Gigi Simoni
Ronaldo (S) posa con Gigi Simoni al termine del suo primo allenamento con l'Inter, in una immagine del 26 luglio 1997. ANSA/PINO FARINACCI

Se ne è andato a ottantun anni all’ospedale di Lucca uno dei personaggi del calcio italiano più amati e rispettati, stiamo parlando di Luigi Simoni, uno degli ultimi galantuomini di uno sport che sta sempre più perdendo tratti umani e popolari. L’ex popolare giocatore e allenatore era malato da tempo dopo non essersi mai ripreso da un brutto ictus che l’aveva colpito l’estate scorsa: lascia la moglie e tre figli oltre che a tantissimi altri figli adottivi che ha incontrato nelle piazze in cui allenato e giocato e che ora lo stanno ricordando con commozione. Il giudizio è davvero unanime senza voci che cantano fuori dal coro: Gigi Simoni è stato davvero una grande persona che ha lasciato un segno indelebile nel nostro calcio!

Carriera da calciatore

Classe 1939, nativo di Crevalcore (provincia di Bologna), il giovane Simoni cresce nelle giovanili della Fiorentina: giunge nel capoluogo toscano nella stagione 1955/56 a sedici anni proprio nell’annata in cui la squadra gigliata conquista il suo primo storico scudetto con Fulvio Bernardini in panchina e gli assi Julinho e Montuori a regalare gol e spettacolo in campo. Con la maglia viola Simoni gioca una sola partita nella stagione 1958/59 in un match di Coppa Italia. La squadra che però lo lancia nel grande calcio è il Mantova di Mondino Fabbri con la quale centra una storica promozione in Serie A nel 1960/61 e successivamente un sorprendente nono posto al debutto assoluto nella massima serie. Simoni, che era un’ala sinistra dal rendimento abbastanza regolare viene poi ceduto al Napoli dove resta un solo anno vincendo però una Coppa Italia, il suo primo e unico trofeo da calciatore. Gli anni migliori della sua carriera il bolognese li vive a Torino, la squadra per la quale faceva il tifo da bambino folgorato dalle prodezze della leggendaria squadra di Valentino Mazzola, dove sotto la guida di Nereo Rocco centra un terzo posto che rappresenta il miglior risultato centrato dalla prestigiosa squadra granata da Superga. Simoni è protagonista sulla fascia sinistra in una prima linea che annoverava l’estroso “quinto Beatle” Meroni a destra, il possente franco-argentino Combin al centro e il discontinuo trequartista Moschino come rifinitore.

Nell’estate del 1967 sembra che Meroni, idolo della tifoseria granata, sia destinato alla Juventus ma un’autentica sommossa della tifoseria granata convincono il presidente Pianelli a fare un passo indietro. In bianconero ci va così l’altro Gigi, Simoni che nella squadra di Heriberto Herrera sarà protagonista di un anno abbastanza anonimo. Meroni invece, rimanendo in granata sarà vittima di un incredibile incidente che gli porterà via la vita a soli ventiquattro anni. Dopo la sfortunata esperienza alla Juventus, nonostante sia uno dei pochi giocatori bianconeri ad apprezzare i metodi da ginnasiarca del tecnico paraguaiano, Simoni giocherà ancora sette anni con le maglie di Brescia e Genoa. In provincia arretrerà la sua posizione: non più ala bensì regista di centrocampo a dettare i tempi della squadra. Chiuderà la propria carriera nel 1973/74 con una sfortunata retrocessione in Serie B con il Grifone.

Gigi Simoni capitano del Genoa
Gigi Simoni capitano del Genoa

Lo chiamavano “Mister Promozione” (1975-1992)

È proprio in Liguria che Simoni inizia la sua lunghissima e fortunatissima carriera da allenatore durata più di trent’anni subentrando in Serie B a Guido Vincenzi. Sulla panchina genoana Gigi dimostra subito il suo valore centrando la prima delle sue tante promozioni in Serie A (saranno ben sette): è uno dei primi tecnici italiani a proporre un tridente puro in attacco con il funambolo Bruno Conti a destra, l'”O Rei di Crocefieschi” Pruzzo al centro e Bonci a sinistra; la coppia Conti e Pruzzo regolerà tantissime gioie ai tifosi della Roma.  Conclusa la sua esperienza i Liguria con un’amara retrocessione Simoni torna a Brescia dove in un biennio centra una promozione in Serie A, poi ritorna a Genova dove ripete il trend della prima esperienza: promozione in A, due comode salvezze ed infine un amaro declassamento in B (1983/84).

Dal 1984 al 1990 Gigi Simoni non si lega a una società per più di una stagione anche se i risultati arrivano sempre puntuali: a Pisa centra una promozione in Serie A anche se rimanere al fianco di un vulcano in perenne ebollizione come il presiedete Romeo Anconetani non è facile per un vero gentleman come Simoni. Nel 1985/86 il tecnico di Crevalcore va incontro ad uno dei suoi pochi fallimenti: arriva alla guida di una Lazio che è data per favoritissima alla promozione e che invece si salverà all’ultima giornata con tifosi biancocelesti che comunque ringrazieranno il proprio allenatore (“Non ci hai dato la Serie A ma ci hai dato il cuore!” recita uno striscione), in estate la squadra bianco-celeste sarà grande protagonista dello scandalo Totonero. Simoni però si riprende con un’altra promozione in Serie A alla guida del Pisa, nei quattro anni successivi la sua parabola di tecnico vincente sembra incrinarsi a causa di tre esoneri consecutivi (Genoa, Empoli, Cosenza). Nel 1990 riparte dalla C1 alla guida della Carrarese; il primo anno non riesce a evitare la retrocessione, mentre il successivo ottiene la promozione in cadetteria.

Proprio nel momento in cui la carriera di Gigi Simoni sembra volgere nell’anonimato arriva la chiamata della Cremonese. Infatti, in quattro anni alla guida dei grigi l’emiliano compie autentici miracoli: una promozione in Serie B, due salvezze consecutive con un club che mai si era salvato nelle sue precedenti apparizioni in massima serie e la prestigiosa vittoria del Torneo Anglo-Italiano nella fascinosa cornice di Wembley contro il Derby County. È il punto più alto della storia del club lombardo guidato dallo storico presidente Domenico Luzzara, un autentico gentiluomo che si intende alla perfezione con un altro cavaliere come Simoni. Dopo un’amara retrocessione con i grigio-rossi (1995/96) il bolognese riparte in Serie A alla guida del Napoli. Il girone d’andata è eccellente con i campani che sono terzi in classifica, nel girone di ritorno però la squadra azzurra perde smalto davanti e inizia a pareggiare qualche partita di troppo. Risultato? Simoni viene esonerato e il Napoli centrerà comunque la salvezza sotto la guida di Montefusco perdendo una finale di Coppa Italia contro il Vicenza di Guidolin che il Gigi molto probabilmente avrebbe portato a casa.

Gigi Simoni portato in trionfo al termine della promozione in Serie A con la Cremonese (1992/93)
Gigi Simoni portato in trionfo al termine della promozione in Serie A con la Cremonese (1992/93)

L’indimenticabile stagione e mezza all’Inter (1997/98)

L’esonero di Simoni da parte del focoso presidente Ferlaino era probabilmente dovuto al fatto che il tecnico di Crevalcore avesse già un contratto firmato con l’Inter. Nella stagione 1997/98, la più indimenticabile nella sua lunga carriera da mister, i nerazzurri hanno in rosa il più forte giocatore del mondo e cioè Luis Nazario de Lima detto Ronaldo. Simoni, in un ambiente sempre lunatico e snervante riesce a stabilire un patto con la società e il suo gruppo di giocatori: tutti sono sullo stesso livello, tranne Ronaldo. Ronnie in quel periodo infatti è un giocatore semplicemente illegale, un vero venusiano in un campionato di terrestri. Il pratico Simoni implementa una squadra a trazione posteriore con Bergomi libero staccato a guidare la retroguardia (e grazie a Simoni disputerà il quarto e ultimo mondiale della sua carriera). Il gioco dei nerazzurri non ruba l’occhio in quanto ad estetica ma basta dare un pallone al brasiliano e questo combina di tutto.

Grazie alle prodezze del brasiliano l’Inter è sulla scia della Juventus fino a quel famoso 26 aprile 1998. Al Delle Alpi di Torino, nello scontro diretto contro l’odiata Juventus, l’arbitro Ceccarini sull’uno a zero per i bianconeri prima non fischia un rigore solare su Ronaldo, poi sul ribaltamento di fronte regala un rigore alla Juve (parato da Pagliuca). In campo si scatena il finimondo e rimarrà impressa nella memoria degli appassionati di calcio lo scatto di Gigi Simoni in campo che corre a muso duro dal guardalinee, forse la prima volta in cui ha dismesso i suoi consueti panni da lord della panchina. A fine anno la Juventus vincerà lo scudetto al termine di una delle più controverse e discusse stagioni di tutti i tempi con almeno dieci episodi plateali che hanno permesso alla squadra di Marcello Lippi di vincere il tricolore. Simoni comunque può consolarsi con la vittoria della Coppa UEFA a Parigi: è sempre il solito inarrestabile Ronaldo a guidare i nerazzurri al successo contro la forte Lazio di Sven-Göran Eriksson. Ormai Gigi Simoni a quasi sessant’anni è entrato nei cuori della tifoseria nerazzurra, solitamente criticona e dal palato fine. Però anche in questo caso la breve storia d’amore con l’Inter non finisce bene: a novembre il presidente Moratti esonera inopinatamente il suo allenatore dopo un secco 3 a 1 al quotato Real Madrid che era valso il primo posto nel suo raggruppamento. L’Inter, dopo aver cambiato altri tre allenatori (Lucescu, Castellini, Hodgson) senza Simoni concluderà il campionato appena all’ottavo posto.

La discussa Juventus-Inter (stagione 1997/98)

Ultimi scampoli di carriera (1999-2014)

Dopo la breve ma intensa parentesi interista la carriera di Simoni volge verso il tramonto: viene esonerato sia a Piacenza che a Torino (in Serie B), nella stagione 2001/02 il tecnico bolognese va ad allenare in Bulgaria sulla panchina del CSKA Sofia ma non va oltre il terzo posto. Nella stagione 2002/03 Simoni centra la sua settima meraviglia portando in Serie A un Ancona con le classe societarie disastrate (i marchigiani infatti due anni dopo falliranno), nel 2003/04 va alla guida di un’altra società pericolante come il Napoli (un ritorno) che riesce a salvare in Serie B prima del fallimento.

La stagione 2004/05 è l’ultima di Simoni nel grande calcio: a sessantacinque anni è chiamato a salvare il Siena in Serie A ma a gennaio viene esonerato con la squadra al penultimo posto. Il presidente De Luca per ottenere la salvezza dovrà rivolgersi… alla GEA, la società controllata dal mammasantissima del calcio italiano Luciano Moggi che in quegli anni spadroneggia il calcio italiano: nomina De Canio allenatore, casualmente assistito GEA, e miracolosamente ottiene come rinforzo un pezzo da novanta come l’ex bianconero juventino Igor Tudor; a fine anno il Siena si salverà… In un calcio che sta per conoscere l’onta epocale di Calciopoli un gentiluomo come Simoni è costretto a ridimensionarsi allenando prima alla Lucchese e poi riciclandosi Direttore Tecnico (con qualche breve comparata in panchina) nel Gubbio, club che sotto la sua saggia guida ottiene anche una storica promozione in Serie B. L’ultimo incarico è della stagione 2013/14 quando è stato direttore tecnico della Cremonese, la società dove forse questo uomo d’altri tempi ha lasciato il suo più bel ricordo. Non ho altro da aggiungere se non un bel “fai buon viaggio Gigi!”.

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