Ezio Vendrame

Se ne è andato oggi nella sua casa di San Vendemiano (Treviso) all’età di settantadue anni Ezio Vendrame, uno dei più famosi “irregolari” del calcio italiano, un talento indubbiamente sprecato che però con i suoi atteggiamenti bohémien e trasgressivi ha saputo interpretare alla perfezione un periodo di grandissimi cambiamenti sociali come gli Anni Settanta. Nativo di Casarsa della Delizia (allora in provincia di Udine oggi in quella di Pordenone), il paese della Destra Tagliamento che vanta tra i suoi cittadini più illustri un altro grande ribelle della cultura italiana come Pier Paolo Pasolini, il giovane Ezio viene abbandonato presto dai genitori (la mamma si separa dal padre e emigra) e trascorre l’infanzia in orfanotrofio, un’esperienza che segnerà tutta la sua esistenza e che accenderà il suo carattere di grande ribelle.

All’età di dodici anni viene scoperto da un tale Gigi Comuzzi, factotum dell’Udinese e viene tesserato dal club friulano. Va a vivere nel secondo piano della villa di Comuzzi, un personaggio piuttosto sgradevole che non perde occasione di umiliare il giovane di Casarsa, dove risiedono altri giovani calciatori della squadra bianconera tra i quali spicca un portiere di belle speranze come Dino Zoff. La sua svolta arriva nell’estate del 1967 quando la Spal, club di Serie A che ha sempre avuto un particolare feeling con gli atleti del Friuli Venezia Giulia (basti pensare a Fabio Capello, Edy Reja e Gigi Delneri) decide di puntare sul ventenne Vendrame. Il giovane Ezio però non entra in sintonia con il presidentissimo Paolo Mazza che lo manda a farsi le ossa prima alla Torres e poi al Siena e al Rovereto dove inizia a giocare con continuità e farsi apprezzare per le sue qualità di “numero dieci”.

Nel 1971 gli arriva l’occasione della vita: il Lanerossi Vicenza, club che da anni veleggia fisso in Serie A, dove in tre stagioni mostra solo a sprazzi il suo enorme talento. C’è chi lo paragona a George Best per il suo carattere ribelle e controcorrente, chi come Boniperti lo paragona all’attaccante argentino Mario Kempes ma Vendrame non è né l’uno nell’altro: è un classico numero dieci, specialista nel dribbling stretto e nell’ultimo passaggio e che nelle giornate di vena sa essere immarcabile; se azzardiamo un paragone con un mostro sacro il nome che si accosta di più al friulano è quello di Gianni Rivera, l’idolo di Ezio cui un giorno avrà pure occasione di fare un tunnel (pentendosene). Nonostante le sue prestazioni discontinue ed il carattere indolente, l’allenatore del Napoli Luis Vinicio lo vuole a tutti i costi sotto il Vesuvio: in azzurro il Best italiano gioca però appena tre partite nella stagione 1974/75, nella quale il Napoli sfiora lo scudetto centrando un ottimo secondo posto, il miglior risultato nell’era pre Maradona. L’avventura partenopea, oltre che per la sregolata vita extra-calcistica è importante perché è proprio durante la sua permanenza in Campania che Vendrame ha occasione di conoscere Piero Ciampi: tra il grande ribelle della musica italiana ed il grande ribelle del calcio italiano era normale che scoccasse la scintilla!

Dopo il 1975 l’estemporaneo talento di Vendrame fa capolino a Padova (un ottimo biennio condito da otto reti), Audace San Michele Extra ed infine Pordenone: con la maglia dei neroverdi centra una promozione in Serie C2. Dopodiché a trentadue anni molla il calcio professionistico e continua a svernare con la maglia dello Juniors Casarsa, la squadra del suo paese natale. Il papà di chi scrive ha affrontato Vendrame in una partita del campionato Promozione (allora il massimo torneo dilettantistico, sarà stato il 1984 o il 1985) ed Ezio a quasi quarant’anni calciava gli angoli in rabona scodellando al centro dell’area palloni sempre insidiosi per la difesa avversaria.

Questo aneddoto ci rimanda al lato più irriverente di Ezio Vendrame che lui stesso ha raccontato nel suo libro autobiografico “Se mi mandi in tribuna godo” (edito nel 2002 da Biblioteca dell’Immagine), il cui titolo rimanda da una risposta irriverente che il talentuoso calciatore friulano aveva dato al suo allenatore Vinicio dopo una mancata convocazione. Vendrame ha regalato i suoi episodi più celebri proprio durante la militanza patavina: in una partita con la Cremonese, probabilmente concordata dalle due squadre per farla finire 0-0, sul finire del match decise di dribblare tutti i compagni di squadra, portiere compreso, prima di fermarsi sulla propria linea di porta e ricominciare l’azione come se nulla fosse successo, uno spettatore in tribuna morì d’infarto! In un’altra partita quando nella tribuna dell’Appiani scorse il suo amico e alter ego Piero Ciampi, Vendrame fermò il match e se ne andò a salutare l’amico in tribuna. Infine, in un infuocato match contro l’Udinese, fischiato fin dall’inizio dai tifosi friulani, Ezio ad un certo punto prima di battere un calcio d’angolo fece il segno ai tifosi che avrebbe segnato: detto, fatto, gol!

Appesi gli scarpini al chiodo Vendrame ha cercato di intraprendere la carriera di allenatore nei settori giovanili del Triveneto ma anche qui la sua avventura è molto amara “il mio sogno è allenare una squadra di orfani”, questa è una delle sue massime più celebri sulla sua carriera non indimenticabile da tecnico. Nel 2005 l’estroso friulano è stato anche giurista al Festival di San Remo dove disse senza peli sulla lingua che Gigi D’Alessio gli “fa vomitare” in quanto sarebbe stato per l’ex calciatore un tipo che banalizza l’amore e detto da uno che nel corso della sua vita è stato a letto con più di cento donne, amandole tutte dalla prima all’ultima, è significativo!

Ezio Vendrame opinionista a Sanremo nel 2005

Quello che è certo è che una figura fuori dagli schemi come Ezio Vendrame manca terribilmente nel calcio di oggi, dominato da calciatori che sembrano quasi tutti fatti con lo stampino con tatuaggi e capelli ingellati e che quando aprono bocca dicono un mare di banalità spesso evitabile. Impensabile pure paragonare un Balotelli od un Cassano a colui che un giorno di tanti anni fa diede appuntamento a Gianni Mura (anche lui scomparso da poco) al cimitero di Casarsa davanti alla tomba di Pier Paolo Pasolini, l’altra figura che ha segnato la sua vita assieme all’amico Ciampi, scomparso prematuramente nel 1980. Da oggi Ezio Vendrame dribblerà le nuvole assieme ai suoi idoli Meroni e Best, come cantavano gli Statuto.

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