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Dietro i “normali controlli” della Guardia costiera italiana a bordo dell’imbarcazione “Iuventa” della ong tedesca “Jugend rettet”, c’era dell’altro.

Le “visite” a bordo dell’imbarcazione (avvenuta al largo di Lampedusa) del tenente di vascello Paolo Monaco, della Capitaneria dell’isola e, successivamente, degli agenti dello Sco (Servizio centrale operativo della polizia), su ordine dei pm di Trapani che, almeno dal 2016, stanno indagando sull’Ong, non sono state di cortesia.

I rapporti tra i membri dell’equipaggio della nave e i trafficanti di esseri umani, nonostante la difesa preventiva del maggiore quotidiano di riferimento dei vescovi italiani, sono a dir poco opachi.

Utilizzare furbescamente solo alcune delle parole pronunciate dal procuratore di Trapani, Ambrogio Cartosio, nel corso della conferenza stampa tenuta nel pomeriggio di ieri, non muta il senso e la sostanza dei fatti.

Questo il passaggio che qualcuno sta cercando di montare a suo piacimento come costruzioni Lego: “Abbiamo documentato incontri in mare, ma siamo portati a escludere collegamenti tra Ong e libici. Escludo che qualcuno abbia agito per scopi di lucro, mentre sono presenti gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, commessi da quanti sono a bordo della nave Iuventa, utilizzata dalla Ong Jugend Rettet”.

Il pm, tra l’altro, ha anche parlato di “pericolo serio della reiterazione del reato”, visto che “persone che lavorano all’interno della Iuventa avrebbero trasbordato, per due volte, sulla nave migranti scortati da trafficanti libici non in situazioni di pericolo”.

In queste ore sta emergendo anche un altro aspetto inquietante della condotta dell’equipaggio della nave dell’Ong tedesca Jugend Rettet, bloccata a Lampedusa e sequestrata su richiesta della Procura di Trapani con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: la dichiarata ostilità contro l’Italia, tanto da aver posizionato a prua un cartello con la scritta “Fuck Imrcc”, ovvero “affanculo l’Italian Maritime Rescue Coordination Centre”.

“Le 147 pagine del decreto di sequestro preventivo della Iuventa, firmato dal gip Emanuele Cersosimo, sono lo specchio della loro collaborazione con i trafficanti di esseri umani, dai quali prelevavano i migranti invece di intervenire solo in casi di pericolo”, si legge sul quotidiano torinese La Stampa, “e le intercettazioni rappresentano anche un campanello d’allarme sugli interessi delle Ong e la complicità della guardia costiera libica”.

L’equipaggio della Iuventa aiutava addirittura gli scafisti a riportare indietro i gommoni per poterli usare nuovamente. Una foto immortala le “due barche in legno dei trafficanti legati in precedenza con una cima dagli operatori della Iuventa”.

“Il recupero dei migranti, in accordo con i trafficanti, avveniva anche a 1,3 miglia dalla costa libica”. A narrare i fatti è un agente sotto copertura citato da La Stampa.

L’intesa era talmente ferrea che il 26 giugno scorso alle 17 sull’albero a poppa dell’imbarcazione, “è stata issata la bandiera libica”.

Dalle intercettazioni delle conversazioni tra due collaboratori di Save the Children, pubblicate dal giornale torinese, emergono nuovamente le logiche tutt’altro che filantropiche di certe Ong.

Uno chiede all’altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. E lui risponde: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come …”. L’amico, incuriosito, chiede: “Perché loro, aspè perché loro erano pagati come stipendio dici?”. Chiara la risposta: “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra …”.

L’immagine santificata dai media mainstream del blocco tedesco, costituito da cinque Ong (Sos Mediterranee con la sua nave guardapesca “Aquarius”, Sea Watch Foundation con le sue due unità navali battenti bandiere neozelandese ed olandese, Sea-Eye con il suo peschereccio “Sea-Eye”, battente bandiera olandese, Lifeboat con una nave con bandiera tedesca e, dulcis (?) in fundo, l’ormai nota Jugend Rettet con la sua “Iuventa”), inizia ad appannarsi in modo visibile.

Il pm catanese Zuccaro, massacrato per giorni, ci aveva visto giusto. Adesso occorre far luce sulle zone d’ombra, senza sconti o favolette. Il “mondo di mezzo” delle Ong, coperto per anni dal mare e dalla retorica, non è il giardino dell’Eden.

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