A novembre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU dovrà riunirsi per discutere del regime di sanzioni internazionali adottate nei confronti dell’Eritrea fra il 2009 e il 2011 dietro false accuse riguardanti il suo operato in Somalia. Quelle sanzioni colpirono anche la stessa Somalia, sebbene in maniera più parziale, solo per quanto riguardava l’importazione di armi a beneficio delle sue forze armate.

Nel caso dell’Eritrea, invece, erano interpretate in senso enormemente più estensivo, fino a risultare persino più severe di quelle applicate verso paesi come l’Iran e la Corea del Nord. Infatti l’Eritrea non soltanto non poteva importare armamenti, ma nemmeno munizioni, e ciò era ovviamente funzionale ad indebolirla nella situazione di “né guerra né pace” con l’Etiopia al tempo ancora governata dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigray. Inoltre, nemmeno prodotti propri del mercato civile erano vendibili in Eritrea: dai mezzi di trasporti alle macchine agricole, e così via.

Le sanzioni alla Somalia, se non verranno rinnovate, scadranno automaticamente il 15 novembre, e a quanto pare gli Stati Uniti, che in epoca Obama ne furono i promotori, oggi non hanno alcun interesse a portarle avanti. Tali sanzioni riguardano anche l’interdizione dei traffici marittimi.

Tale data vale anche per l’Eritrea, ed anche in tal caso la cosa si collega strettamente all’operato del Somalia and Eritrea Monitoring Group (SMEG), noto per aver prodotto nei suoi anni d’attività soprattutto numerose bufale, il cui mandato scadrà il 15 dicembre.

Il Consiglio di Sicurezza, inoltre, discuterà anche del rinnovo delle misure contro la pirateria, la cui scadenza invece cadrà il prossimo 7 novembre. In tal caso la questione riguarda soprattutto alcune aree della Somalia, e la novità potrebbe essere data dal fatto che l’Eritrea verrà ufficialmente coinvolta, insieme agli altri paesi della regione, nel fornire delle proprie soluzioni o idee per uscire da questo impasse.

Ciò rappresenterebbe una svolta molto importante, poiché le accuse rivolte in passato all’Eritrea sul suo operato in Somalia non avevano nessun fondamento: infatti non vi era un solo soldato eritreo in territorio somalo, men che meno per fornire assistenza ai miliziani fondamentalisti di Al-Shabaab. La cosa addirittura pareva molto surreale agli esperti di cose eritree, poiché l’Eritrea appena divenuta indipendente aveva proprio dovuto difendersi dal tentativo di Al-Qaeda di penetrare nel suo territorio provenendo dal Sudan. Il fallimento di questo tentativo voluto da Bin Laden, grazie alla pronta reazione delle forze armate eritree, aveva quindi spinto Al-Qaeda a ripiegare sull’Afghanistan.

Anche da quest’esperienza si può capire quanto aiuto, di portata davvero fondamentale, possa dare l’Eritrea in materia di lotta al terrorismo e al fondamentalismo. E’ estremamente positivo che a livello internazionale finalmente anche questo concetto venga capito ed accettato.

Il 31 maggio 2019, poi, scadrà anche il mandato dell’AU Mission to Somalia (AMISOM), e pure ciò faciliterà ulteriormente il processo d’integrazione e cooperazione fra i vari attori del Corno d’Africa.

Non va dimenticato, in tutto questo scenario, come nelle scorse settimane l’Eritrea sia divenuta membro del Consiglio ONU per i diritti umani, e che anche il Sudan sia uscito dalla sua situazione di parziale isolamento regionale ed internazionale puntando proprio sull’Eritrea per partecipare al processo d’integrazione e di pace oggi saldamente in atto in Africa Orientale.

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