Adesso che la notizia sulla definitiva cancellazione dell’ordine indiano per i novanta cacciabombardieri ‘Rafale’, che avrebbero dovuto essere costruiti sotto supervisione francese nelle officine HAS, è stata rilanciata, ripetuta, ribadita e commentata, è il momento di farne analisi approfondita, per poterne trarre qualche conclusione e qualche ammaestramento.

Innanzi tutto bisogna riconoscere che l’atteggiamento ondivago e offensivo di Parigi nei confronti dei partner indiani per il faraonico contratto è stato una vera e propria “manna dal cielo” per il Governo guidato da Narendra Modi, che non aspettava altro che l’incidente adatto per cancellare l’affare, o quantomeno la maggior parte di esso. Il concorso MRCA infatti era stato lanciato sotto la precedente amministrazione del Partito del Congresso e come tutti i grandi bandi per la Difesa aveva subito molte pressioni da parte della politica, pressioni che peraltro non avevano nemmeno dovuto farsi troppo vibrate visto che, avendo il Congresso egemonizzato la vita pubblica indiana per decenni prima dell’emersione dei nazionalisti del BJP come loro credibile contraltari e concorrenti, gli alti gradi delle Forze Armate avevano con tale partito un rapporto privilegiato.

E la posizione internazionale del Partito del Congresso, a chi abbia osservato attentamente l’operato di Manmohan Singh nei suoi due mandati (dieci anni) di premierato era chiara ed evidente: appoggiarsi all’Occidente (Usa e paesi europei) proponendosi come partner in un cauto ma fermo ruolo di ‘contenimento’ nei confronti della Repubblica Popolare Cinese facendo giocare soprattutto la propria posizione ‘aggettante’ sulle rotte navali fondamentali per le forniture marittime di greggio e per l’esportazionei di prodotti e manufatti per e da Beijing.

Modi, al contrario, vuole perseguire una politica di sviluppo armonioso e di cooperazione col grande vicino, convinto che l’India abbia di più e di meglio da guadagnare come partner onesto nell’arena BRICS piuttosto che come ‘sepoy’ di una declinante supremazia occidentale che per riaffermarsi (basta vedere gli eventi in Ucraina, Siria, Iraq, Nordafrica) non esita a destabilizzare e incendiare interi scacchieri geopolitici, lavandosi le mani delle conseguenze e lasciando i ‘nativi’ a patirne lutti e tribolazioni.

L’indipendenza dell’India dall’Occidente nell’ambito dell’industria della Difesa e degli armamenti, è quindi un cardine del pensiero e dell’azione politica del leader nazionalista e chi scrive ha la certezza che se la stoltezza dell’Eliseo non fosse venuta letteralmente in soccorso a Modi consentendogli di annullare in blocco l’ordine per i 90 Rafale ‘Made in India’ prima o poi lui e i suoi collaboratori avrebbero trovato un pretesto o un modo per bloccarlo o comunque ridurne al massimo l’importanza e l’impatto.

Per compensare la cancellazione l’India sarebbe disposta a investire 30 miliardi di Euro (più o meno) per acquistare 127 apparecchi di Quinta Generazione dalla russa Sukhoi che sta ultimando i test sulla sua piattaforma PAK-FA e dovrebbe presentarla ufficialmente entro il prossimo anno. Pur possedendo capacità multiruolo il nuovo apparecchio Sukhoi sarà primariamente un jet da superiorità aerea (mentre il contratto MRCA mirava all’acquisizione di un jet multiruolo da usare primariamente come intercettore per sostituire le obsolete squadriglie di MiG-21 e MiG-27 -e più avanti anche di Jaguar- ancora in linea con la IAF). Quindi i nuovi Sukhoi si affiancheranno ai Su-30 MKI in forza alle squadriglie di prima linea (in gran parte sostituendoli) e ne ‘sposterebbero’ una parte verso i reparti intercettori, dove tali apparecchi (che riceveranno ulteriori modifiche e aggiornamenti, probabilmente portandoli allo standard Su-35) saranno comunque affiancati dai Rafale acquistati (in numero di 36) ‘cash and carry’ dalla Dassault, dai Mirage 2000 (che resteranno in linea fino al 2040) e infine anche dai cacciabombardieri indigeni ‘Tejas’, su cui l’Esecutivo nazionalista vuole continuare a investire per rendere finalmente Nuova Delhi capace anche di autoprodurre almeno parte del proprio arsenale aeronautico.

Certo, un programma così ambizioso richiederebbe per venire portato a termine nella migliore delle ipotesi almeno una due vittorie elettorali consecutive. Con le prossime chiamate alle urne previste per il 2019 e per il 2024 Modi e il suo Governo devono tentare tutto il possibile per dimostrare alla società indiana, dai grandi gruppi imprenditoriali agli ‘uomini della strada’ che il futuro di Nuova Delhi sta nella partnership onesta con gli altri attori di un mondo multipolare e non nel ridursi a essere il ‘Gunga Din’ di imperialismi ormai in disfacimento e in irreconciliabile crisi con la realtà dei nuovi scenari internazionali.

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