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rafsanjani

L’ottantaduenne Akbar Hashemi Rafsanjani è morto nella giornata di ieri nell’ospedale Shohada-ye Tajrish nel Nord di Teheran, dove era ricoverato da tempo per via delle condizioni critiche del suo cuore.

Nato il 25 agosto del 1934 in un piccolo villaggio (Ghahraman) della Provincia di Kerman, proveniva da una ricca e influente famiglia di grossisti di pistacchi, uno dei prodotti agricoli più preziosi e importanti dell’Iran (insieme allo zafferano), la famiglia lo destinò agli studi religiosi e nella città sacra di Qom incontrò e rimase affascinato dal carisma e dalla personalità di Ruollah Khomeini.

Rimase coinvolto nelle attività politiche di opposizione al regime filoamericano dello Shah e venne arrestato ben sette volte tra il 1960 e il 1979, ma riuscì anche a viaggiare estesamente all’estero, visitando, per esempio, venti stati degli Usa, oltre a molti paesi europei.

Con la Rivoluzione Islamica diventò membro del Consiglio della Rivoluzione e in seguito venne nominato Presidente del Parlamento.

In questa carica assunse praticamente la supervisione dello sforzo bellico nazionale nella Guerra Iran-Iraq e fece da “volano” tra i vertici militari e Khomeini; rappresentante della “borghesia del bazaar”, premette per uno stop alle ostilità una volta cacciati gli iracheni dal territorio patrio ma quando Khomeini decise per la prosecuzione delle ostilità continuò nei suoi compiti senza tornare sull’argomento.

Dal 1989 al 1997 fu Presidente dell’Iran spingendo per la modernizzazione del paese e la rapida ricostruzione postbellica, venne descritto come economicamente innovativo, politicamente autoritario e filosoficamente tradizionalista.

Nel 2005 si ricandidò alla poltrona presidenziale venendo però sconfitto dal Sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad.

Dal 2007 al 2011, invece, ha guidato l’Assemblea degli Esperti e nel 2013 ha provato a proporsi nuovamente al posto di Presidente della Repubblica Islamica, vedendo però la sua candidatura respinta dalla commissione elettorale.

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