La regione del Caucaso meridionale rientra all’interno dei progetti di Partenariato Orientale e di Sicurezza Energetica dell’Unione Europea, per tale motivo e per la sua importanza strategica di “ponte” e “crocevia” dell’Eurasia, capace di mettere in collegamento il continente europeo con quello asiatico, è doveroso analizzarne la sicurezza e stabilità interna ed i possibili sviluppi futuri. Proprio nella giornata di ieri 6 novembre 2015, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’importanza della regione del Caucaso meridionale, si è svolto il convegno “Security Challenges of the South Caucasus in the Changing Geopolitical Context” organizzato dall’Istituto di Affari Internazionali (IAI) nella prestigiosa sede di Palazzo Rondinini di Roma.

L’apertura del convegno, incentrata sulla centralità della regione caucasica meridionale e sulla necessità per l’Italia di aumentare la propria conoscenza in merito, è stata effettuata dal Direttore dello IAI Ettore Greco a cui ha fatto seguito la moderatrice Nona Mikhelidze, Senior Fellow dello IAI, che ha voluto ricordare i numerosi eventi che si sono svolti negli ultimi anni proprio dedicati a tale regione che ne hanno sottolineato l’importanza geopolitica e strategica.

Il convegno ha dato la possibilità ai partecipanti di conoscere maggiormente il Caucaso meridionale e le dinamiche interne grazie agli interventi di Fariz Ismailzade, Vice Rettore della ADA University di Baku, Lerna Yanik, Professore della Kadir Has University di Istanbul, Dennis Sammut, Direttore del LINKS di London, e Andrey Makarychev, Professore dell’Università di Tartu. Focus centrale degli oratori è stato in primis le difficoltà incontrate dall’Unione Europea nell’attuare una propria politica nell’area e quindi la necessità di un cambiamento o di un nuovo approccio; è stato sottolineato inoltre il ruolo importante ma complesso della Turchia che da tempo esercita nel Caucaso meridionale a cui deve essere aggiunta una indiscussa influenza russa capace di cambiare gli equilibri interni. Di grande interesse per il pubblico partecipante il dibattito che si è accesso inerente i conflitti nella regione, tra cui spicca quello ancora irrisolto del Nagorno-Karabakh che oppone l’Armenia all’Azerbaigian a cui è possibile unire il conflitto russo-georgiano del 2008 che di fatto ha permesso all’Ossezia del Sud ed all’Abhazia di ottenere l’indipendenza dalla Georgia.

Conflitto del Nagorno-Karabakh
Iniziato nel 1988 con le dichiarazioni di indipendenza da parte della popolazione armena della regione del Nagorno-Karabakh, di fatto il conflitto esplose nel 1992 coinvolgendo gli eserciti dell’Armenia e dell’Azerbaigian. Nel 1994 è stato firmato un armistizio che ha portato alla creazione del Gruppo di Minsk dell’OSCE presieduto da Francia, Stati Uniti e Russia con l’obiettivo di favorire il processo di pace il quale tuttora non ha visto risultati significativi.

L’Armenia proclama il diritto all’indipendenza della Repubblica del Nagorno-Karabakh, anche se attualmente nessun paese ne ha riconosciuto tale indipendenza a livello internazionale, e la legittimità nel processo di autodeterminazione effettuato perseguendo le leggi dell’Unione Sovietica; l’Azerbaigian, invece, accusa il Governo di Erevan di sostenere uno “Stato fantoccio” attraverso il supporto politico, economico e militare e di fatto di occupare il 20% del territorio nazionale azerbaigiano, ossia la regione del Nagorno-Karabakh e sette distretti limitrofi. A supporto delle proprie posizioni, il Governo di Baku cita le risoluzioni delle Nazioni Unite adottate durante il periodo di guerra.
Il conflitto, definito “congelato”, in realtà registra continui scontri sulla linea di confine armeno-azerbaigiana che provocano vittime e feriti da entrambe le parti ed il cui intensificarsi potrebbe riportare all’apertura delle ostilità su larga scala e quindi far precipitare la regione del Caucaso meridionale in una situazione di instabilità ed insicurezza.

Conflitto russo-georgiano dell’agosto del 2008
Il conflitto russo-georgiano avvenuto tra il 7 ed il 12 agosto 2008 ha dimostrato la grande influenza della Federazione Russa nella regione del Caucaso ed ha evidenziato come il Cremlino possa cambiare gli equilibri regionali all’interno di una area che considera importante dal punto di vista strategico.

Al termine degli scontri, che hanno visto le forze armate russe prevalere su quelle georgiane, è stata sancita l’indipendenza della Repubblica di Abkhazia e della Repubblica dell’Ossezia del Sud dalla Georgia, entità statali il cui riconoscimento a livello internazionale è arrivato soltanto da parte russa e di alcuni stati alleati di Mosca nel Sud America e nell’area del Pacifico. Tale conflitto ha rappresentato il punto massimo di attrito tra la Federazione Russa e la Georgia, paese inserito nell’orbita della NATO ed importante per l’Europa grazie all’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan il quale permette l’esportazione del petrolio azerbaigiano verso il Vecchio Continente favorendone, secondo quanto programmato dagli Stati Uniti, la minore dipendenza dalle importazioni provenienti dal Medio Oriente.

Tematica energetica e sicurezza
La stabilità della regione del Caucaso meridionale è fondamentale per la Politica di Sicurezza Energetica adottata dall’Unione Europea la quale cerca di differenziare le proprie fonti di approvvigionamento (petrolio e gas naturale) e ridurre la propria dipendenza dai mercati mediorientali, vista la loro instabilità, e da quello russo, a causa dei difficili rapporti che hanno raggiunto la massima tensione dopo la Crisi Ucraina.

Come già accennato in precedenza, grazie all’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan l’Europa ha tentato di diminuire la propria dipendenza dal petrolio mediorientale sfruttando i giacimenti petroliferi dell’Azerbaigian, paese che dalla firma del “Contratto del Secolo” avvenuta nel 1994 ha registrato una notevole crescita economica e si è affermato all’interno del mercato energetico internazionale.

Non solo petrolio, ma anche il gas naturale dona una centralità all’Azerbaigian per quel che concerne la politica energetica europea visti i progetti Trans Anatolian Pipeline (TANAP) e Trans Adriatic Pipeline (TAP) che, una volta completati, dovrebbero portare inizialmente 10 milioni di metri cubi di gas naturale (bcm) in Europa (ammontare che potrebbe raggiungere i 20 bcm in futuro) sfruttando come hub energetico la regione italiana della Puglia. A fronte di questi progetti energetici fondamentali per l’Europa, perché permetterebbero una minore dipendenza o almeno una differenziazione delle importazioni di gas naturale, Bruxelles ovviamente deve incrementare le proprie politiche ed azioni all’interno della regione del Caucaso meridionale per favorirne la stabilità e quindi assicurarsi la completa realizzazione dei propri programmi di Partenariato Orientale e Sicurezza Energetica.

Giuliano Bifolchi

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