CONDIVIDI

La sede di Roma di Almaviva Contact chiude i battenti. Le lettere di licenziamento dei 1666 dipendenti sono già partite. L’incontro tenutosi al ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Carlo Calenda, la sua vice Teresa Bellanova, l’azienda e i rappresentanti sindacali di categoria, non ha prodotto i risultati sperati.

“Purtroppo l’azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e quindi ha ribadito il mantenimento dell’accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma”, ha dichiarato il viceministro allo Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, confermando il naufragio della trattativa.

Il sito è inattivo dallo scorso 22 dicembre, quando è scaduta la procedura di mobilità ed è stato dato il via libera ai licenziamenti, a seguito del no opposto dalle Rappresentanze sindacali unitarie romane all’accordo raggiunto quella notte al Mise. Il rifiuto dei sindacalisti è stato fatto pagare a caro prezzo ai lavoratori.
L’azione dei delegati sindacali aziendali di Roma “è stata irresponsabile, se avessimo avuto l’ok sulla firma di quell’intesa oggi non avremmo avuto questa situazione”, ha affermato Vito Vitale, segretario generale della Fistel Cisl.

I lavoratori della sede romana nei giorni scorsi hanno sostanzialmente sconfessato le Rsu. Con 590 “sì” e 473 “no”, hanno chiesto la riapertura del dialogo con l’azienda per firmare l’accordo proposto dal governo (3 mesi in più di tempo coperti da cassa integrazione invece dei licenziamenti), per lavorare ad un’intesa con l’azienda. I tecnici del ministero avevano proposto tecnicamente un’azione di adesione all’accordo di Napoli.

“Purtroppo, ha spiegato il viceministro Teresa Bellanova, l’azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e, quindi, ha ribadito il mantenimento dell’accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma”.

Almaviva ha definito “sorprendenti” le ultime dichiarazioni sindacali, evidenziando il tentativo fatto in estremo ritardo di cancellare tutto affermando di fatto “che la totalità delle rappresentanze sindacali di Roma avrebbe agito contro il volere della maggioranza dei lavoratori”.

Un disastro, confezionato a colpi di ritardi, furbate e giravolte tardive, che dimostra l’inconsistenza di buona parte del mondo sindacale, lontano anni luce dai bisogni dei lavoratori. Mentre il premier Gentiloni favoleggia di lavoro, altre centinaia di famiglie varcano inesorabilmente la soglia della miseria.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: redazione@opinione-pubblica.com

LASCIA UN COMMENTO