Londra, attacco westminster, Masood

Si chiamava Adrian Russell Ajao l’attentatore di mercoledì scorso che ha investito una cinquantina di persone a Westminster, la sede del Parlamento britannico, provocando la morte di quattro persone, compreso un uomo delle forze dell’ordine, Keith Palmer.

L’uomo sarebbe un britannico di circa cinquant’anni convertitosi all’islam con il nome di Khalid Masood. Era originario del Kent e viveva a Birmingham con la moglie, una donna di nome Farzana Malik e i loro tre figli. Era appassionato di bodybuilding. Questo almeno è quanto emerge dalle dichiarazioni rilasciate dalle forze dell’ordine in questi due giorni.

Ma sin dall’inizio non tutti i tasselli sembrano al loro posto, in primis nel nome. Secondo quanto fatto trapelare dalla polizia l’attentatore usava diversi nomi falsi compreso quello di “Adrian Elms”, che è stato il primo dei nomi diffusi alla stampa. Tuttavia sembra che il cognome Elms fosse quello della madre Janet, la quale secondo quanto riporta il Daily Mail si sarebbe risposata quando Masood era un bambino con un certo Philip Ajao, dal quale dovrebbe discendere il secondo cognome dell’uomo del SUV.

L’altra incongruenza viene fuori con le presunte origini del jihadista. Inizialmente si era parlato di un asiatico, poi di un giamaicano per poi virare su un generico “britannico”. Peccato che in un contesto che in alcune città del Regno Unito è decisamente multietnico, la cittadinanza britannica non è indice di alcunché. Se guardiamo ciò che ci dicono le foto che sono state diffuse a poche ore dall’attacco del SUV, si vede un uomo a terra, presumibilmente l’attentatore, ferito dagli agenti di polizia. Di carnagione scura il suo aspetto tradisce un’origine che potrebbe essere riconducibile a quella asiatica (India, Pakistan, etc.) o meso-americana, che erano quelle ipotizzate inizialmente.

Nei giorni scorsi infatti la prima identità a circolare era stata quella di un Imam radicale di origini giamaicane, che però risultava ancora in carcere a scontare la sua pena. Ci preme ricordare che questa serie di attacchi terroristici dalle modalità spesso bizzarre che hanno colpito i paesi europei a partire dalla strage del Bataclan, quasi sempre vedono come protagonisti uomini ci cittadinanza europea, ma immigrati di seconda o terza generazione. Aly Sonboly di Monaco era tedesco, ma di origini iraniane, Amedy Coulaby era francese di origine malese, Najim Laachraoui era belga di origine marocchina. È una costante dell’ISIS quella di usare i disagiati dell’immigrazione europea, costante che i media faticano ancora a evidenziare, ma questo merita un capitolo a parte.

Anche dal punto di vista sociale il racconto che emerge dai dettagli raccolti dagli investigatori e dai giornali inglesi lascia più di una perplessità. Stando a quanto di evince da varie fonti l’uomo, originario del Kent era stato in carcere per alcuni crimini violenti, l’ultimo nel 2003, quando era stato arrestato per possesso di arma illegale (un coltello anche quella volta). Gli investigatori inglesi ritengono che durante la sua prigionia sia avvenuta la sua radicalizzazione. L’uomo si era infatti convertito alla religione islamica con il nome di Khalid Masood.

Tuttavia, malgrado l’uomo fosse noto alle forze dell’ordine e all’MI5 (i servizi di sicurezza interni britannici), non preoccupava le autorità inglesi in quanto minaccia terroristica e c’è da chiedersi come un criminale noto che addirittura si radicalizza in carcere non venga messo sotto stretta osservazione dai sempre molto attenti servizi britannici.

Inoltre secondo quanto si evince dall’inchiesta effettuata sul posto dall’Indipendent l’uomo conduceva la sua vita tranquilla a Birmingham ed era appassionato di bodybuilding. La moglie e i tre figli non erano costretti a particolari restrizioni religiose. I vicini parlano di loro come delle persone tranquille, ma c’è incongruenza anche sui numeri: c’è chi dice abbiano tre e c’è chi dice che abbiano quattro figli, qualcuno di loro si è detto addirittura stupito di quanto accaduto mercoledì.

Bisogna concludere da quanto appena riportato che o gli inglesi sono un popolo molto ingenuo o c’è qualcosa che non va se qualcuno definisce “tranquilla” una famiglia dove l’uomo di casa ha precedenti penali e non si sa esattamente dove abbia conosciuto la moglie dal nome esotico.

Anche per quanto riguarda il mestiere svolto dall’uomo qualcuno sembra non raccontarla giusta. L’Huffington Post versione italiana si spinge molto in là con una narrazione che non essendo confermata da molti, specialmente i giornali britannici (su HP versione britannica non si legge nulla a riguardo) si fa fatica a credere. Si parla dell’uomo come un insegnante di inglese per stranieri, ma ci si chiede quale governo affiderebbe lezioni di inglese per stranieri a un uomo con precedenti penali, si parla anche di un viaggio in Arabia Saudita, che se fosse confermato dovrebbe far dimette molti dei servizi segreti britannici.

Malgrado il bizzarro profilo che emerge dell’attentatore la pista legata alla città di Birmingham ha condotto la polizia britannica all’arresto di ben otto persone nella città di provenienza dell’attentatore, sospette di aver aiutato Masood ad organizzare l’attentato terroristico di mercoledì scorso. Stamattina sono stati effettuati altri due arresti “rilevanti” per le indagini, che forse potranno dirci qualcosa in più su quanto accaduto il 22 marzo scorso.

Ciò che emerge tuttavia da questa serie di attentati è la totale incapacità dei politici europei di assumersi le proprie responsabilità. Se la Germania ci ha abituato a negare anche l’evidenza di fronte a un attacco terroristico nonostante fatti e dati più che oggettivi, il cruccio dei britannici è rivolto al modello multietnico e alle politiche immigratorie, che nuove polemiche rischierebbero di mettere in discussione nonostante la Brexit.

Che piaccia o no ai politici e ai media europei il quadro sugli attacchi terroristici è abbastanza chiaro. Affidarsi a queste teorie che non si reggono in piedi come quella del lupo solitario, del pazzo che esplode compiendo una strage è più un insulto all’intelligenza del popolo europeo e occidentale che altro. E arrampicarsi sugli specchi non aiuta.

L’ISIS, gli analisti e i giornalisti non lo evidenziano mai abbastanza non agisce come un gruppo terroristico classico. A molti è sfuggito che lo Stato Islamico considera se stesso come appunto uno Stato e non come un’organizzazione. Non si tratta quindi di infiltrare delle cellule in un paese per poi colpirlo, le armi dell’ISIS sono nella propaganda. Dall’inizio delle primavere arabe il metodo utilizzato dai gruppi estremisti è quello del soft power, il modello rivoluzione arancione per intenderci. Già i ribelli siriani ci avevano abituato a dimostrazioni spettacolari prima dell’ISIS con esecuzioni cruente, l’ISIS ha portato il soft power all’ennesima potenza con video montati ad arte per impressione, una propaganda martellante, un sapiente uso di Twitter.

È chiaro quindi che lo Stato Islamico agisce come le armi della propaganda. Non ha bisogno di utilizzare le procedure classiche del terrorismo, ma ha una potenza di fuoco propagandistica in grado di estremizzare qualunque emarginato o disagiato delle società occidentali.

Quello che è da chiedersi e che i media in Occidente non si chiedono mai è il motivo per cui da due anni a questa parte l’ISIS voglia creare scompiglio nelle maggiori città europee. Se escludiamo a priori ipotesi come quella di una conquista dell’Europa da parte dell’Islam politico, cosa che i terroristi ripetono a chiacchiere, ma che lungi da loro poter attuare, ciò che preme allo Stato Islamico è il dominio della propria regione. All’ISIS interessa prima di tutto espandersi in Medio Oriente dove attualmente è in ritirata, grazie alle operazioni condotte soprattutto da Mosca e Teheran, proprio a partire dal 2015.

I meriti dei paesi europei sono invece minimi, ma l’incoerenza avuta dall’Europa con le primavere arabe non è stata notata solo da noi poveri idioti che abbiamo denunciato la natura islamista delle rivoluzioni arabe del 2011 da parecchio tempo, forse ci si dovrebbe chiedere se non se ne siano accorti anche “ribelli” e terroristi.

Proprio Inghilterra e Francia sono stati i paesi europei che più degli altri hanno salutato favorevolmente le rivolte islamiste contro Gheddafi prima e Assad poi. Si può dire infatti che prima del 2015 circa, chi provava soltanto ad evidenziare la natura multiconfessionale di quelli che da molti sono considerati come dei regimi come quello della Siria degli alauiti, era tacciato come fascista. Soltanto con l’espandersi a macchia d’olio del Califfato in Siria e Iraq l’opinione pubblica occidentale ha cominciato a fare qualche passo indietro rispetto alla vulgata di una Siria governata da un tiranno guerrafondaio, che doveva essere costretto ad abdicare a tutti i costi.

Soltanto la pericolosità di uno Stato Islamico forte che si espandesse a macchia d’olio ha fatto sì che l’Occidente intervenisse già a partire dal 2014 contro il terrorismo in Medio Oriente, ma i risultati sono stati scarsi nonostante la Task Force guidata dagli USA. È evidente l’occidente non poteva far fuori coloro che aveva tacitamente appoggiato in funzione anti-assad fino al giorno prima e a niente valgono le distinzioni tra isis, ribelli e ribelli moderati, visto che a partire dalla sua espansione l’ISIS ha cannibalizzato il fronte anti-Assad con poche e sparute opposizioni e la netta opposizione dei curdi.

Intanto però l’ISIS ha colpito a sua volta l’Occidente a partire da Charlie Hebdo, passando per il Bataclan e Bruxelles fino all’ultimo attacco di mercoledì scorso. Di solito questi attacchi sono accompagnati da una retorica conseguente che fatica ormai ad essere sopportata (gli incitamenti ad “andare avanti” e al “non arretrare di fronte al terrorismo” inutili quanto straripetuti), ma mai qualcuno che sollevasse la domanda più corretta? Cosa avete fatto di concreto per sconfiggere la piaga del terrorismo di marca ISIS?

Dopo anni di crisi europea e due anni di attentati sarebbe ora di finirla con il neocolonialismo da accattoni e rendersi conto che con il Mondo che sta cambiando la dottrina europea, vecchia di qualche secolo, non funziona più, è ora di cambiare. Fateci capire chi è davvero questo Khalid Masood, potrebbe essere l’inizio di una nuova era di chiarezza e responsabilità europea, ma siamo sicuri che non verremo ascoltati.

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