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Martedì 11 aprile, il direttore del Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB, controspionaggio), Aleksandr Bortnikov, ha parlato in una riunione del Comitato Nazionale Anti-Terrorismo (NAC), del quale è a capo. Dal suo discorso si deduce che lo Stato islamico ha dichiarato una guerra terroristica alla civiltà. Secondo il capo della più potente agenzia di intelligence russa, lo Stato islamico prevede di effettuare una serie di attentati nelle principali città di tutto il mondo. Contro la Russia, questa guerra sarebbe già iniziata.

Il 3 aprile, in un treno della metropolitana di San Pietroburgo, si era verificata un’esplosione, in seguito alla quale erano morte 14 persone, mentre più di 50 erano rimaste ferite. Le vittime avrebbero potuto essere molto più numerose, ma fortunatamente il FSB aveva scoperto e disinnescato in tempo una seconda bomba.

San Pietroburgo è la seconda città più grande e più importante della Russia, con una popolazione di 5 milioni di abitanti, ed è considerata la “capitale del nord” del Paese. Prima di questo avvenimento, la città non conosceva tali attacchi; pertanto, lo shock dell’attacco terroristico è stato particolarmente forte. L’esecutore dell’atto terroristico era un immigrato nativo del Kirghizistan, un Paese musulmano dell’Asia centrale.

Il giorno dopo, il 4 aprile, ad Astrakhan (città nel sud della Russia) si era verificato un nuovo atto di terrorismo: due agenti di polizia erano stati uccisi dai terroristi. Lo stesso giorno, i soldati della Rosgvardiya (la Guardia Nazionale, una nuova istituzione per combattere il crimine ed il terrorismo) avevano ucciso quattro terroristi. Anche questo attacco era stato effettuato da immigrati musulmani provenienti dall’Asia centrale. Poco dopo gli attacchi terroristici, a Mosca e a San Pietroburgo erano stati arrestati otto sospetti delle aggressioni, anche questi provenienti dall’Asia centrale.

In precedenza, altri attacchi terroristici si erano verificati nel Caucaso settentrionale, in Cecenia e in Daghestan, regioni con una popolazione a maggioranza musulmana. A differenza degli attentatori di San Pietroburgo e di Astrakhan, in questo caso i terroristi erano gente del posto legata all’ISIS.

Nel 2016, il FSB era riuscito a sabotare 16 attacchi terroristici, che avrebbero dovuto essere messi in atto da immigrati dell’Asia centrale a Mosca, San Pietroburgo, Krasnoyarsk, Ekaterinburg ed altre grandi città. Un totale di 46 cellule di organizzazioni terroristiche internazionali sono state liquidate. Secondo Bortnikov, una parte di questi migranti sono reduci della guerra in Siria ed in Iraq, ed in Russia avrebbero lanciato una propaganda attiva volta a reclutare giovani immigrati per squadre suicide di terroristi.

In Russia serpeggia l’opinione che dietro gli attacchi a San Pietroburgo e ad Astrakhan non vi sia l’IS, ma i servizi di intelligence degli Stati Uniti. Questa idea sarebbe condivisa anche da alcuni esperti europei, sulla base della politica troppo indipendente della Russia in Medio Oriente, che sarebbe in concorrenza con quella tenuta dagli USA.

Tuttavia, nello stesso rapporto, Bortnikov ha segnalato un altro motivo per le attività terroristiche, ovvero la politica migratoria incurante della Russia. Dalle pubblicazioni dei media russi e dalle testimonianze, i cittadini degli Stati dell’Asia centrale (a prevalenza musulmana), riceverebbero la cittadinanza russa molto facilmente, anche più facilmente degli stessi russi con passaporti stranieri. Secondo gli esperti, la migrazione musulmana verso la Russia sarebbe supportata dai liberali guidati da Chubais, il quale occupa una posizione elevata nelle lobby pro-americane.

Vi sono testimonianze che raccontano di avere visto, in alcuni punti di registrazione dei migranti in Russia, persone provenienti dall’Asia centrale in coda per la registrazione locale e per l’ottenimento della cittadinanza, accompagnati da residenti russi locali, che li aiuterebbero a risolvere questi problemi dietro compenso.

Pertanto, la lotta condotta dal FSB contro il terrorismo non sarà del tutto efficace senza tenere conto anche dei fattori esterni all’ISIS, come la liberalizzazione degli ingressi in Russia dall’Asia centrale, la corruzione di alcuni rappresentanti e gli aiuti forniti dietro compenso dai cittadini ad ottenere la cittadinanza russa.

Silvia Vittoria Missotti

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