Alessandro Vitali - bomber sfortunato

Ci sono storie che fanno riflettere, che insegnano più di altre e che alla fine lasciano l’amaro in bocca ma portano con sé una morale, altre ancora che rileggi tante e tante volte ma non serve a darti nessuna motivazione valida perché sia finita in quel modo. Già, perché quello che è accaduto ad Alessandro Vitali racchiude tutto, ma proprio tutto, quanto sopra scritto. Inserendo, però, un altro ingrediente: quella di scivolare via per poi essere dimenticate, col ricordo che sbiadisce come le foto in bianco e nero.

Partiamo dalla fine, per poi andare indietro attraverso mille interrogativi che si ergono. Il “the end” è tragico perché la vita gli è scappata via definitivamente a soli 32 anni. Contro un platano, dove lui stesso si era lanciato a folle velocità con la sua Alfa Romeo 2000. Una morte che ha stroncato l’esistenza di un ragazzo sfortunato, un calciatore promettente ma mai realmente sbocciato eccezion fatta per una stagione, nella quale aveva illuso l’Italia di aver trovato un centravanti dalle indubbie qualità tecniche, ma troppo deboli dinanzi a un carattere troppo riottoso per mantenersi ai massimi livelli.

E che, ne siamo sicuri, gli ha impedito magari non di capire ma per lo meno di rispondere a domande che lo hanno accompagnato durante la sua (breve) carriera: perché questo rendimento così incostante? Perché un anno sopra le righe e da calciatore copertina e tutto il resto come se il pallone non fosse fatto per lui? E questa incostanza è stata determinata soltanto dalla sua volontà o anche da altro dell’Italia pallonara degli Anni Sessanta?

Alessandro Vitali nasce nel ferrarese il 6 marzo 1945 e ha il pallone come fedele compagno di viaggio di infanzia e adolescenza. Tant’è che serve poco a capire che quel ragazzino ha talento da vendere, spiccate doti tecniche ed un fiuto del gol non indifferente. La carriera prende subito una piega bellissima: sono proprio gli osservatori del Bologna, che all’epoca è una delle squadre più importanti d’Italia, a metterci gli occhi sopra, segnando nei taccuini degli osservatori che “segna come un dannato”. È il 1963, e lo squadrone rossoblu avrebbe vinto, l’estate successiva, il suo settimo e ultimo scudetto, dopo lo spareggio contro l’Inter, tricolore nell’annata precedente e campione d’Europa proprio nel 1964.

Per Vitali è un sogno che si avvera, la possibilità di sfondare nel grande calcio e per di più nel Bologna che ha le carte in regola per farsi valere in giro per il vecchio continente. In quella compagine, però, è complicato esordire, anche perché a metà degli Anni Sessanta le sostituzioni sono poche, le partite pure, e il turn-over è un qualcosa di cui nemmeno si parla, e quindi per giocare la sola speranza è che qualche titolarissimo si rompa. Oppure andare altrove, come gli succede, in effetti.

Vitali finisce presto in Calabria. Qui gioca e segna pure, perché nel Catanzaro in serie B va a segno 13 volte in 35 partite, e poi nel Crotone ne fa altri nove. Dalla Calabria si sposta in Veneto, a Vicenza, nuovamente in serie A. Non gli va male, perché da debuttante gonfia la rete avversaria per ben cinque volte. La stagione successiva, il 1969-1970, quella dell’unico scudetto cagliaritano, è la migliore. Conduce i suoi a un onorevolissimo ottavo posto, ed è 2° nella classifica marcatori con le sue 17 reti. Soltanto quattro in meno del rombo di tuono Gigi Riva.

Sembra l’inizio di una carriera fulminante perché tutte lo cercano e lo bramano, ma è l’incipit di una discesa lunga, senza fine e senza perché. Non va bene a Firenze l’anno successivo, ancora peggio a Cagliari dove sarà semplicemente il gregario di Riva nel 1971-1972, e pure rientrando a Vicenza per la stagione seguente.

Il definitivo ko calcistico arriva nel 1975. È il 9 febbraio, quando Vitali, durante un Lazio-Vicenza 3-0, spintona e aggredisce il direttore di gara, beccandosi otto giornate di squalifica, poi ridotte a sei. Certo, Alessandro giocherà ancora, anche in serie B, sempre con i biancorossi, darà il suo prezioso contributo, ma il rapporto con l’ambiente è ormai logoro, tanto che nell’estate 1976 torna a casa, in provincia di Ferrara, nella Centese, che milita in serie D.

Passano 12 mesi, e sempre di estate, precisamente il 26 agosto, le agenzie di stampa battono questa notizia: “spaventoso incidente stradale nelle campagne bolognesi a San Giovanni in Persiceto e in cui hanno perso la vita due calciatori della Centese, Giorgio Lazzari e Alessandro Vitali”.

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