E’ stata la domenica della grande scoppola per il Pd e Matteo Renzi. I ballottaggi hanno certificato inequivocabilmente il cattivo stato di salute del partito e la fine dell’amore incondizionato del suo elettorato che ha preferito poltrone ed ombrelloni alle urne a naso turato.

L’affluenza rilevata alle 23 dal ministero dell’Interno, è stata di poco superiore al 46,03%. Un calo di 12 punti percentuali rispetto al primo turno, quando alla stessa era stata del 58%.
Salva banche, proteggi Fazio, coccola “caporalato” (nuovi voucher), stornelli demagogici sui temi fondamentali dell’immigrazione e della sicurezza.

Il decalogo dei dem è andato di traverso alla base che ha fatto recapitare un messaggio chiaro alla “corte dei miracoli” dell’ex golden boy di Rignano.

Il Pd passa dal governare 93 Comuni ad appena 56. Il centrodestra, in evidente ripresa, passa da 34 a 46, con Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia capaci di espugnare storici feudi rossi come Genova (la città del ministro Andrea Orlando), La Spezia e Sesto San Giovanni, e di imporsi in realtà importanti come Catanzaro, Pistoia, Piacenza, Lodi (presunta roccaforte elettorale del numero due del Pd, Lorenzo Guerini), Verona, L’Aquila, Lucca e Gorizia.

Numeri di fronte ai quali il segretario del Pd, Matteo Renzi, dopo aver postato un grafico “a torta” su Twitter, si è lasciato andare ad un’analisi politica che ha suscitato incredulità e molta ilarità: “Nel numero totale di sindaci vinti siamo avanti noi del Pd, ma poteva andare meglio: il risultato complessivo non è granché”.

Di parere opposto il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: “Le elezioni sono andate male, abbiamo perso. Non ci inscriviamo alla lista di chi vince sempre. La destra ha vinto e il M5s si dimostra influente nella capacità di spostare il risultato, non di aggregare i consensi”.

Numericamente ma anche simbolicamente importante è stata per il Pd la Caporetto di Sesto San Giovanni. Il candidato di Forza Italia, Roberto Di Stefano, ha asfaltato il sindaco uscente Monica Chittò: 58,4% contro il 41,6% .


L’ex Stalingrado d’Italia è diventata azzurra anche per l’accento posto da Di Stefano sul tema della sicurezza. Le politiche di accoglienza dei profughi sul modello Lampedusa e la costruzione di una moschea da 2.700 metri quadri, cavalli di battaglia di Chittò, hanno spaventato l’elettorato della città operaia.

Sceglie un profilo basso, Silvio Berlusconi: “Gli italiani ci chiedono di essere uniti e di cambiare il Paese e ci hanno dato il mandato di cambiare il futuro delle nostre città. È una responsabilità forte nei loro confronti che avverto pienamente e della quale sono pronto a farmi carico, con Forza Italia e tutta la coalizione”.”Dai risultati delle comunali, sostiene l’ex premier in una nota, si può ripartire con un chiaro profilo liberale, moderato, basato su radici cristiane, secondo il modello di centrodestra vincente in tutt’Europa e oggi anche in Italia”.

Gongola Salvini: “Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Se dopo decenni ci chiedono di governare Genova, Pistoia o Sesto San Giovanni, vuol dire che possiamo governare anche il Paese. Con idee chiare, senza tentennamenti fra stare o no con Renzi”. La Lega è il primo partito a Genova, Monza, Alessandria e Verona”. Salvini evidenzia anche i buoni risultati al Centro e al Sud: “Abbiamo quattro consiglieri comunali a L’Aquila, per la prima volta nella storia. Abbiamo eletto 32 consiglieri comunali in Sicilia e cinque a Ladispoli. Questo dedicato a chi dice che sotto il Po la Lega non c’è. Sotto il Po a volte la Lega fa risultati migliori rispetto agli alleati”.

Pensa ad una coalizione con l’asse spostato a destra il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “La moderazione è una categoria che in politica non esiste più. Gli italiani, prosegue l’ex ministro, ci hanno fornito un’indicazione chiara: se il centrodestra mette in piedi un programma serio, con persone credibili, che dica ‘prima gli italiani’, non c’è partita: né contro il servilismo di Renzi, né contro il qualunquismo di Grillo, che sono due facce della stessa sinistra”.

Fa buon viso a cattivo gioco, Beppe Grillo, a cui sicuramente non sarà andata giù la vittoria del “ripudiato” Federico Pizzarotti a Parma.

“Ogni maledetta elezione il M5S continua a crescere. Da qui al governo è questione di pochi metri”, ha scritto Grillo sul suo blog. “La nostra squadra, ha aggiunto, è grande, siamo cittadini, siamo portavoce. Perciò o noi andiamo avanti adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.