Rodin non è certamente un “artista di Dio”, non fa arte sacra eppure rivela un travaso di simboli dall’immaginario cristiano che sfiora l’ortodossia nella sua attuazione. Un esempio straordinario è la scultura della quale ci accingiamo a raccontare. L’esito finale del marmo, come sempre, si deve agli scalpellini dei quali Rodin si è sempre avvalso; l’idea però rimane dello scultore e perciò escludiamo le dissertazioni sullo stile e invece ci concentriamo su quelle concernenti il significato.

Esposta probabilmente sin dal 1896 come “Mano con gruppo” a Monaco, la mano è presa da uno de I Borghesi di Calais (Pierre de Wissant): la critica vuole che Rodin rappresenti la mano del creatore come la mano stessa che lui ha creato. Certo un’interpretazione del genere pone banalmente lo scultore nel novero di quelli che il sacro lo hanno profanato facendosi idolo di loro stessi. C’è da dire tuttavia che forse un dubbio bisognerebbe porselo di fronte a questo atteggiamento interpretativo: i modelli non sono sempre stati riutilizzati più volte all’interno delle botteghe? Quasi tutte le grandi botteghe funzionarono in tal modo, senza che questo abbia mai assunto un significato iconologico.

Anche volendo sorvolare su questo dubbio, che poniamo all’interno dell’orizzonte critico del lettore, si deve tuttavia affermare che il soggetto rimane dipendente dalla rappresentazione biblica: la creazione di Adamo ed Eva. A dispetto di tutto ciò che è stato affermato più volte dalla critica specialistica, la scultura di Rodin è tutt’altro che imprecisa nel narrare l’evento biblico secondo la prospettiva cristiana. Una più corretta lettura biblica della narrazione elohista dice che “Elohim [Dio] creò l’àdam [l’umanità] a sua immagine” e poi aggiunge “zakar [maschio] e qeba [femmina] li creò”; questo primo racconto della creazione della Genesi è tuttavia storicamente composto più tardi. Ancora più preciso in merito è il secondo testo che compare sempre in Genesi nel quale “Jhwh [Dio] modellò l’àdam [l’umanità] con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un alito di vita poi Jhwh disse: non è bene che l’uomo sia solo voglio fare un aiuto che gli corrisponda”. A questo punto del racconto Dio crea gli animali, ma questi non sono un aiuto corrispondente all’umanità. La distinzione sessuale nel racconto biblico avviene solo con la creazione di ishà [la donna] che viene da ish (l’uomo), il quale, nella sua differenza di genere, si manifesta solo con la creazione della donna e che prima è solo un’umanità solitaria e senza genere.

Quello che apparentemente è una finezza di traduzione e di esegesi giustifica l’opera di Rodin, per un cristiano: La mano di Dio di Rodin rappresenta esattamente quello che viene descritto in Genesi secondo l’interpretazione più accreditata e aggiornata. A questo punto gli studi storico-artistici dovrebbero chiedersi se questo non sia stato voluto, e se l’occhio di Rodin sulle Scritture non fosse più profondo di quanto non lo sia quello degli storici dell’arte di tutti i tempi. Certo questa rimane una pista ancora tutta da battere, ma basterebbe che Rodin si basasse sul racconto elohista per poter dire che lo scultore non ha sbagliato a rappresentare la creazione, ma sono stati gli storici dell’arte, insufficientemente eruditi, a non comprendere la profondità dell’opera di Rodin. Inoltre ci sembra improbabile in virtù dell’educazione cristiana impostagli dalla madre quando era bambino, dell’esperienza della sorella Marie e della vita nella Congregazione del Ss.mo Sacramento che Auguste potesse ignorare questo brano.

Un’ultima riflessione la vogliamo lasciare al lettore: Auguste Rodin quando pensa alla creazione la pensa nei termini del genere e della corporeità; nella mano sono scolpiti due corpi la cui sessualità è chiaramente distinguibile. La creazione per eccellenza, la quale è ipostasi di tutte le altre, ha dunque a che fare con due valori: la corporeità e la differenziazione del genere e la conseguente complementarietà. Questa è l’opinione di Auguste Rodin, uomo e artista che apparteneva al mondo, ma che in quanto tale non ha disconosciuto le radici cristiane del suo pensiero: perché a pensare la creazione gli sovviene immediatamente e precisamente il racconto della Genesi e non ha dubbi su quale sia la completezza e la bellezza della creazione, le quali risiedono nella differenziazione sessuale e nella perfetta complementarità tra queste due differenze.

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