Aleksandr Zakharchenko

Alexander Vladimirovich Zakharchenko è stato ucciso la sera del 31 agosto 2018 a seguito di un’esplosione di un ordigno esplosivo, posto all’interno del caffè “Separ” nel centro di Donetsk, che gli ha procurato un trauma cranico e la morte.

Insieme a lui è morta una delle guardie del corpo e altre 11 persone sono rimaste ferite, tra cui il ministro delle Finanze della RPD Alexander Timofeev e la leader dell’organizzazione di sostegno alle persone svantaggiate e disabili “Donetsk Repubblica”, Natalia Volkova.

Nella RPD e nella RPL è stato decretato un lutto di tre giorni dal 1 al 4 settembre. Quasi 200mila persone sono andate all’edificio del Teatro dell’Opera e del Balletto di Donetsk, per prendere parte alla cerimonia d’addio del loro leader. Il funerale e la sepoltura si sono svolti il 2 settembre con gli onori militari, nel Viale degli Eroi del cimitero di Donetsk. Le autorità della RPD considerano l’esplosione un atto terroristico organizzato dalle autorità ucraine. Le massime autorità della Federazione Russa condividono questa posizione e il Comitato Investigativo della Russia, in relazione all’incidente ha istituito un procedimento per terrorismo criminale “sulla base degli elementi di un crimine, previsti dalla parte 3 dell’articolo 361 del Codice Penale della Federazione Russa (un atto di terrorismo internazionale che ha causato la morte a una persona)”.

Il consigliere del capo della RPD, Alexander Kazakov, ritiene che le stesse persone che già avevano ucciso i comandanti delle milizie popolari “Motorola” e “Givi”, hanno compiuto anche questo assassinio. Al momento, le misure di sicurezza sono state rafforzate nella RPD, un coprifuoco è stato introdotto dalle 23.00 (prima iniziava all’1.00). Trapeznikov, nuovo Presidente subentrato) ha detto che a Donetsk ci si aspetta provocazioni sulla linea di contatto con la parte ucraina. “C’è un movimento di equipaggiamenti militari, sono state fatte diverse incursioni, ma abbiamo in mano il polso della situazione, se ci saranno provocazioni noi siamo pronti…” ha detto il neo capo della RPD.

A Donetsk è stato istituito un quartier generale operativo per indagare sull’atto terroristico, a cui ufficialmente, su ordine diretto del presidente russo Vladimir Putin, partecipano per le indagini funzionari ed esperti dei Servizi sicurezza e antiterrorismo della Russia e anche della Cina. Il presidente russo ha commentato il vile omicidio di Zakharchenko, sottolineando che coloro che hanno scelto la via del terrore, non vogliono cercare una soluzione pacifica al conflitto e quindi per ora gli “Accordi di Minsk” e la prevista riunione con il gruppo di contatto dei “Quattro” per una soluzione del conflitto è congelata.

Il rappresentante ufficiale della Duma russa, Maria Zakharova, ha dichiarato di non dubitare del coinvolgimento delle autorità ucraine nell’omicidio del capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko: “Non c’è alcun dubbio che dietro l’omicidio di Zakharchenko c’è Kiev”, ha detto la Zakharova in onda su Russia 24.

Chi era il Presidente Zakharchenko?

Alexander Zakharchenko era nato il 26 giugno 1976 a Donetsk da una famiglia di minatori, il padre minatore per 35 anni, era di nazionalità ucraina e la madre russa. Si era diplomato alla scuola secondaria tecnica industriale di Donetsk e lavorava come tecnico elettricista nelle miniere, fino alla guerra del 2014.

Dal dicembre 2013 è stato a capo dell’organizzazione popolare antifascista “Oplot” di Donetsk. Oplot era un movimento ucraino che aiutava i soldati disabili e i loro figli. Inoltre si prefiggeva di lottare contro l’eroizzazione dei rappresentanti nazisti dell’UPA. Oplot curava anche la manutenzione dei monumenti della Grande Guerra Patriottica.

Nel maggio 2014, con il precipitare delle proteste e la dura repressione armata delle autorità golpiste viene nominato comandante militare di Donetsk; a luglio 2014 è nominato viceministro degli Affari interni della RPD. Ha partecipato personalmente a numerose battaglie, restando ferito più volte. La più grave, nella battaglia per la liberazione di Debaltsevo, dove viene ferito ad una gamba e costretto per mesi a muoversi con le stampelle e poi con un bastone.

Dal 23 luglio 2014 ricopre il grado militare di maggiore generale.
L’8 agosto 2014 è nominato Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Popolare di Donetsk approvato da 50 deputati, 6 astenuti, 1 contro.

Il 30 agosto 2014 subisce il primo tentativo di assassinarlo, egli non è ferito, ma, il conducente dell’auto su cui viaggiava resta ferito. In ottobre si candida alla Commissione elettorale centrale della RPD per la carica di Capo della Repubblica Popolare.
Il 3 novembre, dopo le elezioni tenutesi nella Repubblica, la Commissione elettorale centrale annuncia che, per Zakharchenko avevano votato oltre 765.000 cittadini, pari a circa il 78,9% degli elettori.

Il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato il rispetto della volontà degli abitanti della regione di Donetsk, mentre i leader dei paesi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti, l’Ucraina e il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon hanno definito illegittime le elezioni.

Il 4 novembre all’Accademia della Musica e del Teatro Drammatico, Zakharchenko Alexander Vladimirovich presta giuramento sulla Bibbia come Capo della RPD.

Il 12 febbraio 2015, Alexander Zakharchenko e il capo della LNR, Igor Plotnitsky, sottoscrivono i documenti per gli accordi di pace di Minsk.

Il 28 febbraio 2015 al primo Congresso del movimento politico “Repubblica di Donetsk”, ne viene eletto presidente.

Nell’aprile 2016, i Servizi di sicurezza della RPD sventano un altro attentato contro Zakharchenko con l’uso di un ordigno esplosivo nel complesso di tiro “Artemis” a Donetsk ; nel luglio dello stesso anno, Zakharchenko è bersagliato da colpi di artiglieria e di mortaio provenienti dalla parte ucraina, durante una delle sue numerose visite sul fronte dei combattimenti.

Nel giugno 2018, in suo onore era stata fondata l’organizzazione per bambini “Zakharovtsy”, simile ai giovani pionieri.

In Ucraina Zakharchenko era stato dichiarato ricercato dal servizio di sicurezza ai sensi dell’articolo 258-3, parte1, del Codice penale ucraino (“creazione di un gruppo terroristico o di un’organizzazione terroristica”). Anche se, secondo il procuratore generale ucraino Yuriy Lutsenko il procedimento penale contro Alexander Zakharchenko non è ancora stato trasferito alla corte ucraina perché l’ Ufficio del procuratore generale dell’Ucraina non è stato in grado di raccogliere prove della sua colpevolezza.

Le idee politiche di Zakharchenko

“Abbiamo vissuto, creduto e continuiamo a sentirci parte dell’Unione Sovietica, queste sono le nostre radici e nessuno riuscirà mai a strapparcele…”. Aveva le idee chiare il militare del Donbass sulla propria identità politica e culturale.

Idee chiare anche su Economia e Lavoro: “La lotta contro l’oligarchia è uno dei compiti chiave della nostra Repubblica fin dal momento della sua proclamazione e abbiamo quasi adempiuto a questo compito. Quegli oligarchi che erano sul nostro territorio sono stati inseriti nella lista di persone non grate nella Repubblica da un mio decreto. Nessuno di loro partecipa ai nostri processi decisionali politici o economici. In virtù di ciò, anche se gli oligarchi fossero qui, si trasformerebbero semplicemente in uomini d’affari, imprenditori, dal momento che sappiamo che l’oligarchia è una combinazione di affari e stato. Ora noi abbiamo separato gli affari dallo stato. Inoltre, ora tutte le imprese che lavorano nel nostro territorio pagano le tasse allo stato secondo le procedure standard. Tutti sono uguali davanti allo stato… La lotta contro l’oligarchia e uno stato sociale giusto è esattamente la questione che deve garantire il potere della RPD”.

Ma in cosa credeva il presidente scomparso della Repubblica di Donetsk? “Sono cristiano ortodosso, vado in chiesa e per me essa è il Patriarcato di Mosca… Riconosco 4 fedi principali: l’Ortodossia, il cattolicesimo romano, l’Islam e l’ebraismo. Queste sono le religioni che esistono da tempo immemorabile, molti sono musulmani, altri ebrei, molti altri cattolici romani. Queste quattro confessioni, credo, dovrebbero esistere su questa terra e in nessun caso nessuno deve sentirsi oppresso se non è credente. D’altra parte, combatterò sempre duramente contro il settarismo. Non permetterò azioni false sotto il mantello di pseudo religioni. Sfortunatamente, il nostro paese è stato invaso da tutti i tipi di sette, da tutti i tipi di pseudo-religioni. Non voglio che i pensieri e le menti stessi dell’educazione della nostra gioventù e della nostra gente cadano sotto queste pseudo-religioni e settarismi. Pertanto, verranno adottate una serie di misure per limitarne la loro penetrazione”.

Dal punto di vista sociale, Zakharchenko voleva riesaminare alcune qualità del sistema sovietico: “Ho già detto più volte che è per i giovani, per le nuove generazioni che stiamo costruendo il nostro stato, perciò ogni giovane devi diventare protagonista per costruire il suo futuro. Questo non è un privilegio, ma un dovere…Continueremo a sostenere ogni proposta dei giovani sull’occupazione, e quelle ritenute valide e possibili, saranno trasformate in decreti legge, il lavoro delle squadre di costruzione studentesca, lo sviluppo della formazione a distanza e la fornitura di libri di testo, la formazione presso le imprese e il conseguimento di diplomi provenienti da paesi stranieri…Nel sistema educativo saranno inclusi tutti i punti migliori del sistema sovietico. Il livello di istruzione nell’URSS è stato giustamente considerato il più alto. Al momento, l’educazione finlandese è considerata la più efficace, e si sa che il 70% di essa è costituita sulle fondamenta dell’istruzione sovietica. Riportare questa vecchia base ora dimenticata è un nostro compito”.

Sulle donne invece l’idea di Zakharcheno è più tradizionale: “Vorrei che tutte le donne in questa giornata di festa dell’8 marzo, sentissero solo le parole più piacevoli dalle persone care, ammetto, infatti, che noi uomini siamo incuranti e solo grazie alla vostra pazienza e sensibilità diventiamo migliori. Nostre care donne, per dire che noi vi amiamo, il minimo che posso fare è ricordare le nostre madri che ci danno la vita con tormento; voi, donne che crescete i nostri figli, difendete il focolare della famiglia, avete grandi responsabilità e dal 2014, percepisco che è anche grazie al vostro affetto, amore che riusciamo a fare delle imprese insperate, voi siete al nostro fianco in ogni battaglia e in ogni trincea, passandoci munizioni e combattendo voi stesse. Grazie mille! Semplicemente solo per quello che siete, che rappresentate, per i vostri sorrisi e la vostra bellezza!…Ragazze, felicitazioni per la vostra giornata di festa ! Dal profondo del mio cuore vi auguro tutto il meglio e il più luminoso. Siate felici. Dopo tutto, la guerra, i dolori e le privazioni passeranno e i vostri sorrisi si disporranno nei nostri cuori, per sempre. Buon 8 marzo!”.

L’addio del suo popolo

Il 2 settembre giornata dell’addio al Presidente della RPD, ha dimostrato quale legame profondo, forte, vero, univa questa grande figura di leader politico, militare, morale di un intero popolo.

Un uomo, un comandante militare sui campi di battaglia, un politico, integro, risoluto con sé e con gli altri. Completamente parte ed unito con il suo popolo fino in fondo, fino al dono della sua vita per la causa del suo Donbass e della liberazione dai nuovi nazifascisti di Kiev. Così raccontano coloro che gli sono stati più vicini.

L’affetto, il dolore, la rabbia fino al giorno dei funerali hanno permeato i sentimenti di ogni abitante della città e del Donbass intero, che hanno vissuto in un clima surreale le 48 ore dopo l’attentato, come mi hanno raccontato i nostri referenti e fratelli sul posto. Un silenzio da far rabbrividire, un senso di male e sofferenza, di inquietudine e angoscia, strade deserte, i pochi passanti che invece di parlare sussurravano, come per non disturbare.

Ma poi un fiume di persone semplici, quasi duecentomila, giovani, donne, vecchi e bambini colmi dei sempre lucenti garofani e rose rosse del Donbass, e di lacrime, hanno invaso insieme ai soldati per chilometri, il viale Artyom, nel cuore della città, in un silenzio gravido di coscienze caparbie e invincibili, rotto solo dalle musiche di lutto degli altoparlanti, in una atmosfera di malinconia tagliente. Fianco a fianco, mano nella mano di figli, nipoti, pionieri, in fondo è per loro che Zakharchenko è morto e ha dato la sua vita.

Nell’aria certamente vi era anche un naturale senso di angoscia e di paura, la percezione che il nemico non è solo al fronte ma è tra loro, ad ogni angolo o dietro ogni porta, che riesce a entrare nelle loro case e nella loro vita in modo spietato e brutale, vilmente, nonostante ogni sforzo di vigilanza. Ma è come se tutti sanno che non hanno diritto di ritirarsi, perché non c’è più nessun posto dove ritirarsi, intorno a loro e sulle spalle hanno solo la loro città, la loro terra, le loro case… e le anime di tutti coloro che hanno pagato finora, con la morte, la voglia di vita per tutti.

Eppure questo mare di gente, di popolo profondamente ferita nell’anima, è come se fosse lì per ribadire, confermare davanti anche alla bara del suo Presidente amato, rispettato e scelto come loro comandante per la liberazione, che la spazzatura nazifascista non riuscirà a spezzare via questo popolo, nonostante gli uccidano i propri figli migliori, perché Zakharchenko era proprio un figlio del popolo, la sua vita, la sua storia, le sue ferite hanno consacrato questo.

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