Se n’è andato questa mattina all’ospedale Gemelli il senatore Ferdinando Imposimato, 82 anni, originario della provincia di Caserta (era nato a Maddaloni il 9 aprile 1936). Il noto ex magistrato, politico, avvocato e presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, viveva a Roma, nella zona del Torrino. Era conosciuto per il suo impegno politico ma anche e soprattutto per quello in tribunale.

Divenuto uno dei personaggi pubblici più amati dal popolo del web e delle piazze del Movimento Cinque Stelle, è stato in prima linea nella lotta alla camorra e al terrorismo in Italia come giudice istruttore di alcuni tra i più importanti processi della storia del Paese. Dal rapimento di Aldo Moro del 1978 all’attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, dall’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione, alle vicende romane legate alla Banda della Magliana e alla strage di Piazza Nicosia.

È stato il primo a parlare delle connessioni del terrorismo italiano con i servizi segreti israeliani e a seguire la “pista bulgara”. Si è occupato anche del nebuloso e complesso caso di Michele Sindona, il banchiere siciliano legato a Cosa Nostra, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento di banche italiane e straniere.

Nel 1983, il fratello Franco, sindacalista, viene ucciso per una vendetta trasversale. Nel 1984 viene designato come rappresentante dell’Italia a Strasburgo per i problemi del terrorismo internazionale con abuso delle immunità diplomatiche e redige la “mozione finale” approvata all’unanimità dai rappresentanti dei 16 paesi dell’Europa.

Nel 1986, dopo che le continue minacce di Cosa Nostra, lascia la magistratura e diviene consulente legale delle Nazioni Unite nella lotta alla droga, girando in lungo e in largo per l’America Latina. Mette a punto, per conto delle Nazioni Unite, diversi programmi di addestramento dei giudici colombiani, boliviani, peruviani ed ecuadoriani. Si occupa di diritti umani e dei principi del giusto processo in America Latina, dove (su incarico statunitense) svolge un’importante missione in Perù, con il prof. Carlos Arslanian, Ministro della Giustizia dello Stato di Buenos Aires, e con il prof. Robert Goldman, della George Washington University.

Nel 1987, come indipendente di sinistra, il giudice maddalonese viene eletto al Senato della Repubblica, e nel 1992 alla Camera dei deputati. Nel 1994 viene eletto al Senato. Per tre legislature è membro della Commissione Antimafia. Presenta numerosi disegni di legge sulla riforma dei servizi segreti, sugli appalti pubblici, sui trapianti, sui sequestri di persona, sui pentiti, sul terrorismo, sulla dissociazione.

È stato membro della Suprema Corte di Cassazione, raggiungendo il grado di Presidente onorario aggiunto.

È stato Presidente della Transplant Recipient international Organization e direttore dell’osservatorio Eurispes sulla criminalità organizzata in Italia.

Si è occupato frequentemente di errori giudiziari e processi lumaca. Nel 1984 viene designato dalla rivista francese Le Point Uomo dell’Anno-Giudice Coraggio e riceve il premio dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa per avere proseguito le sue battaglie al servizio della giustizia nonostante le minacce ricevute e l’assassinio del fratello.

Nel 1985 il Times di Londra gli dedica una intera pagina definendolo lo “scudisciatore” della mafia. La rivista “Reader’s Digest” gli dedica un servizio per le sue inchieste su terrorismo e mafia. Nello stesso anno un libro dell’ONU lo sceglie, nell’anno della gioventù, come “Il Simbolo della Giustizia”.

E’ stato tra i critici più feroci della “Buona Scuola” renziana e della contestata legge sui vaccini. Ferdinando Imposimato è stato anche il candidato scelto dagli elettori del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Repubblica.

 

 

UN COMMENTO

  1. Ricorderei anche le indagini di Fernando Imposimato sugli attentati dei giudici Falcone e Borsellino, concluse con la certezza delle provenienze dell’esplosivo usato, che erano basi statunitensi e NATO nel nostro territorio Italiano.

    Che la terra gli sia lieve.

    Stefano Contena Valsecchi

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