Il presidente argentino Muricio Macri ricorderà a lungo l’11 agosto 2019. La batosta alle primarie in vista delle elezioni presidenziali fissate per il prossimo 27 ottobre, è stata pesante.

L’avversario, Alberto Fernandez, candidato della coalizione d’opposizione Fronte di tutti, ha prevalso in maniera netta, nonostante il terrorismo psicologico degli opinionisti d’apparato e l’intervento immediato dei soliti noti della finanza speculativa che sta strozzando il paese.

A votare sono andati circa il 75%degli argentini e sono 4 i ticket presidenziali che hanno raggiunto il tetto percentuale necessario (almeno l’1,5% dei voti) per arrivare prossimo turno elettorale. Il fronte guidato dall’ex presidente Cristina Kirchner ha ottenuto la vittoria anche nella provincia di Buenos Aires. Un risultato, questo, anche di grande valore simbolico.

Per essere eletti al primo turno, i candidati devono avere almeno il 45% dei voti oppure almeno il 40% ed un vantaggio di oltre 10 punti rispetto a chi li segue. Al termine dello scrutinio della totalità delle schede elettorali la coalizione peronista d’opposizione rappresentata da Alberto Fernandez e guidata dell’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha raccolto 10,6 milioni di voti (48,86%), mentre la coppia Macri-Miguel Angel Pichetto di Insieme per il cambiamento, ha ottenuto 7,2 milioni di voti (33,27%).

Il sistema prevede inoltre che soltanto i ticket presidenziali che superano almeno l’1,5%. possono sfidarsi nelle presidenziali. Il 27 ottobre, oltre ai due principali (Macri-Pichetto e Fernandez- Fernandez) ci saranno il Consenso federale dell’ex ministro dell’Economia Roberto Lavagna (8,61%) e il Fronte di sinistra e dei lavoratori di Nicolas del Cano (2,98%).

Macri, in carica dal 2015, dopo aver ammesso la sconfitta, ha rivolto un appello alla coalizione da lui guidata a “raddoppiare gli sforzi” in vista della sfida di ottobre.

Fernandez ha sostenuto invece che gli argentini hanno inviato un messaggio che è il primo passo per “costruire un’altra storia” e fare “un’Argentina migliore. Successo dell’opposizione peronista particolarmente “pesante” nella provincia di Buenos Aires, principale bacino elettorale, dove il candidato del Fronte di tutti, Axel Kicillof ha pesantemente sconfitto la governatrice uscente alleata di Macri, Maria Eugenia Vidal.

Mauricio Macri è stato punito duramente per aver spinto di nuovo il paese tra i tentacoli del Fondo Monetario Internazionale e degli Stati Uniti, azzerando conquiste sociali, posti di lavoro e autonomia in politica estera.

Il giorno dopo la vittoria delle opposizioni, Cristina Kirchner, riconosciuta da tutti come la vera leader dell’opposizione peronista, è stata accolta come una star dai lavoratori aeroportuali al grido di: “Vamos a volver, vamos a volver”.
Il FMI ha prestato all’Argentina qualcosa come 45 miliardi di dollari e secondo gli accordi ne riceverà altri 12, per un totale di 57 miliardi. Una cifra mostruosa che porterà il paese al disastro sociale.

Nel frattempo sono entrati in scena gli speculatori, con il chiaro obiettivo di spaventare l’elettorato. La Borsa di Buenos Aires crolla. L’indice Merval è arrivato a cedere il 30% a 31.078 punti. Il cambio peso contro dollaro è fermo a quota 56, in calo del 26% rispetto alla chiusura della scorsa settimana.

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