Afghanistan: l'Ucraina promette aiuti agli Stati Uniti

Il 24 agosto scorso, a Kiev, si è tenuta la sfilata dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Vi ha partecipato anche l’ospite d’onore, il capo del Pentagono John Mattis.

Per il presidente Poroshenko, la sfilata è diventata l’occasione per la dimostrazione del potere militare dell’Ucraina. Alla sfilata è stata presentata una mostra di attrezzature militari, tra cui quelle sovietiche utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale. Probabilmente, Kiev ha preso esempio dal successo delle parate militari di Mosca del 9 maggio, a commemorazione della vittoria sulla Germania nazista e sui suoi alleati.

La parte tecnica della sfilata ucraina si è dimostrata molto più modesta rispetto alle sfilate della vittoria di Mosca, ma gli ucraini hanno compensato la carenza della tecnologia moderna con le dichiarazioni militari. Il presidente Poroshenko ha promesso di sollevare bandiere ucraine nella Crimea russa e nelle Repubbliche del Donbass. Un giorno prima, i militanti nazisti del reggimento “Azov” avevano promesso di sfilare lungo le strade della capitale russa conquistata. Nel 1941, la stessa promessa era stata fatta dagli idoli dei membri di “Azov”, le SS tedesche.

Come riportato dai media ucraini, John Mattis, il Capo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha tenuto un colloquio con Poroshenko il 24 agosto per discutere, tra i vari argomenti, la questione della fornitura di armi degli Stati Uniti all’esercito ucraino. Il Segretario del Dipartimento di Stato USA, Heather Nauert, al briefing del 23 agosto aveva annunciato che la decisione sulla fornitura di armi all’Ucraina è ancora in sospeso. Queste forniture svolgono un ruolo importante come strumento di pressione sulla Russia e, sui giornali ucraini, l’argomento della fornitura delle armi americane è uno dei più popolari. Gli ucraini contano su armi avanzate (in particolare gli anti-tank Javellin), che permetterebbero loro di distruggere rapidamente le forze militari delle Repubbliche del Donbass.

Ma gli Stati Uniti hanno le proprie opinioni sull’Ucraina, e non solo come fattore di pressione sulla Russia. Lunedì 21 agosto, il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’aumento del numero di truppe americane in Afghanistan. La maggior parte del territorio di questo Paese, infatti, è controllata da unità tribali che si oppongono al governo ufficiale di Kabul. La partecipazione degli americani e dei loro alleati si riduce attualmente, in sostanza, alla formazione di truppe afghane non del tutto affidabili ed alla tutela delle proprie basi. Oggi, in Afghanistan, sono dispiegati 8.500 soldati USA e 4.500 soldati dei Paesi della NATO. Tuttavia, come riconosciuto dall’Intelligence Nazionale degli Stati Uniti, la situazione nella regione continua a peggiorare, e l’America è in cerca di nuovi alleati.

Al briefing congiunto con Mattis, Poroshenko ha detto che Kiev sta sostenendo la nuova strategia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump riguardo l’Afghanistan, e che è pronta a contribuire alla sua attuazione. “Da parte mia, ho confermato la disponibilità dell’Ucraina a contribuire alla realizzazione di questa strategia, un contributo di pace e sicurezza”, ha detto il presidente ucraino.

Le modalità di aiuto dell’Ucraina agli Stati uniti in Afghanistan non sono state ancora confermate. Data l’enorme distanza geografica ed i numerosi confini nazionali di mezzo, il rifornimento alle basi e ai magazzini americani sul territorio afgano da parte degli ucraini si rivelerebbe difficilmente attuabile (dato il fatto, soprattutto, che il percorso più breve sarebbe attraverso la Russia). Il secondo modo per aiutare l’alleato americano potrebbe essere invece l’invio di un’unità militare numerosa, come una brigata o anche una divisione.

Secondo i malpensanti, questo sarebbe un modo per chiedere venia per il sostegno che l’Ucraina aveva dato a Hillary Clinton durante la campagna elettorale statunitense.

Se ciò dovesse effettivamente verificarsi, sarebbe la prima volta dopo 30 anni che l’Ucraina invierebbe molti dei suoi soldati in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe sovietiche dal Paese asiatico.

Silvia Vittoria Missotti

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