Far conoscere i prodotti e le varie pratiche di cyber security end-to-end adottate per la sicurezza e la privacy, cooperare con i partner del settore per facilitare l’innovazione tecnologica, garantire a tutti i clienti, organizzazioni governative comprese, verifiche di sicurezza imparziali e indipendenti. Sono questi i tre motivi principali che hanno spinto Huawei ad annunciare l’apertura del suo Cybersecurity and Transparency Center a Roma nel 2021. E questo nonostante tutte le interferenze americane, l’ultima delle quali coincisa con la trasferta in Italia del Segretario Usa, Mike Pompeo, in “missione” per convincere l’Italia a tagliare i ponti con il colosso di Shenzhen. La società tecnologica cinese aprirà il centro nella capitale italiana il prossimo anno, integrando così i centri esistenti a Banbury, in Gran Bretagna, Bruxelles, Bonn (Germania), Dubai, Shenzhen e Toronto.

La risposta di Huawei alle insinuazioni mosse dagli Stati Uniti è stata chiara e ha coinciso con tre parole chiave: apertura, collaborazione e trasparenza. È proprio la trasparenza uno degli aspetti contro la quale Washington ha puntato maggiormente il dito. Ebbene, Huawei ha intenzione di fornire una piattaforma per la comunicazione e l’innovazione congiunta con tutti gli stakeholder italiani, in aggiunta a una seconda piattaforma di verifica e valutazione tecnica, tanto per il governo, quanto per i suoi vari clienti.

Scendendo nel dettaglio, a che cosa servono i Cybersecurity and Transparency Center? Rientrano in una strategia attraverso cui Huawei intende consentire alle istituzioni, ai clienti e ai governi di toccare con mano e verificare come la società cinese sta affrontando il tema della sicurezza informatica.

Il centro italiano sarà quindi aperto a un vasto numero di soggetti, invitati a eseguire test di sicurezza “equi, oggettivi e indipendenti”, ha affermato la stessa azienda in un comunicato. Da un punto di vista geopolitico, l’Italia non dovrebbe lasciarsi influenzare dagli Stati Uniti né da altre entità esterne, a maggior ragione su tematiche rilevanti come lo sono le nuove tecnologie. Huawei è un’azienda che offre determinati servizi. Se il colosso di Shenzhen è in grado di mettere sul tavolo un prodotto migliore rispetto alla concorrenza, per quale motivo l’Italia dovrebbe girarsi dall’altra parte rinunciando a una ghiotta opportunità per la propria crescita economica e digitale?

Dal canto suo Huawei, anziché perdere la calma e rispondere alle provocazioni statunitensi con lo stesso tono, ha offerto la migliore delle risposte possibili: ha teso una mano all’Italia con l’obiettivo di creare un ponte ancora più solido con questa nazione. “Il 5G è uno dei punti di svolta che amplierà il potenziale del cyber-spazio per le nostre società, economie e stili di vita, ma non è l’unico elemento della trasformazione digitale. Ecco perché cè bisogno di un ambiente digitale sano, basato sulla fiducia reciproca. Quando si parla di sicurezza informatica, sia la fiducia che la sfiducia dovrebbero essere basate su fatti, non su sensazioni, speculazioni e voci infondate”, ha spiegato chiaramente Luigi De Vecchis, Presidente di Huawei Italia.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome