Deve assolutamente richiamare la nostra attenzione un articolo recentemente pubblicato da Middle East Report dal titolo “In Azerbaigian, musulmani ed ebrei sono alleati ed amici”. L’Azerbaigian, paese a larghissima maggioranza musulmana, laico ed aperto nello Stato come nella società, vanta rapporti positivi tanto coi paesi musulmani quanto con Israele. E questo è indubbiamente un primato che depone a suo favore, considerando soprattutto quanto sia delicato, storicamente e tradizionalmente, il rapporto fra queste diverse entità.

La comunità ebraica in Azerbaigian è importante e si sente, all’interno del paese, sicura ed accettata. Del resto questo non ci deve stupire: l’Azerbaigian ospita al suo interno anche numerose altre minoranze religiose e culturali, parimenti tutelate ed integrate nella società, e senza la cui presenza, ascrivibile a tempi ormai remotissimi, sarebbe del resto ben difficile immaginarsi l’attuale fisionomia ed identità del paese. Ci sono infatti anche gli zoroastriani, la cui presenza ci riporta agli Imperi Persiani Achemenide e Sasanide, o i cristiani, che precedettero l’islamizzazione e che ebbero anch’essi un ruolo storico fondamentale nel definire l’identità culturale e nazionale dell’Azerbaigian.

Anche il ruolo della donna, nella società azerbaigiana, è sempre stato molto più importante che nel resto del mondo musulmano e nelle civiltà limitrofe, e ciò indiscutibilmente rappresenta un importante patrimonio e valore che al giorno d’oggi testimonia tutta la sua immensa validità, facendo dell’Azerbaigian quel paese moderno e secolare che tutti conoscono (ma che forse non conoscono abbastanza, e che pertanto dovrebbero conoscere di più).

Dell’ottimo livello d’integrazione della comunità ebraica all’interno della società azerbaigiana potremmo fare numerosi esempi: il primo Ministro della Sanità della Repubblica Democratica dell’Azerbaigian del 1918-1920 era ebreo, ed ebrei erano anche diversi rappresentanti in Parlamento. La comunità ebraica azera, inoltre, pubblicava sotto la Repubblica Democratica il giornale “Palestina” ed il bisettimanale “Gioventù di Sion”. Anche nel successivo periodo sovietico gli ebrei dell’Azerbaigian hanno giocato un ruolo politico e sociale fondamentale, che s’è ovviamente conservato pure nel momento in cui Baku s’è costituita in Stato a sè, dopo il 1991.

Quello è stato indubbiamente il momento in cui il mosaico culturale e religioso azerbaigiano è stato messo maggiormente a dura prova: la guerra con l’Armenia, che ha visto quest’ultima occupare il 20% del territorio dell’Azerbaigian tra cui soprattutto il Nogorno-Karabach, ha richiesto alla nazione unità e determinazione. Di fronte ad un milione di azerbaigiani sfollati e a genocidi e pulizie etniche come quelli in Khojaly, una delle peggiori tragedie del tardo Novecento (si calcola che morirno almeno 613 persone, mentre altre 417 rimasero ferite, con torture ed umiliazioni di ogni genere da parte dei mercenari e delle forze armene), l’Azerbaigian e soprattutto la sua società così poliedrica non sono andati in pezzi, ma hanno invece reagito ritrovando nuove ragioni per restare uniti e proseguire verso il futuro.

Un altro valore che gli azerbaigiani hanno voluto riaffermare, dopo quella tragedia, è stato certamente quello dell’autonomia e dell’indipendenza. Non a caso oggi l’Azerbaigian, dopo anni di sacrifici, è un attore fondamentale in tutti i processi e le dinamiche politiche del Caucaso, senza il quale è semplicemente impossibile concepire una qualsivoglia politica regionale. L’indipendenza, l’autonomia e la sovranità che Baku può vantare nei confronti di tutte le potenze limitrofe, da Ankara a Teheran fino a Mosca, rappresenta proprio il basamento fondamentale dell’armonia interna della sua società, il segreto della solidità della sua poliedricità culturale e religiosa. E ovviamente ciò non può non attirare il complimento e l’interesse di quanti ambiscano ad avere, con l’Azerbaigian, un rapporto positivo e costruttivo.

Parlando per esempio d’Israele, è interessante notare come l’interscambio economico fra i due paesi ammonti a quattro miliardi di dollari l’anno, con l’Azerbaigian che è uno dei principali fornitori di petrolio di Tel Aviv. Israele, in cambio dell’energia, offre a Baku soprattutto prodotti finiti e tecnologie, in particolare per quanto riguarda l’agricoltura e le comunicazioni. I due paesi celebrano anche il passato, ricordando insieme la Liberazione di Auschwitz ed il contributo che all’interno dell’Armata Rossa Baku diede perchè la Shoah avesse termine. Il ruolo tenuto in questa preservazione della memoria dal Centro Internazionale della Multiculturalità di Baku e dalla Baku Slavic University è, sotto questo aspetto, semplicemente fondamentale.

Un altro caposaldo della cultura e dell’identità ebraica in Azerbaigian è rappresentato dall’antica città di Krasnaya Sloboda (Quba), nel nord del paese: essa ha fama d’essere l’unica città completamente ebrea al di fuori di Israele. Sono tutti elementi che ci fanno capire come l’Azerbaigian sia un paese in pace e che sempre in pace voglia vivere e costruire i propri rapporti con chiunque, dal mondo musulmano, sciita e sunnita, fino a quello ebraico, passando per quello slavo-ortodosso rappresentato dalla Russia, quello cattolico-protestante costituito dall’Europa e dall’Occidente e quello asiatico che ha nella Cina il suo principale rappresentante e col quale in questi giorni Baku sta rinverdendo gli antichi fasti della Via della Seta: a memoria e suggello di un’eterogeneità culturale e religiosa che rappresenta, in questi odierni tempi di globalizzazione e spersonalizzazione, un patrimonio tanto prezioso quanto irrinunciabile.

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