Giornata nera per gli “accoglioni” (il neologismo con cui si definiscono i predicatori dell’accoglienza senza limiti e controlli, sulla base di teorie scollegate dalla realtà ed interpretazioni di comodo delle leggi.

I finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito, alle prime luci dell’alba, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di Domenico Lucano, sindaco del Comune di Riace e vessillo di certa sinistra salottiera e il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell’ambito dell’operazione denominata “Xenia”. L’arresto arriva dopo le indagini sulla gestione dei finanziamenti erogati dal Viminale proprio per l’accoglienza dei rifugiati ed avviene ad un anno esatto dalla notifica allo stesso dell’avviso di garanzia, avvenuta il 5 ottobre 2017, quando il premier era Gentiloni e Minniti era ministro dell’Interno. Più di sette mesi prima che l’attuale Esecutivo si insediasse.

Dalle indagini è emersa la grande spregiudicatezza del sindaco Lucano, che presunti intellettuali e personaggi dello spettacolo stanno maldestramente cercando di spacciare per disobbedienza civile, nell’organizzare veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano.

Gli elementi di prova raccolti hanno permesso di dimostrare infatti come Lucano, unitamente alla sua compagna Tesfahun Lemlem, avessero architettato degli espedienti volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia. Il Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, ammetteva in diverse occasioni, in maniera plateale, di essersi reso materialmente protagonista ed in prima persona adoperato, ai fini dell’organizzazione di matrimoni “di comodo”.

Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha poi raccolto elementi difficilmente confutabili relativamente all’affidamento diretto del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della cittadina riacese, così impedendo l’effettuazione delle necessarie procedure di gara previste dal Codice dei contratti pubblici e favorendo invece due cooperative sociali, la “Ecoriace” e L’Aquilone” che difettavano infatti dei requisiti di legge richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico, poiché non iscritte nell’apposito albo regionale previsto dalla normativa di settore. Normativa che il sindaco aveva cercato di aggirare istituendo un albo comunale delle cooperative sociali cui poter affidare direttamente, secondo il sistema agevolato previsto dalle norme, lo svolgimento di servizi pubblici.

La vasta attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza e diretta dalla Procura di Locri, ha poi riguardato “numerosi e diversificati profili” relativi alla gestione dei rilevanti flussi di denaro pubblico destinati alla gestione dell’accoglienza dei migranti nel Comune di Riace, al cui esito sono emerse e riscontrate diffuse e gravi irregolarità anche in merito: ad altre e diverse procedure di affidamento diretto alle associazioni operanti nel settore dell’accoglienza; alla irregolare rendicontazione dei criteri riguardanti la lungo permanenza dei rifugiati; all’utilizzo di fatture false tramite le quali venivano attestati fraudolentemente costi gonfiati e/o fittizi; al prelevamento, dai conti accesi ed esclusivamente dedicati alla gestione dell’accoglienza dei migranti, di ingentissime somme di denaro cui è stata impressa una difforme destinazione, atteso che di tali somme non vi è riscontro in termini di corrispondenti finalità.

Sulla ricostruzione di tali circostanze così come rappresentate nel corpo della richiesta di applicazione delle misure cautelari, si legge nella nota della Procura, il GIP presso il Tribunale di Locri ha tuttavia affermato che “ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”.

Su tali profili la Procura doverosamente procederà nei prossimi giorni ad approfondire ogni opportuno aspetto per presentare l’eventuale, apposito ricorso presso il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, “fermo restando che dalle indagini è comunque emersa una pluralità di situazioni che, nell’immediatezza, impone la trasmissione degli atti alla Procura Regionale della Corte dei Conti ai fini dell’accertamento del connesso danno erariale”.

Grida al complotto Roberto Saviano. “Questo governo, attraverso questa inchiesta giudiziaria, da cui Mimmo saprà difendersi in ogni sua parte, compie il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche”, scrive Saviano su Facebook, sottolineando che “nelle azioni di Mimmo Lucano non c’eè mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile”.

Di tutt’altro avviso il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Chissà cosa diranno adesso Saviano e tutti i buonisti che vorrebbero riempire l’Italia di immigrati. Io vado avanti. Porti chiusi, cuori aperti”, ha scritto su Twitter.

Chiara e netta la posizione ufficiale del Movimento Cinque Stelle. “Il sistema dell’accoglienza targato Pd”, ha dichiarato il sottosegretario grillino Carlo Sibilia in un post pubblicato sul Blog delle Stelle, “ha creato più indagati che integrati. Sono contento che il governo del cambiamento abbia dichiarato guerra al business dell’immigrazione. Molte risposte saranno già nel dl sicurezza”.

“Sono consapevole di aver lanciato una bomba in una favola. E mi pesa moltissimo. Oltre alla favola, però, c’era una realtà parallela diversa. In ogni caso, coltivo sempre il dubbio che possa essermi sbagliato”, dichiara il procuratore di Locri, Luigi D’Alessio. “Il progetto è nobile, aggiunge D’Alessio, ma è stato realizzato trasgredendo numerose leggi” ha aggiunto il magistrato. “Noi non processiamo il modello Riace, ma gli illeciti che sono stati commessi”.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non alimentare discussioni polemiche e personali, mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected]

Inserisca il suo commento
Inserisca il Suo nome