Piccola premessa: nel precedente articolo abbiamo descritto “Amore e Psiche” di Antonio Canova. In questo invece, trattiamo “Apollo e Dafne” del Bernini, scultore che precedette il Canova ma che, come vedremo dall’articolo di oggi, era anche completamente diverso da lui. Proprio per questo, nel prossimo articolo, ci occuperemo anche delle differenze nelle tecniche scultoree adottate dai due artisti, scendendo ancor più nel dettaglio. Non perdetevelo!

Cosa proviamo quando, a Villa Borghese a Roma, osserviamo “Apollo e Dafne”? A rendere così celebre quest’opera sono stati i dettagli ed un dinamismo senza precedenti. L’autore di questo straordinario capolavoro è Gian Lorenzo Bernini, celebre scultore barocco del Seicento. Oggi voglio spiegarvi qualcosa in più sul suo inconfondibile stile parlandovi proprio del suo “Apollo e Dafne”. Siete pronti?… Orsù!, parliamone. Conosceremo il racconto della mitologia greco-romana che ha permesso la nascita dell’opera del Bernini, scopriremo i meravigliosi dettagli che rendono questa scultura una meraviglia dell’arte, capiremo come questa scultura faccia ad essere così armonica e “leggera” nonostante sia realizzata in marmo e… molto altro ancora.

Partiamo innanzitutto dalla sua data di realizzazione, che spazia fra il 1622 ed il 1625. Le dimensioni invece corrispondono a 243 cm di altezza. Per immaginarci la genesi di questo gruppo scultoreo dobbiamo ritornare ai primi vent’anni del Seicento, quando Gian Lorenzo Bernini è ancora un giovanissimo artista. Pensate che a quel tempo ha poco più di vent’anni e – nonostante ciò – gli c’è voluto davvero pochissimo per farsi notare dal cardinale Scipione Caffarelli-Borghese.

Quest’ultimo infatti è un grandissimo amante dell’arte, ed ha capito fin da subito che il ragazzo ha un talento fuori dal comune e non può farselo sfuggire. Così inizia a metterlo alla prova commissionandogli sculture di ogni genere. E questo che cosa c’entra con la statua di Apollo e Dafne di Bernini? Ora ve lo spiego. Questa scultura (legata, come dicevamo, ad un celebre ed antico racconto greco) è stata realizzata nel 1622. Si tratta quindi dell’ultimo incarico che il cardinale Scipione ordina al giovanissimo Gian Lorenzo. E l’artista, pieno di energie, comincia a lavorarvi già nell’agosto del 1622. Si concentra al 100% su questa scultura e non si concede nemmeno un attimo di pausa. Vuole ottenere un risultato perfetto e senza precedenti. Così passa un anno ed arriva l’estate, ma proprio in quel periodo il Bernini è costretto a fermarsi. Per quale motivo? Perché nel frattempo il suo talento per la scultura non è più un segreto: tutti lo conoscono, compreso il cardinale Alessandro Peretti.

Già, ma cosa vuole anche questo secondo cardinale da Gian Lorenzo? Gli chiede, nientemeno, di realizzare per lui una scultura del David. Il ragazzo accetta questa nuova sfida, ma ciò significa bloccare temporaneamente il suo lavoro sulla scultura di Apollo e Dafne. Ma non gli importa, perché adesso la sua priorità è terminare il David. E quanto tempo ci ha messo? Un anno circa. Ecco che così, nel 1624, può ritornare a lavorare a pieno ritmo sul progetto commisionatogli dal cardinale Scipione. Ed ha un’idea: per recuperare il tempo perduto, il Bernini si farà aiutare da un altro scultore che si trova nella sua bottega. Ma chi sarebbe questo nuovo protagonista della nostra vicenda? Si chiama Giuliano Finelli, ed è un giovanissimo collega proveniente da Carrara. So che ora vorrete sapere dove è intervenuto di preciso, vero? Nell’opera del Bernini, il Finelli ha ritoccato alcune delle zone più delicate di tutta la composizione, ovvero le foglie e le radici. I due scultori collaborando possono così concludere il lavoro in tempi record. Nell’autunno del 1625, infatti, la statua è conclusa e non c’è bisogno che ve lo dica: è stato un vero successo.

La scultura di Bernini viene talmente apprezzata che Maffeo Barberini (ovvero Papa Urbano VIII dal 1623) decide di porre un’iscrizione su un cartiglio per celebrare quest’opera. Un cartiglio? Cos’è? In poche parole si tratta di una decorazione a forma di rotolo con all’interno una frase, questa frase: “Chi amando insegue le gioie della bellezza fugace riempie la mano di fronde e coglie bacche amare”. Ma non si tratta di una scritta messa lì per caso: c’è infatti un motivo per cui il Papa ha scelto di inserire proprio questa iscrizione. Perché con questa frase il pontefice ha dato un significato (o una morale) cristiana ad un’opera ispirata da un soggetto della mitologia greca (e quindi pagana).

A proposito, ripassiamo la storia di Dafne e Apollo? Come vi avevo anticipato, nel momento in cui è stata terminata questa statua ha avuto un successo incredibile. Ma cos’hanno detto esattamente i critici nel corso degli anni? Pierre Cureau de la Chambre, che è stato l’autore della primissima biografia del Bernini, a proposito della statua di “Apollo e Dafne” conservata all’interno di Villa Borghese ha detto che si tratta del capolavoro più importante di tutta la sua carriera. E non solo. Nel 1682 lo storico dell’arte Filippo Baldinucci – sempre a proposito della biografia del Bernini – ha aggiunto che questa scultura è un vero e proprio miracolo per l’arte, sia per gli esperti sia per tutti gli altri.

Fantastico, vero? E secondo voi quant’è durato il successo della Dafne ed Apollo del Bernini? Ve lo dico io. Davvero tanto. Questo gruppo scultoreo è stato apprezzato moltissimo anche trent’anni dopo in Francia. Nonostante sia passato tutto questo tempo, tutti ancora parlano di questo fenomenale lavoro. Anche dopo la morte di Gian Lorenzo, vi chiederete? Certo che sì. Pensate che Johann Joachim Wincklmann, un celebre studioso e teorico del Neoclassicismo ha aggiunto che il mondo della scultura ha raggiunto il massimo splendore solo e soltanto grazie al Bernini. Un’ultima cosa: anche coloro che di solito hanno trovato dei difetti nelle opere di questo scultore, questa volta non hanno nulla da dire su “Apollo e Dafne”. Vi faccio un esempio: Leopoldo Cicognara è stato uno storico dell’arte che non ha avuto molta simpatia per le opere barocche. Dopo aver visto questo capolavoro – però – è rimasto senza parole ed ha fatto i complimenti all’artista.

Ora – come promesso – lasciate che vi racconti il mito di Apollo e Dafne, che “mi garba” tanto… Prima che la scultura del Bernini rendesse questa storia di grande successo, questa vicenda è stata riportata nelle Metamorfosi di Ovidio, un autore latino vissuto nel primo Secolo. Questa è la sua opera più celebre. Comunque la vicenda narra che Apollo, dopo aver eliminato il serpente Pitone, si vanti della sua vittoria con Cupido, il dio dell’amore. E cosa succede? Apollo comincia a prendere in giro Cupido dicendo che quest’ultimo non ha mai compiuto delle imprese eroiche. Chiaramente, il dio dell’amore non può tollerare un simile affronto, e così comincia a pensare ad un modo per vendicarsi. E lo trova. Sapete che cos’ha fatto? Ovviamente ha preparato un paio delle sue leggendarie frecce: la prima freccia è tutta d’oro ed ha una punta ben lavorata che usa per far nascere l’amore nei suoi bersagli, mentre la seconda è di piombo ed è tutta rovinata e la scaglia verso i suoi bersagli per ottenere l’effetto opposto e rimuovere l’amore. Messo a punto i dettagli del suo piano di vendetta, Cupido scaglia così la freccia d’oro su Apollo. E quella di piombo, invece? Con quella ovviamente colpisce Dafne, una ninfa figlia del dio-fiume Peneo. Gli effetti delle frecce non tardano ad arrivare.

Apollo si innamora immediatamente di Dafne, ma quest’ultima no. L’effetto magico della freccia di piombo è talmente forte che appena la ninfa vede Apollo comincia a scappare per non essere presa. Ma Dafne non può nulla contro la velocità del dio. Così, disperata, Dafne rivolge un’ultima preghiera a suo padre Peneo e gli chiede di essere trasformata in qualsiasi oggetto: almeno in questo modo non sarebbe caduta tra le grinfie di Apollo. Peneo accoglie la richiesta della figlia e la trasforma in un albero di alloro. Da quel momento questa pianta sarà sacra per Apollo.

Dopo avervi raccontato tutta la storia, ora è il momento che vi faccia capire l’Apollo e Dafne. Sapete quale momento della storia ha deciso di scolpire l’artista? L’istante più celebre di tutto il racconto. Apollo sta per raggiungere Dafne, ma quest’ultima sta iniziando a trasformarsi in alloro. Inoltre nella versione di Gian Lorenzo Bernini Apollo e Dafne ci sono dei dettagli che dobbiamo assolutamente conoscere. Per esempio? Cominciamo con il guardare Apollo da più vicino. Lui è un giovane adolescente che sta utilizzando tutte le sue energie per inseguire e catturare la ninfa. Ha tutti i muscoli in tensione e vuole raggiungere a tutti i costi Dafne. Il Bernini ci mostra quindi l’ultimissima fase dell’inseguimento: e lo si capisce infatti da diversi particolari. Apollo si sta lanciando in avanti, come se stesse cercando di agguantare con un ultimo sforzo la ninfa. Il dio greco è in una posizione sbilanciata e sta ruotando il busto per raggiungere Dafne. E poi ci sono anche un sacco di altri elementi che testimoniano il ritmo dinamico di tutto il gruppo scultoreo. Ad esempio il mantello di Apollo si gonfia in modo notevole, come se ci fosse una fortissima folata di vento. Ed ora date un’occhiata anche al suo volto: ha un’espressione che è un misto di confusione ed ansia. Tutto ciò che vuole è raggiungere la sua amata ninfa.

E cosa dobbiamo sapere della rappresentazione del Bernini di Apollo e Dafne? Parliamone. Lei è esattamente il contrario di tutto ciò che vi ho detto a proposito di Apollo. Cosa significa? Date per esempio un’occhiata alla sua faccia: è segnata dalla paura e dalla disperazione. Sa di non avere via di scampo: non può sfuggire ad Apollo. Nonostante ciò usa tutte le sue forze per cercare di sfuggire come può alla presa del dio greco, e nella scultura si vede benissimo. Dove? Basta guardare i suoi movimenti: è completamente inarcata verso all’esterno, come se cercasse di prendere quanta più distanza possibile dal suo inseguitore. Il suo sembra un salto disperato in avanti per salvarsi dalla presa di Apollo.

Come vedete, dunque, l’Apollo e Dafne del Bernini è un insieme di tanti, straordinari dettagli. E non ho ancora finito: c’è pure altro di cui devo parlarvi. Date per esempio un’occhiata alle mani ed ai capelli della ninfa: le sue sembianze stanno cambiando ed il corpo di donna si sta trasformando in un albero, e lo stesso accade alle sue gambe. Tra poco quest’ultime diventeranno un tronco ed i suoi piedi diventeranno delle radici. L’Apollo e Dafne del Bernini ricalca quindi molti degli aspetti narrati da Ovidio nelle sue Metamorfosi. Questo – per esempio – è il momento in cui Dafne ha appena rivolto una preghiera al padre Peneo per chiedergli di cambiare il suo aspetto in modo tale da sfuggire una volta per tutte ad Apollo. Ed è così che diventa un albero di alloro. Da lì a poco non resterà più nulla dell’aspetto originale della ninfa Dafne, ed Apollo non potrà più averla.

Sapete qual è l’aspetto più intrigante della Dafne e Apollo Bernini? Che Gian Lorenzo abbia studiato e lavorato su ogni minimo particolare così da permettere agli osservatori di ammirare l’opera da più angolazioni. In questo modo possiamo vedere come quest’opera sia ricca di dettagli a 360°. E non è tutto: Gian Lorenzo ha posto il suo capolavoro in questa posizione nella Galleria Borghese per una ragione. Quale? In questo modo quando le persone entrano nella stanza dove è collocata l’opera non riescono a vedere immediatamente tutta la scena. Infatti vi si vede soltanto Apollo di spalle. Ma perché ha fatto questo? Per creare un effetto sorpresa: nessuno, infatti, può immaginare che il dio greco sia soltanto una piccola parte della complessa scultura. Girandoci attorno si possono ammirare tutti i dettagli dell’inseguimento, compresa la fatidica trasformazione della ninfa.

Ma ora, per terminare l’Apollo e Dafne, devo raccontarvi alcune cose che riguardano il movimento dei due protagonisti. Gian Lorenzo, come dicevamo, con questo lavoro ha ottenuto dei risultati inimmaginabili. Con martello e scalpello è riuscito a rappresentare perfettamente il momento cruciale di tutto il racconto. Stiamo assistendo al momento in cui Dafne sta cominciando a trasformarsi in alloro mentre è rincorsa da Apollo: un attimo prima la ninfa ha le sembianze di una donna ma basta un altro istante e questa sta diventando un albero. E poi c’è da dire che nell’intera opera del Bernini l’equilibrio dei protagonisti è davvero precario. Cosa significa questo? Guardiamo meglio le gambe dei personaggi: sembra che stiano per cadere da un momento all’altro. Apollo ha la gamba sinistra slanciata all’indietro e l’unico punto su cui può fare perno con il peso del proprio corpo è proprio quella gamba. E Dafne invece? Lei si solleva verso l’alto per via delle radici che le stanno spuntando velocemente dai piedi. L’adrenalinico movimento è reso alla perfezione dalla presenza di due archi formati dai due protagonisti, i quali si intrecciano in una spirale formata da tronco, mantello e braccia.

Mi spiego meglio: in Apollo l’equilibrio si trova in uno spazio fondamentale, perché le gambe, le braccia ed il corpo dei personaggi si muovono liberi nello spazio. Ma,nello stesso tempo, i loro movimenti sono indirizzati nella direzione opposta, mantenendo Apollo e Dafne ben ancorati a terra. E voglio farvi notare anche un’altra cosa. Il Bernini è riuscito ad ottenere un meraviglioso risultato lavorando su un grande e spesso blocco di marmo. Voi mi direte: e con ciò? Non è per nulla facile riuscire a scolpire dei dettagli leggeri e con uno spessore minimo sfruttando un materiale così consistente. Lo stesso discorso vale anche per alcuni dettagli di Dafne: la pelle della ninfa, infatti, è delicatissima, tant’è che nella storia dell’arte non si è mai visto qualcosa del genere. La vera meraviglia sta nel fatto che la leggerezza della pelle umana di Dafne contrasta con la durezza della corteccia che sta pian piano prendendo forma.

Per concludere non rimane che parlarvi del chiaroscuro. Lo so a cosa state pensando: il chiaroscuro non è una tecnica pittorica che ha a che fare con quadri e tele? Avete ragione; ma il Bernini è stato talmente abile da riuscire ad importare questo spettacolare effetto anche in questa scultura. Sapete come ha fatto? Semplice: ha alternato le sezioni piene con quelle vuote in tutta la composizione. In questo modo sono naturalmente comparsi dei giochi di luce. Ed il contrasto è ulteriormente enfatizzato proprio dalla durezza e morbidezza presente nella figura di Dafne che abbiamo appena descritto.

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