E’ sempre più alta la tensione tra migranti e polizia al confine tra Macedonia e Grecia. Il lembo di terra che si estende tra i campi di girasole ellenici e le vigne macedoni, è un inferno. I blindati dell’esercito, inviati dal governo di Skopje per fare da muro, non possono reggere a lungo la forza d’urto di cinquemila persone che premono in maniera incessante per percorrere la “rotta balcanica” per poi dirigersi in Germania, Svezia e Olanda. Arrivano qui soprattutto da Siria, Iraq ed Afghanistan. Hanno viaggiato per mesi, sostato in Turchia e raggiunto le coste greche di Kos, Lesbo e Symi. Le tappe successive sono Salonicco e quei cento chilometri, la statale E75 che porta alla frontiera. A seicento metri dalla dogana c’è il minuscolo paese di Idomeni, 92 abitanti, trasformato in un campo di sfollati lastricato di sporcizia e disperazione. Da qui, i migranti, proseguono a piedi alla volta alla volta di Gevgelija, la prima città macedone oltre la frontiera. I treni sono pochi e strapieni e tanti preferiscono attraversare le campagne, tentando miglior sorte. La Macedonia ha limitato a circa 580 il numero massimo giornaliero di migranti in entrata sul proprio territorio ma il flusso di persone che preme, è enorme. Proprio per questo, il governo ha avviato i lavori di costruzione di una nuova recinzione di filo spinato alta 1,5 metri al confine con la Grecia, lungo la strada che porta al campo di accoglienza temporaneo di “Vinojug”, nei pressi di Gevgelija. In trecento, armati di pali, oggi hanno tentato di sfondare quella già esistente. Il paese ellenico, sventrato dalla Troika, è un colabrodo e la frontiera balcanica è sempre meno sicura. L’Europa è ormai appesa ad un filo…spinato.

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