio grande amore per la Toscana e la sua gente.

3. La Toscana è una regione che ogni italiano sente anche un po’ sua, un po’ perché la lingua di Dante appartiene ormai a tutti (il milanese Manzoni, non a caso, disse “vado a sciacquarmi i panni in Arno”), un po’ perché certe sue località turistiche alla fine sono un gradito patrimonio collettivo (Firenze, la Versilia, il Chianti, Pisa, Siena, ecc). Anche per questo motivo, le sue storie possono interessare o strappare il sorriso ad ogni lettore, di qualunque parte d’Italia, come se anche lui si trovasse proprio sul posto. Qual è il tuo rapporto con la Toscana?

Come già detto sono un toscano adottivo, che ancora più di chi vi è nato sono in grado di apprezzare storia arte, genti, tradizioni: mi piace ascoltare i racconti popolari e in Toscana se uno vuole ogni giorno può scoprire un luogo nuovo. Vi sono borghi e paesi straordinari in luoghi poco conosciuti come il Casentino, la Lucchesia, la Garfagnana, la Maremma ecc. La Toscana non è solo Firenze, Pisa e Siena: è una straordinaria nazione nella nazione! Un massese e un grossetano sono molto diversi fra di loro, ma ogni toscano ha molte cose interessanti da raccontare e in genere ha buona cultura. Mi piacciono molto le testimonianze di guerra che in Toscana fu tragica e sanguinosa. Spesso mi hanno detto che conosco meglio io la Toscana e suoi musicali vernacoli dei toscani stessi.

4. Per concludere questa nostra breve chiacchierata, qual è la storia di Ettore, il gatto dei pescatori? Cosa commuove, piace o induce all’ammirazione verso questo gatto che era un po’ come una persona, come si suol dire un animale a cui “mancava solo la parola”? Naturalmente, ci dica quel tanto che basta per invogliare i nostri lettori a cercarsi e leggersi il libro!

Ettore il gatto del molo o dei pescatori era un personaggio (certo personaggio e non solo un animale…) realmente esistito a Viareggio. Ha vissuto 18 anni sul molo e spesso lo vedevo coccolato dai pescatori che gli davano da mangiare pesci freschi. Di notte trovava rifugio in qualche locale sul lungomare. Quando passò il ponte i viareggini gli dedicarono una festa, un monumento e fu scritto anche un libro su di lui. Ancora oggi i bambini passano, vedono la statua e accarezzano il gatto, raffigurato con un pesce in bocca, come fosse ancora vivo! Io ne ho tratto un racconto un po’ romanzato, narrando anche la strage ferroviaria di Viareggio. In quel frangente gatti e cani avvertirono il pericolo prima del disastro e scappando subito salvarono alcune famiglie che li seguirono con le fiamme che stavano divorando la loro casa.

Grazie di nuovo per il piacere di questa conversazione, Mauro!

Il monumento dedicato ad Ettore, il gatto dei pescatori, al molo di Viareggio.

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