Julian Assange

A poche ore dall’insediamento di Donald Trump, considerato il beneficiario dei suoi leaks dalle truppe cammellate obamiane, Julian Assange si dice deciso a mantenere la promessa di consegnarsi alle autorità Usa.

L’australiano, la scorsa settimana, aveva promesso di consegnarsi agli Usa se Barack Obama avesse concesso la grazia a Chelsea Manning, l’ex analista dell’esercito statunitense condannata a 35 anni di carcere per aver consegnato proprio ad Assange, che poi li pubblicò su WikiLeaks, decine di migliaia di documenti riservati, tra cui quelli che dimostravano le “morti collaterali” di civili in un attacco statunitense a Baghdad, in Iraq.

Il giorno 16, è arrivata la notizia della decisione del presidente uscente di commutare la pena all’ex analista dell’intelligence militare, che sarà liberata il prossimo 17 maggio, dopo sette anni di carcere.

“Confermo tutto, compresa l’offerta di andare negli Stati Uniti”. Queste le parole di Assange nel corso di una conferenza stampa via social dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove vive come rifugiato politico dal 2012.

Sul tavolo, come hanno spiegato i suoi legali, non c’è alcuna richiesta formale di estradizione da parte degli Stati Uniti, paese in cui è accusato di spionaggio per le rivelazioni di segreti di Stato.

Esiste, invece, un richiesta di estradizione da parte della Svezia, Paese dove Assange è accusato di molestie sessuali. Nel caso in cui dovesse varcare la porta dell’ambasciata ecuadoriana, il fondatore di WikiLeaks potrebbe essere arrestato dagli inglesi per poi essere consegnato a Stoccolma o a Washington nel caso in cui le autorità statunitensi ne facessero richiesta.

Assange aveva definito la soldatessa Chelsea Manning, “un’eroina”. “Il coraggio di Manning dovrebbe essere applaudito. Giornalisti, editori e le sue fonti sono servite all’interesse pubblico e incoraggiano la democrazia distribuendo informazioni autentiche su importanti questioni, come la violazione dei diritti umani e gli atti illegali di funzionari del governo”. Così il giornalista e programmatore australiano in una nota su WikiLeaks.

Nonostante le smentite degli ultimi giorni, non dovrebbero esserci cambi di programma: Assange si consegnerà.

Tuttavia nelle ultime ore è arrivata la smentita dell’avvocato del fondatore di Wikileaks, Barry Pollack: “Il mio assistito è soddisfatto della pena commutata a Chelsea Manning. Ma la grazia a Manning è sola una piccola parte di ciò che chiede Assange per essere estradato”, ha puntualizzato il legale.

Ma potrebbero esserci ancora degli sviluppi.

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