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stefano graziano

Rendere segreti gli avvisi di garanzia. E’ questa la proposta formulata dal consigliere regionale campano, Stefano Graziano, al Lingotto di Torino, durante la conferenza organizzativa del Partito Democratico.

Per circoscrivere le conseguenze politiche di alcune inchieste della magistratura, alcuni esponenti di spicco dei “dem”, pensano di ridurre la libertà di informazione e il diritto dei cittadini di essere informati. Un garantismo davvero singolare che non si declina con una sempre crescente libertà dell’informazione ma con nuovi bavagli.

La Federazione nazionale della stampa italiana ha reagito immediatamente, con un “no” deciso, alla proposta di rendere segreti gli avvisi di garanzia fino al rinvio a giudizio dell’imputato, per impedire la pubblicazione di notizie ritenute esagerate sulle accuse a suo carico, ancora non provate.

“Nessuno pensi di risolvere i problemi della giustizia penale e della tutela del segreto istruttorio con l’introduzione di bavagli alla stampa”, hanno dichiarato congiuntamente il presidente e il segretario della FNSI, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso.

Contro la proposta si sono schierati anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il capogruppo del Pd alla commissione Giustizia della Camera, David Ermini, e il procuratore della Repubblica Nicola Gratteri.

Renzi, scottato dall’inchiesta Consip, ha abbracciato un garantismo nuovo per i “dem”, molto sensibili ai richiami delle sinere manettare.

“No alla giustizia di chi ha confuso a giustizia con il giustizialismo. La Costituzione dice che un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato. Sempre, non a giorni alterni. I processi si fanno nei tribunali, non sui giornali. Gli articoli sono del codice penale. Le condanne le emettono i giudici, non i commentatori”, ha affermato l’ex premier.

Graziano, reduce da una brutta esperienza da indagato per concorso esterno in associazione camorristica per dieci mesi, conclusasi con l’archiviazione, non ha dubbi: “Serve una legge perché qui avvenga come in Inghilterra: l’avviso di garanzia rimane segreto e lo si rende pubblico solo quando c’è il rinvio a giudizio. E’ un meccanismo che serve a rendere tranquilli sia i magistrati che indagano e sia l’indagato”.

“In quei dieci mesi, aggiunge, ho vissuto un dramma personale, mia moglie ha perso il latte quando mia figlia aveva cinque mesi. L’avviso di garanzia e’ un avviso di garanzia dell’indagato, non puo’ diventare una gogna mediatica”.

Per il ministro della giustizia, Andrea Orlando, la stretta sugli avvisi di garanzia, invece, “rischia di ledere i diritti della difesa”.

“Noi, comunque, spiega Orlando, tutti i passi che vanno nella direzione di un contenimento del clamore del processo li abbiamo fatti e li facciamo: va in questa direzione il ddl sulla riforma del sistema penale”.

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