Gli ingenti prestiti del Fondo Monetario Internazionale e di tutto il mondo americano che sono stati versati nelle casse ucraine dalla fine del Maidan hanno provato a bilanciare le enorme perdite subite dal paese a seguito dell’uscita dall’orbita russa.
Sulla falsa riga del modello applicato dall’Unione Europea con i paesi mediterranei considerati “economicamente indisciplinati “, gli Stati Uniti hanno posto delle clausole ai nuovi esecutivi ucraini, come le richieste di riforme economiche e giudiziarie del sistema nazionale. Nello specifico, le riforme richieste interessano processi di privatizzazione del mondo economico e trovano un’importante sponda nel nuovo ministro dell’economia, il banchiere lituano Aivaras Abromavicius, che sin dal suo insediamento ha accompagnato forti critiche alla mole di spesa pubblica ucraina, considerando lo stato come “un orribile possessore di beni”. Un ulteriore richiesta di riforme coinvolge il sistema degli appalti e della gestione della cosa pubblica ucraina, considerato macchinoso e irrimediabilmente corrotto.

Nell’analisi di queste riforme spicca il ruolo primario del mondo anglo-americano, in perfetta sintesi con l’orientamento filo-occidentale del secondo esecutivo Yatseniuk.
Una delle prime manovre ha riguardato la ristrutturazione del sistema degli appalti: sin dall’inizio del 2014 infatti numerosi uffici doganali del paese sono stati affidati all’agenzia britannica Crown Agency Ltd. Nata nel 1833, la Crown Agency si interessava allo sviluppo di servizi nei paesi colonizzati appartenenti all’impero britannico. Dal 1997 l’agenzia ha subito un processo di privatizzazione che l’ha portata a svolgere servizi governativi o para governativi, specialmente all’interno di paesi che hanno subito dolorosi processi di transizione politica (Sud Sudan, Albania, Etiopia, Cayman e Angola).
Inoltre alla Crown Agency USA (derivazione della Ltd britannica con sede a Washington), che lavora a stretto contatto con il Dipartimento di Stato americano, con il Millennium Challenge Corporation (MCC) e con l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (USAID), è stata affidata la gestione degli appalti pubblici e l’armonizzazione normativa degli stessi al fine di integrarli con il sistema europeo. Questo accordo, stipulato dal governo ucraino con l’agenzia sino al 2016, ha prodotto nel 2014 la legge sulla corruzione.
Ad agosto 2015 la Crown Agency, insieme alle Nazioni Unite, ha avuto il compito, affidatogli dal ministro della salute (il georgiano Kvitashvili), della gestione di appalti di sette programmi sanitari nazionali. Gli appalti riguardano HIV / AIDS, la tubercolosi, l’immunizzazione, l’oncologia pediatrica, l’oncologia per adulti, l’epatite virale e le malattie incluse nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.
Una fetta decisamente importante che riguarda il 30% del bilancio totale stanziato per gli appalti di medicina nel 2015 come dichiarato dal vice ministro della Salute Ihor Perehinets.

Dal novembre 2013 l’Ucraina è entrata nel progetto “Construction sector transparency initiative”, che cerca di incrementare lo sviluppo e la trasparenza nel sistema infrastrutturale nei paesi aderenti (tra gli altri Uganda, Etiopia, Afghanistan, Filippine, Zambia, Tanzania). Dall’autunno del 2014 a supportare la gestione degli appalti nel mondo delle infrastrutture è entrata la Adam Smith Interational Ltd, azienda londinese fondata nel 1992 che si occupa dello sviluppo del mercato competitivo e del settore privato. Tra i clienti principali dall’anno della fondazione ci sono stati alcuni stati appartenenti all’ex URSS al momento della dissoluzione della stessa, l’Iraq, la Libia e la Somalia.
L’Adam Smith International lavora sotto nomina dell’Agenzia delle strade statali ucraine, legata al ministero delle infrastrutture gestito da Andrey Pivovarsky, economista con formazione statunitense e uomo di fiducia di Petro Poroshenko.

La situazione economica ucraina si trova sempre più legata agli aiuti provenienti dal mondo americano, che chiede in cambio un reale disallineamento da Mosca e una maggiore integrazione con i circuiti economici occidentali. A garanzia di tutto ciò, in contraddizione con la tanto sventolata indipendenza ritrovata dal paese, il governo ucraino continua a cedere forme di sovranità nazionale ad entità terze.
Il dibattito sul futuro dell’Ucraina come paese eterodiretto è ancora aperto, intanto nuovi pezzi si aggiungono al puzzle contribuendo a far luce sulla delicata questione.

Lorenzo Zacchi

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