Assolto “perché il fatto non sussiste”. Vincenzo De Luca, governatore della Campania, può tirare un sospiro di sollievo dopo mesi a dir poco tribolati. L’ex sindaco è uscito indenne dal processo d’appello per la nomina di un project manager nell’ambito di un progetto per la costruzione di un termovalorizzatore a Salerno. La sentenza è giunta dopo due ore di Camera di consiglio. In primo grado, De Luca era stato condannato a un anno, con pena sospesa. Condanna che aveva determinato la sospensione dall’incarico di presidente della Giunta regionale per effetto della Legge Severino, provvedimento poi sospeso dal tribunale. Insieme al governatore sono stati assolti anche gli altri due imputati del processo il dirigente del settore lavori pubblici del Comune di Salerno, Domenico Barletta e Alberto Di Lorenzo il capo staff di De Luca all’epoca dei fatti. Per tutti gli imputati la Corte d’appello ha stabilito anche la revoca delle pene accessorie. Il commento a caldo del presidente della Campania è intriso di rabbia. Queste le sue parole, affidate anche ai social network: “Anni di pesante aggressione politica e mediatica per nulla. Anni di un calvario che avrebbe fatto scoppiare il cuore a chiunque. Ho retto per le profonde motivazioni ideali e morali, e per l’assoluta serenità della mia coscienza. Esprimo il mio rispetto per la magistratura, la cui autonomia è un bene per i cittadini onesti e non un privilegio di alcuni. Il controllo di legalità nei confronti di chiunque è doveroso in democrazia”. Poi un auspicio rivolto ai suoi colleghi: “Mi auguro che nel dibattito pubblico si esaurisca la tendenza dilagante a calpestare con disinvoltura la dignità di persone e famiglie oltre le regole di uno Stato di diritto. Mi auguro che si affermi l’abitudine a confrontarsi civilmente, in un clima di rispetto reciproco. L’essere uomini è più importante delle bandiere di partito”. Con l’assoluzione, il governatore non deve più temere la legge Severino con cui ha dovuto fare i conti prima, durante e dopo l’elezione a presidente della giunta regionale. Ma non solo. A meno di un ricorso in Cassazione da parte della Procura generale, il pronunciamento della Corte Costituzionale sul suo caso non è più determinante.

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