A metà di giugno 2013, poco meno di tre anni e mezzo fa, questa era la situazione militare ad Aleppo, capitale economica e industriale della Siria e metropoli del Nord del paese: le forze governative erano rimaste arroccate in pochi quartieri del Centro-ovest della città, mentre poco a Nord il presidio della Prigione Centrale conduceva una disperata resistenza e ad Est con enormi sforzi altre truppe mantenevano il controllo dell’Aeroporto Internazionale (fondamentale per ricevere rinforzi) e dell’autostrada che conduceva alla parte centrale del paese.

Quasi tutti gli osservatori, allora, consideravano se non inevitabile quantomeno estremamente probabile che i terroristi avrebbero entro alcune settimane o mesi potuto prendere il completo controllo dell’area urbana e dichiarare uno loro “Stato”, con Aleppo capitale, che certamente sarebbe stato riconosciuto da Arabia Saudita, Qatar e paesi alleati del Golfo, nonché dagli Usa e da diversi paesi della NATO.

Ma qui é intervenuta a smentire queste profezie la natura “artificiale” e non “domestica” dell’insorgenza siriana; lungi dall’essere una “ribellione contro il crudele dittatore Assad” la guerra in Siria è un’aggressione esterna condotta da bande di briganti stranieri col sostegno di pochi estremisti locali, quindi i terroristi, ad Aleppo come in altre aree di Siria che ancora occupano (ad esempio Idlib) non sono mai riusciti a pacificare la popolazione e farsi totalmente accettare da essa.

In particolare ad Aleppo la loro politica di saccheggio, consistente nello smontare e mandare in Turchia ogni macchinario industriale e distruggere ogni possibilità lavorativa nel tentativo di costringere gli uomini locali ad arruolarsi nelle loro fila per sfamare sé stessi e le proprie famiglie, non ha avuto alcun successo, anzi, ha ulteriormente esacerbato gli animi contro di loro.

Dal 2014 in avanti, il miglioramento della situazione strategica in tutta la Siria ha permesso ai comandi dell’Esercito Arabo di inviare sempre nuove forze nel teatro di operazioni aleppino, sfruttando l’aeroporto e le vie di comunicazione stradale e iniziando, pian piano, a collegare tutte le aree ancora tenute da truppe amiche.

Un importante risultato, nella primavera di quello stesso anno, fu la liberazione della Prigione Centrale, dove un manipolo di uomini aveva tenuto testa a orde di terroristi takfiri che più volte ne avevano bersagliato le mura con mostruosi camion-bomba, in condizioni degne di Stalingrado o dell’Alcazar di Toledo.

Man mano che nuove aree venivano liberate le truppe siriane riuscivano anche a spingersi nel fondamentale quartiere industriale di Sheik Najjar e verso la periferia Est; l’intervento diretto dell’Aviazione Russa, a fine 2015, diede un ulteriore impulso alle operazioni, così come il massiccio arrivo di milizie sciite inquadrate ed addestrate dall’IRGC iraniana.

Mentre da una parte forze siriane giungevano a liberare la base aerea di Kuweyres, altra roccaforte che aveva resistito (questa ad Est di Aleppo) a un lunghissimo assedio da parte prima dell’FSA ed alleati e poi da parte dell’ISIS, furono proprio le milizie sciite a dare un impulso alle operazioni a Sud-Ovest di Aleppo, con una massiccia avanzata che arrivò a sfiorare l’autostrada M-5 per Idlib.

Quest’ultima conquista di territorio si rivelò in parte effimera, perché quasi tutto venne ripreso dai terroristi in successivi contrattacchi, ma comunque preziosa, perché, costringendoli a sprecare tempo e risorse per riprendere ciò che già avevano avuto, impedì che tali forze potessero venire impiegate altrove.

Altro “boost” per il morale dei Siriani, fu, a inizio febbraio di quest’anno, la liberazione dei villaggi sciiti di Nubbul e Zahraa, i cui abitanti erano rimasti circondati per anni da fondamentalisti wahabiti che avrebbero sterminato l’intera popolazione se fossero riusciti a conquistare le due località.

Il punto di svolta decisivo della campagna di Aleppo si è avuto questo luglio, quando, conquistando il quartiere di Layramoun, le forze siriane sono riuscite a isolare i distretti centro-orientali della città dove rimanevano ancora gruppi di terroristi, eliminando ogni collegamento con i loro complici takfiri che stavano a Ovest. Questo fatto mise in fermento i comandanti di Jaysh Fateh e altre sigle islamiste, che dal 30 luglio in avanti, a più riprese, cercarono disperatamente di rompere l’anello intorno ai quartieri circondati, richiamando migliaia di uomini dalla Provincia di Idlib e scatenando anche un’offensiva “di alleggerimento” verso il Nord di Hama, sperando di costringere i Siriani a dirottarvi uomini e risorse.

Adesso, dopo avere mantenuto i quartieri circondati ermeticamente isolati da ogni fonte di rinforzi, di rifornimenti per i gruppi terroristi in essi presenti, le truppe siriane, aiutate dalla milizia palestinese aleppina (la “Brigata Gerusalemme”) e da altre forze ausiliarie (persino con un tardivo “riallineamento” dei Curdi del quartiere di Sheik Maqsood), stanno dilagando nella parte Nord della sacca, con i terroristi superstiti che rinculano a Sud verso le loro ultime posizioni.

Senza alcun dubbio Aleppo verrà studiata nel futuro nelle accademie militari di tutto il mondo come una delle grandi battaglie urbane della storia militare e come caso da manuale della controinsorgenza, noi, dal nostro piccolo punto di vista, siamo solamente orgogliosi di aver potuto rendere cronaca di un così grande evento storico e di aver potuto diffondere le notizie sulla tenacia, sullo stoicismo e sull’eroismo del popolo siriano e delle sue forze armate.

Paolo Marcenaro

UN COMMENTO

  1. Il principale fattore che ha determinato la vittoria siriana e’ stata la capacita’ di resistenza eroica di fronte a orde di assassini criminali.
    Inoltre l’intervento russo e il supporto iraniano e’ stato determinante a dare coraggio e forza a tutte le forze antiterroristiche che hanno potuto contare su appoggi consistenti.
    Di fronte ad un fronte terroristico sostenuto e finanziato da wahhabiti e altri figuri simili con il sostegno logistico americano senza il sostegno russo alla fine nessuno poteva resistere, ma per tre anni i siriani hanno combattuto per la loro sopravvivenza sociale e politica contro regimi schifosi reazionari che si spera ora subiscano la stessa sorte. Io penso che la Siria dovra’ studiare come trattare tutti quelli che hanno sostenuto i terroristi e gli assassini che hanno operato in Siria.
    Una punizione esemplare dovra’ essere studiata per rendere giustizia nei confronti dei morti innocenti causati da questi stati canaglia.
    La fine della Arabia Saudita e’ auspicabile e da ricercare.

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