Marine Le Pen, Marion Marechal-Le Pen

Siamo qui oggi con Alessandro Catto, blogger de Il Giornale e collaboratore di alcune testate giornalistiche al quale diamo il benvenuto.

Alessandro è il fondatore di una pagina Facebook che sta riscuotendo grande successo, ovvero “La Via Culturale al Socialismo”, uno spazio molto interessante di satira. VCS si ritrova spesso a beccare quella sinistra che da anni ha smesso di svolgere il compito storico che le compete, cioè di rappresentare le classi subalterne. Di fatto, oggi la sinistra, erede in gran parte della grande famiglia del comunismo in tutte le sue declinazioni, a partire dalla caduta del muro e il conseguente ritorno in auge della dottrina neoliberista ha riposto le bandiere rosse per sventolare quelle del Sessantotto libertario e progressista. Ma quei valori veri o presunti della sinistra libertaria delle quali abusa e si fa abitualmente vanto, servono a sostenere gli interessi dell’alta finanza più che del vecchio proletariato… A partire dal discorso caro alla sinistra della società multiculturale con relative frontiere aperte, che ormai è noto, serve soltanto a creare, marxianamente parlando, il cosiddetto esercito industriale di riserva, principale causa di salari sempre più bassi. Per finire alla giustificazione delle guerre imperialiste in nome della “democrazia”, alla quale viene contrapposta la figura macchiettistica del “dittatore sanguinario”, naturalmente da spodestare. Uno dei refrain di maggior successo della pagina, infatti è quello di Mentalmente Aperto. Scoprirete all’interno dell’intervista di cosa si tratta…

Ma bando alle ciance, Alessandro, e raccontaci come è nata l’idea della Via Culturale.

E’ nata grazie ad un periodo di riflessione derivato dai miei anni di scuola superiore e dagli anni universitari e dal voler combattere quest’idea della cultura unica, del sapere “de sinistra” che da sessant’anni e più ammorba i cervelli e l’istruzione italiana senza alcuna possibilità di promuovere o quantomeno discutere onestamente qualsiasi pensiero che si distacchi dalla dittatura del pensiero unico politicamente corretto. La scuola di oggi e le università umanistiche, dietro il paravento di una idea di Cultura maiuscolata e calata dall’alto, sono megafoni dell’ideologia dominante, in cui molto spesso professori lautamente pagati dai contribuenti non sfornano individui consapevoli ma si occupano di rilanciare mediocri tematiche piccolo-borghesi o di interesse personale. L’istruzione ha un ruolo fondamentale nella salute di uno Stato, pensare di proseguire su questo solco di inattività culturale significa condannare una intera nazione alla subordinazione e alla morte celebrale. Per fortuna ho potuto notare di non essere l’unico giovane a pensarla in questa maniera, e il successo della mia pagina coinvolge soprattutto ragazzi della mia età, che stanno rendendosi sempre più conto della vacuità della cultura antifascista italiana, un magma di relativismo, buonismo, auto castrazione intellettuale, piattume informativo, il tutto tra sorrisini saccenti, boria professorale e una malintesa idea di superiorità culturale di sinistra, fraintendimento da distruggere quanto prima.

Con la vittoria di Marine Le Pen, la cosiddetta gauche caviar ha dato il meglio di sé. Gad Lerner ha scritto che “il fascismo islamico ha fascistizzato la Francia”. La Annunziata, invece, ha avuto l’ardire di sostenere che Al-Baghdadi stesse festeggiando per la vittoria della Le Pen, e come lei altri esponenti della sinistra hanno continuato su questa falsariga. Ma questa Le Pen è veramente fascista come dicono?

Il Front National è un partito che trae origine dalla destra sociale francese, ma in questi anni e grazie alla segreteria di Marine Le Pen ha saputo aggiornarsi alla grande, inserendo tematiche lasciate scoperte dalla sinistra Mentalmente Aperta, sempre intenta a occuparsi delle crisi di mezza età dei benestanti riguardo gay, migranti e minoranze e poco propensa ad occuparsi dei bisogni del proletariato nazionale. Sono contento per il successo del Front non tanto perché vi ripongo chissà quali speranze, ma perché è un partito che ha saputo fare un mix intelligente, aggiornandosi alle tematiche dell’antiglobalismo e riunendo tutti gli “ultimi della globalizzazione”, colpendo la sinistra a casa sua, nel suo campo. Con buona pace degli antifascisti di professione, i risultati ottenuti sono assolutamente meritevoli e, tra i partiti di massa europei, il Front è forse il migliore al quale si può guardare, sia a destra che a sinistra.

Sul tuo blog de Il Giornale, Criticatto, hai denunciato la vergogna di un partito socialista che si appella alla destra pur di fermare la Le Pen, e hai definito la sinistra francese l’altra faccia dell’europeismo in salsa democratica, promulgato dalle stesse destre liberali francesi ed europee. Di cosa hanno paura, secondo te, in Europa e in Francia, questi apparati politici?

Hanno paura di un cambio di establishment e di un cambio radicale nelle politiche europee. Temono che un avvicinamento alla Russia, una politica di ostilità verso la moneta unica e una profonda ridiscussione delle architetture di comando in vigore a Bruxelles possano distruggere l’opera certosina di costruzione di un potere economico sovranazionale, sul quale questi signori campano, con il benestare di chi, da oltreoceano, da decenni dirige le operazioni. Questa è l’unica paura, che può essere la loro ma non deve essere la nostra.

Venendo all’Italia in molti a Destra hanno voluto mettere il cappello sulla vittoria del Front National a queste regionali, oltre ai soliti Salvini e Meloni, si sono fatti sentire in merito anche persone come Fini ed Alemanno, in cerca di una nuova credibilità. Quanto questa destra è in grado di emulare le gesta di Marine e quali sono le differenze tra un Front che piace un po’ a tutti ed una destra “salviniana”, che dopo due anni di presenza asfissiante sui media e sui social networks, sembra aver perso un po’ di smalto ed idee?

La differenza sostanziale è una; mentre il Front è riuscito a rendersi una forza trasversale, la Lega e pure Fratelli d’Italia non ce l’hanno fatta e, per certi versi, non hanno voluto farlo. Di conseguenza il brand di Marine Le Pen riscuote un successo che sa veramente scavalcare la destra e la sinistra normalmente intese, la Lega e FDI restano attaccate ad una idea di destra piuttosto vecchia e scadente, che vive aggrappata ai pantaloni di Berlusconi, che rilancia un anticomunismo sterile, nonché un fallacismo ottuso e inutilizzabile per capire la temperie del mondo di oggi. La Lega resta il partito subalterno di destra capace di attirare i voti nelle sagre e portarli in dote ad Arcore. Il Front è un partito autonomo, forte e dotato di una intellighenzia da far invidia a tutti.

Al di là della discutibile strategia di fare da rimorchio al successo di Vladimir Putin e di Marine Le Pen, a cui ci hanno abituato Salvini e la Meloni, in Italia cosa si può importare della strategia e delle idee politiche di questi due leader, che potrebbero cambiare il futuro dell’Europa?

Di Putin importerei volentieri la risolutezza, la lungimiranza e il grandissimo acume in politica estera. Un leader di statura internazionale che quotidianamente mette in luce tutti i limiti dell’amministrazione Obama, e che con sapiente attendismo e con relazioni internazionali finemente intrecciate sta facendo tornare la Russia al ruolo che le compete, ovvero quello di baluardo internazionale antitetico rispetto all’imperialismo USA, nonché al ruolo di principale promotrice del multipolarismo. Di Marine Le Pen riprenderei specialmente l’abilità dialettica, la grande capacità di coinvolgere masse eterogenee e l’abilità con la quale ha diretto l’evoluzione del suo partito, avendo il coraggio e l’intelligenza di riprendere idee e pensieri anche appartenenti storicamente alla sinistra.

Da un po’ di tempo la tua pagina, oltre alla pura satira si è spinta anche ad un’operazione di tipo editoriale. Sul blog legato alla pagina de La Via Culturale sono ospitati articoli di alcuni fan a commento dei maggiori fatti di attualità e di politica. Si spazia dalla critica a certa destra italiana al rimpianto per un socialismo sovranista, senza rinunciare però alla nota caratterizzante de La Via Culturale: cioè lo sfottò compiaciuto ai vendoliani, agli “scalfariani” e oserei dire anche ai “tommasiani”, il tutto condito da un tono nient’affatto intellettualoide. Al contrario, si nota un approccio popolano e irriverente, dimostrando un coraggio che manca a molti. Dove vuole arrivare La Via Culturale?

Stiamo riscontrando un buon successo sia dal punto di vista dei contenuti satirici sia dal punto di vista degli articoli e delle riflessioni un po’ più serie, quindi innanzitutto ringrazio i nostri fans che ci seguono con affetto; detto questo, per ora il nostro obiettivo resta quello di fortificare la nostra presenza sul web e di coltivare uno spazio tematico d’area nel quale rilanciare riflessioni, pensieri e idee per la costruzione di un nuovo fronte culturale e politico, capace di superare decenni di accentramento ideologico e di dittatura del pensiero, in collaborazione con tutti quelli che vorranno unirsi a noi. La mia volontà e quella di molti miei collaboratori è quella di costruire un progetto che sappia articolarsi anche nella vita sociale e politica del paese con forza e coraggio, mettendo a disposizione il nostro sapere e le nostre qualità per riformare finalmente le prospettive di un paese che meriterebbe ben altre sorti e ben altro fervore intellettuale.

Grazie ad Alessandro per aver risposto alle nostre domande e alla prossima.

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