Dario Fo

Ci ha lasciato stamane alla clinica Sacco di Milano Dario Fo, alla veneranda età di 90 anni. L’attore e drammaturgo soffriva da alcune settimane per delle complicazioni polmonari, che si sono aggravate negli ultimi giorni.

Premiato con il Nobel per la letteratura nel 1997, Dario Fo si è sempre contraddistinto per la sua predilezione alla satira, compiuta attraverso l’opera di recupero della letteratura popolare. Spesso le sue opere erano, infatti compiute ed eseguite in lingua vernacolare, restituendo alle platee moderne quella comicità tipica del giullare medievale: anticonformista e irriverente.

Nato nel Varesotto in una famiglia molto vivace intellettualmente, durante tutto l’arco della sua carriera sarà sempre difficile separare l’artista Fo dal Fo attivista e pensatore politico.

Insieme alla moglie Franca Rame, il drammaturgo si è spesso mosso nell’alveo della sinistra radicale e della contestazione. Ciò avvenne nonostante il passato di Fo, venuto a galla negli anni ’70, che lo vede partecipare come paracadutista nella Repubblica di Salò. Il drammaturgo ammetterà la cosa soltanto molti anni dopo, dichiarando di essersi arruolato come “italiano” e non come “fascista” e di evitare così di essere deportato.

I due teatranti presero spesso le difese di personaggi controversi, legati al mondo extraparlamentare, come nel caso di Achille Lollo, condannato per il Rogo di Primavalle e dell’anarchico Valpreda, all’epoca considerato responsabile dell’attentato di Piazza Fontana, poi assolto. Per citarne alcune.

Fo ha quindi svolto un’attività politica indefessa tale che il suo personaggio è stato da sempre assurto a simbolo della “contestazione” italiana con l’anticonformismo delle sue opere. Fino ad arrivare ad essere persino candidato dai militanti del Movimento Cinque Stelle come successore di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica nel 2013.

Malgrado il Nobel e la vita sui generis, siamo di fronte a un artista che si è legato indissolubilmente a una parte d’Italia, che lo ha spesso e volentieri mitizzato forse più del dovuto, attirandosi gli strali dell’altra parte del paese, che per tale motivo non è mai riuscita a separare l’artista e l’attore dal militante politico.

Parliamo infatti di un artista che difficilmente è riuscito a separare la politica e la satira dalle sue opere. Vittime ne sono state negli anni da Andreotti e la Chiesa (Il papa e la strega) a Silvio Berlusconi (L’Anomalo Bicefalo).

Tuttavia va reso all’artista varesino il giusto merito. Dario Fo riappropriandosi e valorizzando i canovacci della Commedia dell’Arte con le sue parodie ha portato il teatro e la cultura italiana in alto nel mondo. Le sue innovazioni hanno contribuito allo sviluppo di un genere come quello del teatro di narrazione e il suo anticonformismo è un esempio di coraggio per tutti i liberi pensatori.

Nonostante ciò e malgrado la sua opera fosse legata al folklore medievale, Dario Fo a nostro avviso rappresenta una figura molto lontana dal “buffone” popolare. Se volessimo definire un profilo dell’artista Fo, siamo di fronte ad un intellettuale travestito da giullare, piuttosto che alla classica figura dell’autore popolare, come lo furono Luigi Pirandello e Edoardo De Filippo. Autori capaci di essere apprezzati per la sagace ironia delle loro opere da esponenti di ogni classe sociale, ma anche di far riflettere il pubblico.

Né si può definire un anticonformista a tutto tondo come ad esempio lo è stato un Carmelo Bene, genio e vita dissoluta e sempre lontano dalla zona di comfort dell’appartenenza politica, che invece è stata tipica di Fo.

Ciò che ha mosso il drammaturgo è stata soprattutto l’esigenza della Ricerca, della quale sia l’Italia medievale sia la commedia ne rappresentano soltanto i mezzi espressivi, come si evince dalla sua opera più rappresentativa, Mistero Buffo. Una commedia che narra delle varie vicende bibliche, avendo come fonte i vangeli apocrifi, piuttosto che i testi canonici. Lo scopo è dunque quello di stupire il lettore ribaltando le storie così come sono ufficialmente conosciute, ma con i mezzi tipici della commedia e del buffo.

Un esperimento che ricorda nell’ambito della musica pop il concept-album di Fabrizio De Andrè La buona novella di alcuni anni prima, dove con l’aiuto sempre dei Vangeli apocrifi si raccontano le vicende di Maria rivelandone gli aspetti più “terreni”. È il tentativo di donare alle masse un’abitudine al pensiero critico attraverso l’epifania di una cultura alternativa.

Abbiamo dunque in Fo l’emergere di un moderno Prometeo della farsa, che fa della ricerca storico-culturale la fonte di un punto di vista alternativo e non-conforme del quale coloro che per appartenenza sociale hanno meno possibilità di accesso a certi mezzi, possono beneficiare.

Perciò nel ricordare uno dei più grandi drammaturghi che il nostro paese abbia prodotto, bisogna stare molto attenti. A maggior ragione in un periodo in cui la Satira vive un momento di crisi generale. Giusta o sbagliata che sia secondo il lettore (a seconda dell’appartenenza politica), nel giudicare Fo dobbiamo rammendare che gli strali del nostro ultimo giullare erano condotti nella maniera giusta, così come ci hanno insegnato i nostri antenati greci e latini.

Nella sua opera satirica Fo ha colpito sempre il potente di turno, che fosse Berlusconi o Andreotti o le istituzioni, a differenza di chi oggi si riempie la bocca di satira, ma abusa di questo termine, divertendosi sadicamente a colpire gli innocenti e i deboli. Il nostro era ben lontano da questa satira contemporanea da radical-chic, che non piace più quasi a nessuno. Il suo modello erano piuttosto i grandi commediografi della classicità, capaci di fare con le loro opere pesante critica sociale e politica assumendosene i rischi e le responsabilità e a volte pagandola a caro prezzo.

Fo, malgrado i suoi difetti accompagnati dalle doti da grande artista qual è, parla la stessa lingua di uno Gneo Nevio, condannato all’esilio per la sua critica all’elezione dei fratelli Metelli a consoli, o alle opere di Plauto, piuttosto che a Charlie Hebdo o qualche comico di serie b di oggi, forti della loro appartenenza ben mascherata con l’establishment.

Giù il cappello, dunque e mettiamo da parte la politica. Rendiamo il giusto omaggio ad un artista che nel suo genere resta ineguagliabile, contribuendo a dare grande lustro al nostro paese.

Mirco Coppola

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