Nucleare iraniano, Trump

“Se gli Stati uniti vogliono ritirarsi dall’accordo sul nucleare con l’Iran non possiamo farci nulla, ma sarebbe una violazione dell’impegno che hanno preso. Di conseguenza, non sono molto credibili quando chiedono alla Corea del Nord di abbandonare il programma nucleare militare.” Queste le parole del Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che difende l’intesa con Teheran intervenendo al Forum Med, organizzato a Roma dalla Farnesina insieme con l’ISPI.

L’ accordo sul nucleare iraniano, un cammino diplomatico durato 13 anni, è ora bocciato ufficialmente da Donald Trump, che si è detto pronto ad abbandonarlo “in qualsiasi momento”. Secondo il Presidente degli Stati Uniti infatti, l’Iran “non rispetta lo spirito dell’accordo”.

Cosa prevede l’accordo sul nucleare iraniano

Dopo anni di negoziati ed estenuanti trattative, l’accordo era stato raggiunto il 14 luglio del 2015 a Vienna, siglato da Teheran e dai Paesi del cosiddetto 5+1, ovvero i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con potere di veto – Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina – più la Germania. Letto da molti come un’opportunità storica di riavvicinamento tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti, l’accordo sul nucleare iraniano è un documento formato da 100 pagine e 5 allegati. Il punto principale dell’intesa è la rimozione delle sanzioni internazionali imposte all’Iran. L’accordo prevede che le sanzioni vengano “eliminate e non solo sospese”.

Il testo prevede l’eliminazione delle sanzioni in cambio di una serie di restrizioni al programma nucleare e in seguito alla verifica da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) del rispetto da parte dell’Iran degli impegni presi a Vienna. Teoricamente il documento prevede la rimozione “immediata” delle sanzioni, ma in pratica è necessaria prima una risoluzione Onu. Firmando l’accordo, dal canto suo l’Iran ha accettato una moratoria di 15 anni sull’arricchimento dell’uranio al di sopra del 3,67% e la riduzione del numero di centrifughe, che non deve essere superiore a 5.060.

L’accordo di Vienna prevede inoltre la modifica del reattore ad acqua pesante di Arak, in modo tale da non poter produrre plutonio a sufficienza per la bomba nucleare. In base all’accordo, infine, l’Aiea può condurre ispezioni anche nei siti militari, come quello di Parchin, ma senza un automatismo. È necessario cioè il via libera di Teheran.

Per 5 anni dalla firma dell’accordo di Vienna, resta in vigore l’embargo Onu sulle armi e per 8 anni quello sui missili balistici.

Il nucleare fulcro della strategia di Trump

In questo particolare momento di tensione e incertezza che avvolge il Medio Oriente la sensazione è che gli Stati Uniti vogliano uscire dall’accordo sul nucleare, usando come pretesto un’ipotetica ostilità di Teheran nel rispettare l’accordo.

Tuttavia le dichiarazioni di Lavrov sono emblematiche e la durezza con cui Trump sta conducendo le trattative fa pensare soprattutto che gli Stati Uniti non vogliono, per motivi strategici, far eliminare le sanzioni imposte a Teheran.

La tensione va ad aggiungersi ai già tempestosi venti di guerra che si stanno addensando in Corea del Nord e la posizione di Washington non fa altro che aumentare queste tensioni.

Fabrizio Conti

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