Al-Sisi

Mentre in Italia l’opinione pubblica generale è ipnotizzata sul “Black Friday”, in Egitto si registra ma per davvero un “venerdì nero”, 235 morti, colpita una moschea “sufi” nella parte settentrionale del sinai, sarebbero stati usati esplosivi artigianali e testimoni affermano di aver visto gli attentatori sparare sulle auto di polizia e soccorsi giunti in loco.

Il sinai, penisola già martoriata da attentati a firma “takfirista” (legati al testo takfir in cui si afferma che è legittimo colpire chi non applica alla lettera la fede religiosa), certo, la mia è una riflessione semplicistica, non essendo un “islamologo” o studioso di confessioni religiose, ma agli occhi di certi analisti geo politici questo attentato rientrerebbe nel modus operandi del già citato “Islam politico”, ovvero, in un piano di destabilizzazione che in questo caso si concentra sulla scacchiera mediorientale, l’abbiamo già visto in azione in Siria, Iraq e Libia, in Tunisia, lo stesso Egitto e in tutti i paesi colpiti dalle ondate “primaverili” di qualche stagione fa, con sponsor, Arabia Saudita, Qatar, Consiglio di Cooperazione del Golfo.

Proprio su queste formazioni islamiste radicali si soffermano i sospetti della Procura del Cairo, forse un avvertimento ad Al-Sisi? Dopo aver rifiutato di condannare “l’ingerenza” Iraniana nella regione su pressione Saudita nell’ultima riunione della lega araba?

In un’intervista al vescovo cristiano maronita di Damasco, Toni Dora, a cura di Fulvio Grimaldi, sul cosiddetto islam politico il monsignore affermò testualmente “L’islam politico è sempre stato un movimento che ha fatto comodo alla politica estera americana, si tratta di sunniti radicali, con all’attivo esperienze belliche in Afghanistan e in Cecenia, se vincessero sarebbe la fine della Siria, si spaccherebbe in mille bantustan, come è successo in Iraq.”

Nel 2010-2011 la “primavera araba” venne definita in Europa come un grande movimento di libertà e democrazia, si osannavano i “ribelli democratici”, non sapendo (o facendo finta di non sapere) che erano a tutti gli effetti gli antesignani degli attentatori del “venerdì nero” nel Sinai.

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