La notizia dei test nucleari della Repubblica Democratica Popolare di Corea ha sorpreso il mondo. Può brevemente riassumerci le reazioni?
Chiaramente tutti gli interlocutori della Corea del Nord all’interno del vertice per il Dialogo a Sei sul Nucleare, cioè Cina, Russia, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, hanno condannato l’esperimento. A questi si sono aggiunte anche la Francia e la Segreteria Generale dell’ONU. Ognuno con sfumature e toni diversi, ovviamente. Inoltre, non è ancora chiaro se si sia trattato di una vera bomba all’idrogeno. Osservatori sudcoreani e cinesi lo stanno verificando attraverso i dati a disposizione. Anche se fosse, tuttavia, parliamo di un ordigno sperimentato per la prima volta dagli Stati Uniti nel 1952. I criteri della deterrenza oggi sono diversi e la corsa al nucleare non è più una priorità assoluta come negli anni Cinquanta. Altrimenti non sarebbero soltanto 9 Paesi nel mondo a possedere un arsenale atomico, ma molti di più. Nel corso degli anni, la tecnologia difensiva ha inoltre permesso di sviluppare una migliore missilistica nucleare tattica per circoscrivere la capacità di distruzione a precisi obiettivi militari, come depositi, navi, portaerei o basi ostili, ossia gli unici target al momento possibili per l’Armata nordcoreana. Altri scenari apocalittici stile ‘Red Dawn’, sinceramente li lascerei alle case di videogiochi. Questo test dunque è non soltanto rischioso in termini di sicurezza regionale, ma anche fondamentalmente inutile. E’ sul piano politico che crea seri problemi, perché rischia di isolare ancora di più la Corea del Nord e allontana nuovamente la prospettiva del dialogo per la riconciliazione con Seoul proprio in una fase in cui la Cina si era rimessa al lavoro in questo senso, trovando una sponda importante nella politica estera tendenzialmente multivettoriale della presidentessa sudcoreana Park Geun-hye.

A suo giudizio, quali sono le motivazioni che inducono Pyongyang a proseguire sulla strada del nucleare, con test che vengono giudicati come veri e propri “strumenti di comunicazione”?
La critica già si sta dividendo sull’interpretazione di questo nuovo test di Pyongyang tra chi sostiene che si tratti di un messaggio minatorio diretto a Washington e Tokyo, chi dice che invece sia rivolto a Russia e Cina per premere e richiedere maggiori aiuti economici o chi più semplicemente vi vede una minacciosa dimostrazione della volontà di invadere il Sud. Personalmente, credo che nessuna di queste tre ipotesi sia sufficiente a spiegare le ragioni che hanno portato la Corea del Nord ad organizzare ed eseguire un esperimento simile.
Partirei, piuttosto, dal dato secondo me più evidente, ossia l’inesperienza del giovane leader Kim Jong-Un. Soprattutto nei suoi ultimi anni di vita, dopo alti e bassi negli anni precedenti, il padre Kim Jong-Il aveva intessuto una certa trama diplomatica inviando delegati al Forum Regionale dell’ASEAN e a diversi vertici con Seoul, aprendo al Dialogo a Sei sul Nucleare. In particolare, aveva dato buoni risultati il summit del 20 settembre 2011 a Pechino tra l’inviato sudcoreano Wi Sung-Lac e quello nordcoreano Ri Yong Ho. Ad oltre quattro anni dalla sua ascesa al potere, Kim Jong-Un non ha ancora effettuato un viaggio ufficiale all’estero né ospitato in patria vertici di livello con i partner più vicini, mentre ha invece trovato il tempo per giocare a basket con Dennis Rodman. Questo la dice lunga sull’involuzione della politica estera nordcoreana.

La “nuclearizzazione” della Corea del Nord può dare alla Corea del Sud e al Giappone l’alibi per varare dei loro programmi nucleari? Suppongo che la Cina non condivida gli esperimenti nucleari di Pyongyang proprio per il timore di ritrovarsi circondata da una cintura di Stati dotati del nucleare e tendenzialmente ostili.
Il test nucleare ha scatenato la disapprovazione di tutto il mondo e non ha certo rappresentato una mossa saggia, tanto più in un contesto globale che si sta muovendo a nervi tesissimi. Il Giappone resterà fuori dai programmi nucleari per ragioni storiche e politiche. Nel corso dell’ultimo anno, Shinzo Abe ha già forzato troppo la mano con la modifica della Costituzione e il passaggio dal tradizionale pacifismo del Giappone post-bellico al cosiddetto “pacifismo pro-attivo”. L’adozione di un programma nucleare sarebbe fatale per il suo consenso elettorale. Nemmeno la Corea del Sud ha probabilmente intenzione di mettersi sullo stesso piano del Nord, se non altro per ragioni di immagine internazionale. Del resto non ce n’è nemmeno bisogno, dal momento che anche Pechino ha confermato la sua contrarietà al test e il sostegno alla non-proliferazione nucleare nella Penisola Coreana. Non dimentichiamo che l’area del test è a pochi chilometri dai confini sia con la Cina che con la Russia. Il forte sisma scatenato dall’esplosione è stato avvertito anche in Cina e ha costretto all’evacuazione di un liceo.
Senz’altro Washington e Parigi hanno responsabilità storiche innegabili in merito alla proliferazione nucleare in Asia e in Oceania, e la loro condanna non è esente da ipocrisie, ma questo non può legittimare alcun Paese a condurre test nucleari di tale portata senza nemmeno comunicarlo preventivamente. La sovranità nazionale, sancita giustamente dalla Carta dei Principi dell’ONU, non implica l’arbitrio scriteriato e l’irresponsabilità internazionale. Su questioni delicatissime come il nucleare, è sempre auspicabile che ogni nazione segua regole condivise dalla comunità internazionale.
Due anni fa, la Russia ha proposto e portato a termine lo smantellamento dell’arsenale chimico siriano in modo che il conflitto nel Paese non degenerasse in una strage di proporzioni ancora più grandi e che, soprattutto, l’ISIS o altri gruppi terroristici non entrassero in possesso di quel tipo di armamenti. Credo che Putin e Xi Jinping stiano agendo a livello internazionale nel segno dell’assunzione di responsabilità globali che fino a pochi anni fa molti osservatori ritenevano ad appannaggio esclusivo dei Paesi occidentali. Sicuramente Mosca e Pechino impediranno in sede ONU che il Consiglio di Sicurezza approvi risoluzioni penalizzanti verso la Corea del Nord, ma credo che Kim Jong-Un ieri sera abbia già ricevuto due o tre telefonate.

Che direzione assumerà la diplomazia della Cina, ma anche della Russia, paesi che finora hanno sempre cercato di tutelare in un qualche modo la Corea del Nord dagli attacchi politici e non di Seoul, di Tokyo e di Washington?
La Cina e la Russia manterranno la loro posizione favorevole al dialogo tra le parti per arrestare la proliferazione nucleare nella Penisola Coreana. Del resto è fondamentale che la soluzione della crisi tra le due Coree resti quella politica. Dal mio punto di vista, si dovrebbe avviare un processo di riavvicinamento graduale che passi per due condizioni.
La prima è l’approvazione di una vera riforma economica in Corea del Nord, sviluppando quanto è stato già realizzato con l’istituzione delle aree di libero scambio di Rason e Kaesong, rispettivamente nel 1994 e nel 2002, sulla via del processo riformista indicato da Kim Jong-Il nel 2002 verso “pratiche economiche di mercato di riferimento di tipo socialista”. Finché questo percorso resta bloccato, la politica del Songun (cioè il primato dell’Esercito) sarà del tutto inefficace. Le alluvioni e le conseguenti carestie della metà degli anni Novanta dimostrano che gli investimenti statali vanno non solo ottimizzati verso sistemi militari più “smart”, in linea con i nostri tempi, ma anche destinati maggiormente alla ricerca civile, alle infrastrutture nelle città minori e allo sviluppo di una piccola e media imprenditoria locale di spessore.
La seconda condizione è la garanzia di un progressivo disimpegno militare degli Stati Uniti in Corea del Sud, una presenza anacronistica che contribuisce a tenere alta la tensione soprattutto in occasione delle periodiche esercitazioni congiunte nelle zone di confine. Seoul ha ormai proprie forze armate altamente qualificate, capaci di svolgere compiti difensivi di ogni genere, e non ha bisogno di tutori esterni.
Il passo successivo potrebbe essere la costituzione di un direttorio federativo composto da delegati di entrambi i Paesi col compito di promuovere ed intensificare la cooperazione tra Pyongyang e Seoul, pur salvaguardando le differenze tra i due diversi sistemi politici ed economici. Nel giro di 20 o 30 anni, le nuove generazioni potrebbero lavorare in un clima totalmente diverso. A loro spetterebbe parlare dell’eventuale riunificazione definitiva.

UN COMMENTO

  1. L’analisi è di fondo sbagliata. La RPDC ha testato una bomba a idrogeno miniaturizzata (da qui la potenza inferiore rispetto alla bomba a idrogeno “standard”) esclusivamente per la sua autodifesa dalle manovre aggressive targate USA-Corea del Sud, che si concretizzano particolarmente nelle esercitazioni “Foal Eagle” e “Ulsan Freedom Guard”. La scusa delle “manovre difensive” fa acqua da tutte le parti perché la RPDC non ha mai manifestato intenzioni invasive nei confronti della Corea del Sud, anzi, è vero tutto il contrario. Questo i comunicati ufficiali nordcoreani lo hanno spiegato bene, insieme al fatto che non useranno mai la bomba per primi e che appunto questa serve loro da difesa per non fare la fine di Gheddafi e Saddam. Purtroppo la situazione nel mondo sarà sempre tesa fin quando esisteranno gli USA.
    Per quanto riguarda l’economia, il Songun si è rivelato, si rivela e si rivelerà sempre efficacissimo: il budget è incentrato tanto sulle spese militari quanto su quelle nucleari e civili. La situazione nordcoreana sta pian piano ritornando ai livelli dei tempi di Kim Il Sung.
    Sulla diplomazia, è assolutamente falso che Kim Jong Un non abbia ricevuto in patria diplomatici stranieri: ha infatti ricevuto negli ultimi anni un gran numero di diplomatici di alto rango siriani, russi e cinesi e se non ricordo male anche laotiani, oltre a qualche africano. Non ha compiuto viaggi all’estero perché le condizioni non sono ottimali. Ma ha dimostrato, come già lo scorso agosto, polso fermo nella questione sudcoreana.
    Credo che ci sarà impossibile comprendere il problema coreano se non ci libereremo dei pregiudizi anticomunisti e liberali contro la RPDC.

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.