Come denunciato pochi giorni fa dalla testata Il Fatto Quotidiano, l’evento di tre giorni organizzato dal CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), ospitato nel Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, ha destato non poche polemiche e perplessità. Il simposio, dedicato al roboante tema delle nuove “spiritualità e religioni del Terzo Millennio” è stato infatti diretto e gestito da coloro che le sette le raccontano in maniera eufemisticamente “benevola”, al punto tale da non aver accettato l’idea di un contraddittorio. Non erano presenti, per esempio, gli autori del recente libro “Nella Setta”, Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni, edito da Fandango e finalista al Premio Piersanti Mattarella, sebbene all’interno della tre giorni si sia tenuto un dibattimento ad esso appositamente dedicato, qualcosa in odor di “dossieraggio”. Erano presenti personalità riconducibili alle sette di cui in quel libro si parla, ad esempio il famigerato Forteto del Mugello o Damanhur che risiede nei pressi di Torino e che si sta tuttavia espandendo anche altrove, ma non gli autori del libro e men che meno le vittime di quelle sette stesse! Una situazione a dir poco paradossale, che gli organizzatori dell’evento hanno così semplicemente liquidato: “Bastava iscriversi”. Ossia, le vittime di certe sette e gli autori di un libro che indaga sul loro operato devono iscriversi ad un evento in cui si parla di loro, chiaramente male o in termini comunque delegittimatori, perché “giustamente”, a differenza dei capi delle sette e dei loro difensori, non è previsto per loro alcun invito o anche una sola lettera “per conoscenza”!

Il libro “Nella Setta”, che sta conoscendo un forte successo, ha attirato persino l’attenzione del legislatore, al punto che dalla sua denuncia hanno tratto ispirazione ben due disegni di legge per contrastare la proliferazione dei gruppi settari. Anche questo tema, chiaramente, desta la preoccupazione di coloro che hanno organizzato l’evento torinese, col relativo e prevedibile augurio che tali disegni di legge non completino il loro iter parlamentare. Poco importa che in Italia le sette riconosciute siano almeno 500, con quattro milioni di nostri connazionali da esse soggiogati: difendere queste realtà, per qualcuno, sta diventando un settore sempre più vantaggioso, sotto numerosi aspetti. Non a caso così si sono espressi Piccinni e Gazzanni, che già in precedenza hanno ricevuto non poche minacce ed intimidazioni proprio a causa del loro libro: “Troviamo fuori luogo che un’istituzione democratica e di formazione come l’università ospiti un evento senza contraddittorio. Ma il problema non è tanto nei nostri confronti. Nel corposo programma si è discusso pure di alcune organizzazioni borderline o già coinvolte in pesanti inchieste giudiziarie, senza sentire minimamente il bisogno di ascoltare la voce delle vittime, di chi ne è uscito devastato. Abbiamo saputo di quest’evento dalle decine e decine di telefonate e mail di fuoriuscite da diverse organizzazioni. Alcuni irritati, altri in lacrime”.

A tal proposito, è forte e non ammette repliche nemmeno quanto considerato dall’AIVS, l’Associazione Italiana Vittime delle Sette: “Il CESNUR è una delle tipiche ’cortine di fumo’ che hanno come fine quello di convincere l’opinione pubblica che certi fenomeni debbano considerarsi inesistenti o marginali. Ma nulla potrebbe essere più falso. Darsi come tema il ’riesame’ del libro ’Nella Setta’ senza invitarne gli autori, o discutere di associazioni anti-sette in loro contumacia, ha minato le basi stesse di questo convegno – dicono Francesco Brunori e Toni Occhiello, rispettivamente portavoce e presidente nazionale – E troviamo almeno singolare che l’università torinese si sia prestata, senza tenere conto dei fatti legati a condanne passate in giudicato”.

Anche il CESAP, Centro Studi Abusi Psicologici, per bocca della sua fondatrice Lorita Tinelli, non ha usato parole meno concilianti: “Ho ascoltato centinaia e centinaia di transfughi da gruppi abusanti. Voci che urlano dolore e restano il più delle volte inascoltate dalle istituzioni. Ritengo che seminari come quello di Torino non solo non rendono un servizio utile alla conoscenza scientifica del fenomeno, ma rinnegano la dignità di chi ha sofferto”. Anche il presidente dell’Associazione delle Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, ha ulteriormente sottolineato l’aspetto giudiziario: “È stata una setta distruttiva a tutti gli effetti. Le sentenze parlano chiaro”.

A cercare di silenziare un po’ lo scandalo ha tentato invece Franca Roncarolo, direttrice del dipartimento di culture, politica e società dell’università torinese: “È stato un convegno tipicamente accademico. Una riflessione non rivolta a un pubblico generico, ma destinata ad affrontare analiticamente, tra studiosi, i temi delle diverse forme di spiritualità e religioni”. Come se, in un “convegno accademico”, non fosse consentito il contraddittorio o, peggio ancora, la presenza degli autori di un testo che viene in tal sede messo all’indice, o ancora le vittime di quei gruppi settari che in contemporanea vengono “sdoganati” o comunque “giustificati”.

Ancor più “conciliante” la risposta di Massimo Introvigne, uomo chiave del CESNUR, che ha chiosato: “Come in tutti i meeting accademici, è pubblicata mesi prima una call for papers, con un termine per rispondere. Chi desidera presentare comunicazioni o sessioni sottopone una domanda che è esaminata e accettata o respinta da un comitato scientifico. Nessuno è ’invitato’. Non escludiamo esponenti ’anti-sette’ e naturalmente nessuno sulla base della sua appartenenza a religioni o movimenti religiosi”. Ma davvero nessuno era “invitato”? Siamo sicuri che fosse tutto così semplice e lineare? Perché in realtà, come scritto dallo stesso giornale di Massimo Introvigne, “organo di stampa” del CESNUR, ovvero BitterWinter, le cose sembrerebbero essere andate in maniera leggermente diversa.

Per esempio, il valdese Lucio Malan, senatore di Forza Italia, spesso dedito proprio al tema della libertà religiosa, in particolare in Cina, in particolare dei gruppi “protestanti” ma non solo, aveva dovuto iscriversi come qualsiasi altro comune cittadino o povero mortale che dir si voglia? Era presente nel momento in cui, nella tre giorni torinese, il CESNUR ha parlato del tema che gli è forse più caro, ovvero la Chiesa di Dio Onnipotente. E sappiamo, anche da articoli ed eventi precedentemente pubblicati, come la sua presenza ed attenzione a tali temi sia tutt’altro che casuale o passeggera, così come quella di coloro che gravitano nella sua area, non soltanto protestanti ma anche cattolici rigorosi.

Durante tale evento, ovviamente, è stato proiettato il video “Tiananmen and Religious Persecution in China”, mentre gli altri conferenzieri (Holly Folk, professoressa associata nella Facoltà di Studi umanistici della Western Washington University di Bellingham, Washington, e J. Gordon Melton, Distinguished Professor di Storia religiosa degli Stati Uniti d’America nell’Istituto per gli studi religiosi della Baylor University di Waco, in Texas) hanno “alleggerito” le colpe ormai ampiamente provate della Chiesa di Dio Onnipotente rispettivamente accusando il Partito Comunista Cinese di aver creato una montagna di menzogne e smontando le testimonianze dei membri della setta pentitisi dopo la famigerata strage presso il McDonald del 2014 a Zhaoyuan, nello Shandong. Non c’è nemmeno bisogno di dire che i libri di Introvigne “Alla scoperta della Chiesa di Dio Onnipotente. Il movimento religioso più perseguitato in Cina” e “Il libro nero della persecuzione religiosa in Cina” abbiano ricevuto, in questa tre giorni, ben maggiore calore ed accoglienza di quello, reputato sostanzialmente farlocco, di Piccinni e Gazzanni.

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