Dopo il famoso incidente del 1932 dove prese fuoco un prototipo di 500 “Topolino” a trazione anteriore, su cui era a bordo nientemeno che il Senator Agnelli in persona, nessuno ai cosiddetti “piani alti” della Fiat voleva più sentir parlare di trazione anteriore: venne infatti subito puntato il dito verso di essa come causa dell’incendio (causato per la verità da una banale perdita di benzina) e venne licenziato in tronco Oreste Lardone, l’ingegnere padre di quel prototipo.

La trazione anteriore era quindi un “tabù” all’epoca per la Fiat, ma nel 1961 Dante Giacosa e Oreste Lardone (che ora lavorava per la Fiat come consulente esterno) riuscirono a convincere la dirigenza della Casa a produrre un nuovo modello a trazione anteriore e motore trasversale. Questo modello venne presentato tre anni più tardi, nel 1964 (Lardone non poté vederlo ultimato perché morì nel 1961) e, per “precauzione” e non per metterci direttamente la faccia nel caso qualcosa fosse andato storto, fu prodotto col marchio Autobianchi: questa è la genesi, in sintesi, della nascita della Primula, un’auto molto interessante e oggi purtroppo dimenticata.

L’Autobianchi Primula era basata sulla Fiat 1100 D, riprendendo da essa pianale e motore: quest’ultimo era un robusto e affidabile 1.2 da 59 CV, con cambio a quattro marce sistemato lateralmente al monoblocco. Come conseguenza, i semiassi erano di lunghezza diversa ma, essendo la potenza del motore non esagerata, non c’erano particolari problemi di stabilità della vettura.

La Primula era quindi dotata di una tecnica modernissima e all’avanguardia per l’epoca, e anche la carrozzeria non era da meno: essa era a due volumi, e cambiava leggermente linea in base alle due versioni disponibili. La Primula era infatti venduta come berlina e Coupé; la prima era disponibile nelle varianti a 2, 3, 4 e 5 porte (il portellone posteriore era a richiesta), un record tuttora imbattuto per una vettura di tale tipologia, mentre la seconda, più filante, era disponibile solo a due porte, ed aveva la leva del cambio al pavimento invece che al volante e lo stesso motore della berlina ma con 6 CV in più.

Quattro anni dopo, nel 1968, la Primula subì un restyling che dette vita alla seconda serie: cambiarono la mascherina (riconoscibile per il logo e la scritta “Autobianchi”), gli interni e la disposizione dei tergicristalli, e sulla Coupé cambiarono anche la coda (ora più lineare e sprovvista di pinne) e il nome, ora chiamata “Coupé S”. Ci furono interventi anche alla meccanica, perché il 1.2 di derivazione 1100 D fu sostituito dal 1.2 e dal 1.4 della nuova Fiat 124, sistemati sempre trasversalmente: il 1.2 erogava 65 CV e andò a equipaggiare la berlina, il 1.4 ne erogava 75 CV e venne montato sotto il cofano della Coupé S.

Sempre nel 1968 fu presentata la sua erede, l’Autobianchi A 111, sempre a trazione anteriore e motore trasversale, ma basata sulla 124 e provvista di una linea più “tradizionale” a tre volumi. I due modelli si trovarono affiancati nel listino per due anni fino al 1970, quando la Primula uscì di produzione.

Oltre alla trazione anteriore, la Primula è stata anche la prima auto del “mondo” Fiat con sterzo a cremagliera e sospensioni anteriori di tipo McPherson a ruote indipendenti. Altra raffinatezza era l’impianto frenante con quattro freni a disco.

Grazie alla presenza del portellone posteriore (seppur a richiesta), riscosse un ottimo successo in Francia, dove fu venduta in gran numero come alternativa più grande e “snob” alle locali Citroen 2 CV e Renault R4. Nel 1967, poi, arrivò la Simca 1100, anch’essa con disposizione meccanica “tutto avanti”, motore trasversale e carrozzeria a due volumi con portellone, ispirata proprio all’Autobianchi Primula (a quel tempo la Simca, nata in origine proprio come “filiazione” francese della Fiat, continuava ancora ad avere forti legami con la Casa madre torinese).

Molti, spesso, tendono a confonderla con le Innocenti IM3, J4 e J5 e con tutte le altre Ado 16 prodotte in quegli anni dall’inglese BMC e di cui le stesse Innocenti rappresentavano le versioni italiane, ma in realtà sono vetture completamente diverse. Infine, la Primula ed in particolare il suo pianale fecero da base per lo sviluppo del furgone Fiat 238, molto popolare negli Anni ’70 e ’80.

Samuele Teodori

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